Cerca

Discorso al Lingotto

Marchionne, veleno su Della Valle: "Chi urla è il peggio del Paese"

L'ad Fiat ai manager dell'azienda torinese: "Tranquilli, non vi abbandono. Ma dobbiamo rivedere il nostro business, guardare agli Usa e oltre l'Europa"

Della Valle aveva definito Marchionne "incompetente e improvvisato". La nuova replica: "Se vincono loro, vince il declino"
Marchionne, veleno su Della Valle: "Chi urla è il peggio del Paese"

"Da sola la Fiat non può fare tutto, ma tranquilli, io non vi abbandono". L'ad del Lingotto Sergio Marchionne parla ai manager della Fiat e, in un momento di difficoltà e polemiche, sceglie la strada delle emozioni. Dopo aver battibeccato a distanza con Mister Tod's Diego Della Valle e aver chiarito che i conti del gruppo torinese sono a posto, Marchionne ha cercato di tranquillizzare i colletti bianchi del colosso automobilistico italiano, preoccupati dallo stop annunciato al progetto Fabbrica Italia. Stop che, appunto, ha sollevato il polverone anche politico intorno al Lingotto con tanto di incontri ufficiali con sindacati e governo. "Non ho mai smesso di occuparmi della Fiat e non ho intenzione di farlo - ha spiegato a quadri direzionali e top manager -. L’impegno che ho preso il 1 giugno del 2004 con gli azionisti ma prima di tutto con voi è immutato, è vivo e forte, oggi più che mai, non ho alcuna intenzione di abbandonarvi". "Noi ci impegnamo a fare la nostra parte - ha proseguito l'amministratore delegato -, ma da soli non possiamo fare tutto. E’ necessario iniziare da subito a pianificare azioni, a livello italiano ed europeo, per recuperare competitività internazionale". 

Fuori dall'Europa - E' chiaro, comunque, che con un mercato interno tornato a livelli di vendita al 1979 e dintorni non si possa volare alto. "Dobbiamo ripensare il modello di business al quale siamo abituati - ha ammesso Marchionne - e renderci conto che viste le attuali condizioni della domanda di auto e le previsioni degli anni a venire, l’Italia e l’Europa non potranno per noi più essere i soli mercati finali. Il loro peso è diventato troppo piccolo. Possiamo e dobbiamo pensare al settore dell’auto in Italia con una logica diversa, orientarlo in modo differente e attrezzarlo perché diventi un importante centro di produzione per le esportazioni fuori dall’Europa". "Nel nostro caso - ha osservato l'ad - significa soprattutto verso gli Stati Uniti, oltre che nel resto del mondo. Non vale solo per la Fiat ma per tutte le aziende che intendano intraprendere questa strategia. E' l'unica via per mantenere una solida base industriale nel nostro paese. Una base che, come la storia ha già dimostrato, è garanzia di occupazione, competenze, stabilità economica". 

Messaggio a Della Valle - Marchionne non ha poi rinunciato a una stilettata a Della Valle. "Chi urla non ha più ragione, ha solo più fiato, loro non sono la maggioranza e non sono certo la parte sana del Paese”. "Quando  si viene attaccati, come siamo attaccati noi ora, quando le mezogne passano per verità, quando ti accorgi che vince chi urla di più il rischio è che dopo la rabbia iniziale si venga presi dallo sconfonto.  E' successo anche a me, a volte mi sono chiesto se ne valga la pena". "Non dobbiamo e non possiamo lasciare che vincano - ha concluso l'ad Fiat -, vorrebbe dire far vincere il declino, piegarci all’inerzia, ho sempre superato i miei momenti di incertezza con la determinazione di chi ha un progetto di valore e sente il dovere di realizzarlo e sono qui per dirvi di non arrendervi e che non siete soli".

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Borgofosco

    26 Settembre 2012 - 09:09

    Marchionne non può riproporre modelli di economia assistita così come avveniva negli anni 70/80. I regali fatti alla società automobilistica torinese sono sempre stati una caratteristica italiana(li concedeva persino Mussolini). Ora l'Ad della Fiat non può chiedere ad una economia esangue che si dissangui del tutto pur di comportarsi come con loro ha fatto il Brasile! Se si dovesse riproporre la storia sia dei 'regali di stato' che degli errori imprenditoriali della casa automobilistica italiana,non basterebbero cento libri per descriverli. Guardare avanti ma anche indietro. La Fiat era la prima casa automobilistica europea e produceva vetture economiche ma di grande qualità. Faccio un esempio. Negli anni 80 qualche 'genialone' decise di smettere la produzione, in Italia, della 128, in tutte le versioni. Venne importata la Duna, dal Brasile, macchina che non doveva neppure essere omologata. Aveva i freni che erano un optional. Dopo un un susseguirsi di errori sino ad oggi. Basta!

    Report

    Rispondi

  • metallurgico

    25 Settembre 2012 - 20:08

    E' il cane che abbaia piu' forte.Lo sanno tutti anche le pietre.

    Report

    Rispondi

blog