Cerca

La sindrome Fiat

Con gli aiuti di Stato
si produce di meno

Gli incentivi a pioggia hanno drogato l'industria italiana: disincentivano la concorrenza e l'innovazione. E questo Marchionne lo ha compreso

Dal 1999 sono stati versati 50 miliardi alle imprese. E ogni nuovo addetto può costare allo Stato fino a 126mila euro
Sergio Marchionne

Marchionne, l'ad Fiat

"Come sempre nella vita e nell’economia i problemi sono fatti come le matrioske. Uno ne contiene un altro e così via fino al nocciolo delle questione. Marchionne, dall’alto del suo pullover blu, potrà non risultare simpatico ma in una Italia è uno dei pochi con le idee chiare. Il suo obiettivo è fare margini. Tutte le promesse annunciate sono sempre state pronunciate con un «se» davanti. Furbescamente. Ma dal punto di vista dell’azienda, mai a torto. Più o meno tutti i «se» erano riconducibili a due filoni. Il primo era il mercato dell’auto. Il secondo era la produttività. Da che Fiat ha di fatto sospeso il piano Fabbrica Italia da 20 miliardi, Marchionne è tornato nell’occhio del ciclone. Ma si continua a non voler smontare le matrioske pezzo per pezzo.  Il mercato dell’auto va malissimo. In Europa e soprattutto in Italia. Fiat non ha modelli concorrenziali e questo è un problema che andrebbe risolto o comunque messo sul prossimo tavolo tra governo, sindacati e azienda. La produttività, l’altro «se» di Marchionne, si dimostra però il nodo cruciale del Paese", spiega Claudio Antonelli su Libero in edicola oggi. E la produttività è in costante calo. In Italia, per far fronte al problema, troppo spesso si è fatto ricorso agli aiuti di Stato. Ma gli incentivi a pioggia hanno drogato l'industria italiana: dal 1999 sono stati versati 50 miliardi alle imprese, disincentivando concorrenza e innovazione. Ogni nuovo addetto può costare allo Stato fino a 126mila euro. Con gli aiuti di Stato si produce di meno, e questo Sergio Marchionne lo ha compreso.

Leggi l'approfondimento su Libero in edicola oggi, martedì 18 settembre

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • afadri

    22 Settembre 2012 - 15:03

    Gli Agnelli dovrebbero vergognarsi di continuare a chiedere aiuti allo Stato per salvare una FIAT che non vale un cazzo. La loro unica passione é sempre stata la bella vita, belle donne con annessi e connessi, lo sci, il golf e la barca.Fare macchine interessanti manco a pensarci...intanto lo Stato pagava sempre.! Sembra che ancora questa generazione prosegua su questa strada. Agnelli e co, andatevene dall'Italia.!

    Report

    Rispondi

  • D.P.F.

    22 Settembre 2012 - 11:11

    Bene, per essere solidali con i trentamila lavoratori (ma non erano 200.000 dieci anni fa, e nessun sindacato ha detto nulla alla progressiva riduzione) si diano pure i contriìbuti statali. Ad una condizione: Il bilancio in mano a terzi indipendenti e, se ci sono profitti, invece di distribuirli agli azionisti vadano a rimborsare le erogazioni. Oppure, aumento di capitale per l'ammontare dei contributi e quindi percezione dei dividendi. Troppo facile socializzare le perdite e privatizzare i profitti.

    Report

    Rispondi

  • COCCINELLA

    19 Settembre 2012 - 01:01

    ALTRO CHE AZIENDA PRIVATA , è DA UNA VITA CHE LA FIAT è UN'AZIENDA PUBBLICA!!!!AIUTO AIUTO E ORA GLI AGNELLI COEM SEMPRE SI INTASCONO I SOLDI E NON INVESTONO!!! SONO STATI MOLTO FURBI..HANNO PRESO IN GIRO L'ITALIA INTERA

    Report

    Rispondi

blog