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Il prezzo della crisi

Pil fermo a 15 anni fa
Ogni italiano
ci ha rimesso 60mila euro

La denuncia del presidente degli induastriali Giorgio Squinzi: dai dati del Centro studi di Confindustria economia a tasso zero dal '97 a oggi

Pil fermo a 15 anni fa
Ogni italiano
ci ha rimesso 60mila euro

Pil, spread, bond, rating sono termini che negli ultimi tre anni sono, purtroppo, diventati di comprensione comune: da quando c'è la crisi non se può fare a meno. Ma restano pur sempre termini del linguaggio finanziario, per lo più in lingua inglese. Freddi, astrusi. A tradurli in moneta sonante, che è quella che sta a cuore (e purtroppo sempre meno nelle tasche della gente) ci ha provato oggi il presidente degli industriali Giorgio Squinzi. Il quale, nell'illustrare i dati del centro Studi di Confindustria, ha svelato che "mettendo in fila gli anni della crescita bassa e nulla con quelli del brusco arretramento, l'economia italiana è di fatto ferma da 16 anni". Cioè dal 1997. "Nello stesso periodo, nella media degli altri paesi dell’Eurozona, e certo non ci confrontiamo con l’area economica più dinamica del mondo, il Pil per abitante è aumentato di quasi il 19%". Quanto ha pesato tutto ciò per le tasche degli italiani? "E’ come - spiega Squinzi - se gli italiani avessero rinunciato a oltre 4.200 euro all’anno a testa. Che facendo due conti significa più di 60mila euro.

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    15 Settembre 2012 - 22:10

    Tremonti e Berlusconi cambiarono idea e dissero che l'euro era un'ottima cosa. Vuol rivedere il giudizio, allora?

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  • osicran2

    15 Settembre 2012 - 18:06

    Si continua a fare affermazioni di questo tipo, ma non sento o leggo nessun suggerimento per ovviare al problema e far ripartire la nostra economia disastrata!Vorrei tanto che d'ora in poi l'"auditorium" lasciasse da solo l'oratore che alle affermazioni non facesse seguire suggerimenti utili alla soluzione del problema sollevato!!!!

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  • imahfu

    14 Settembre 2012 - 22:10

    E' inutile cercare colpevoli. Lo sanno tutti. Il maggior aumento del debito pubblico é suo. Il tentennare sull'euro 'euro sì, euro no' non ci ha giovato. La stima internazionale sotto i piedi di Ruby, Tremonti che contraffaceva i bilanci. Il consumismo rilanciato quando c'erano già segni di dovere tirare i remi in barca. Ecc. ecc. Per non parlare dei ladroni di cui si é circondato e sono tutti là ancora.

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  • highlander5649

    14 Settembre 2012 - 11:11

    però tra i fattori di crisi conta assai il fatto che l'industria italiana ha delocalizzato parecchie unità produttive in paesi extraCEE allora la romani la slovenia erano FUORI!) POI SONO AUMENTATI I LAVORATORI DEL PUBBLICO IMPIEGO. èNOTO CHE PER MANTENERE 3.000.000 E PASSA DI LAVORATORIPUBBLICI OCCORRONO ALMENO 20.000.000 DI LAVORATORI NEL PRIVATO CHE PAGHINO IL 205SECCO DI IMPOSTE SULLO STIPENDIO..QUINDI IN TEMPO DI CRISI CON LICENZIAMENTI, CIGS, DISOCCUPAZIONE IL SETTORE PRIVATO NON RIESCE A SOSTENERE IL PESO DEL PUBBLICO ANZI, E' IL PUBBLICO CHE DEVE INTEREVENIRE A SALVAGUARDIA DEL PRIVATO COSI' IN TEORIA, MA IN PRATICA SI SALVAGUARDANO SOLO CERTI SETTORI DECOTTI. (SULCIS, ALCOA). per questola pressione fiscale non scende anzi tende ad aumentare. ben oltre il 45% dei dati ufficiali. il sistema è asfittico occorrono interventi CHIRURGICI ENERGICI E PRECISI. INVECE A SALVAGUARDIA DELL'ITALIA VI SONO SOLO BECCHINI

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