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Il buco nero delle Asl

Regioni, debiti con le imprese per 40 miliardi

Lo denuncia la Corte dei Conti. Lazio e Campania record: detengono il 37,5 per cento del debito totale. In Calabria un fornitore aspetta tre anni il pagamento

Fenomeno che non conosce colori politici. Sono sulla stessa barca la rossa Emilia-Romagna e il Veneto leghista, la Sicilia lombardiana e la Puglia di Nichi Vendola
Regioni, debiti con le imprese per 40 miliardi

 

Lo Stato non paga i fornitori e le imprese chiudono. Le Regioni saldano i debiti e i cittadini coprono con le tasse gli interessi maturati nel frattempo. E' un buco di 90-100 miliardi di euro il monte debiti accumulato da tutti i livelli dell'amministrazione pubblica verso le imprese. La maglia nera dei bilanci in rosso va al Sistema Sanitario Nazionale e quindi alle Regioni che lo gestiscono: il 40 per cento del buco è prodotto, infatti, dalle Asl.

Bancarotta ospedaliera - Una cifra tra i 40 e i 50 miliardi di euro, dei quali 37 che spettano alle imprese e la restante parte impegnati per mutui o trasferimenti statali. Sono le cifre complessive del debito della Sanità italiana come certificato dalla relazione sulla finanza locale della Corte dei Conti (anticipata da Gian Maria De Francesco per il Giornale). E' un buco nero che non conosce colori politici, ma ha responsabili di ogni partito: ha quasi 3 miliardi di debiti la rossa Emilia Romagna, così come il Veneto a trazione leghista. Hanno il primato di esposizione debitoria (fanno insieme 14 milioni di euro) il Lazio (quasi british nell'avvicendamento tra destra e sinistra alla presidenza della giunta regionale) e la Campania (uscita da due anni dalla stagione della sinistra bassoliniana). Sono nelle stesse condizioni la Sicilia dell'inciucio lombardiano e la Puglia di Nichi Vendola (2 miliardi a testa). Ma dove finiscono questi soldi? E' tutto investito nel servizio al cittadino? Nient'affatto. Come testimonia il rapporto Aiop (Associazione ospedalità privata) ogni anno il 27% dei finanziamenti pubblici è sperperato in inefficienze. Tradotto in numeri: 13 miliardi bruciati.

I patimenti delle imprese - Anni di attesa per vedere liquidata una fattura. Può capitare se si è fornitori di una Asl. La direttiva europea sui pagamenti del settore pubblico (che porta la firma di Antonio Tajani) fissa a 60 giorni il tempo massimo entro il quale soddisfare il creditore. In Italia chi ci va più vicino sono le province di Trento e Bolzano, che però impiegano un mese in più del dovuto. Ma chi lavora in questi territori può considerarsi fortunato. Per chi lavora nelle altre regioni le cose vanno molto peggio: la media italiana è di 10 mesi di attesa, 299 giorni per vedersi pagato il dovuto. Le cose vanno ancora peggio in Campania e Calabria, dove ci vogliono rispettivamente 771 e 925 giorni.

 

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  • Netmouse

    19 Ottobre 2012 - 01:01

    ma vi rendete conto che 1000 persone ci stanno mettendo in condizione di non avere i soldi per mangiare mentre loro possono permettersi quello che vogliono ? ma ci svegliamo si o no ? ci diamo una mossa e diciamo basta ? fermiamo questo paese ad oltranza fin quando da Beffera a monti non se ne vanno tutti. non ho mai visto reazioni contro la guardia di finanza, ma se il popolo attacca equitalia qualche motivo ci sarà e lo stato cosa fa .. nuove tasse. diciamo basta fermiamo tutto ad oltranza fin quando non vanno tutti a casa (questa la mia opinione sempre che in italia si sia ancora liberi di averne una)

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  • emilioq

    16 Ottobre 2012 - 08:08

    Mio fratello sta perdendo la ditta costruita in tanti anni di duro lavoro perché questo Stato di merda non paga il dovuto! Questa è tirannia pura! Pronti a dissanguare il popolo mentre loro sperperano il denaro a fiumi anziché pagare le Aziende. Questi sono criminali e andrebbero perseguiti se ci fosse una giustizia degna di chiamarsi tale. E il popolo stronzo ingoia e tace!!!!!!!!!

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  • accanove

    15 Ottobre 2012 - 17:05

    Ma tutta questa gente che ha in mano il destino di una immane entità di denaro pubblico strappato dalle "sanguinanti" (è il caso di dire) mani dei contribuenti , ha mai fatto un lavoro onesto nella propria vita? Ha mai percepito un emolumento sulla base dei propri risultati e non preventivamente concordata "indipendentemente da"? Come è possibile che un esercito di persone strapagate che qualcuno chiama anche laureati (e non mi riferisco ai medici) operi, prosperi, lavori, spenda, incassi in un sistema del genere e sia anche considerato un amministratore e professionista? Serve un miracolo di qualche santo per individuare gli snodi da dove fuoriesce il denaro? Quanto polverizzata è la responsabilità per riuscire a mantenere un carrozzone del genere? Alla fine bisogna dare addito che il sistema è così malato che per curarlo si debba farlo morire.

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  • encol

    15 Ottobre 2012 - 17:05

    La sanità pubblica da sempre diretta da politici non poteva che trascinare il carrozzone nel baratro. Quando poi si legge una proposta del ministro in carica che taglia su bende e siringhe e NON vede la corruzione dilagante del settore affidatogli siamo veramente in brutte mani. Negli ultimi 10 anni ASL e Ospedali hanno assunto medici 8 su 10 solo se raccomandati e/o figli di...- Nessuna considerazione per il punteggio di laurea, ne degli anni di fuoricorso e nemmeno se in possesso o meno di specializzazione. Del concorso non parliamo perchè come in tutti i settori pubblici sono truccati. Questa gente crea danni economici e morali enormi ma nessuno se ne rende conto. Risultato? Aumenteranno i ticket per mantenere una mandria di fannulloni incapaci.

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