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Riforma Fornero

Pensione sempre più lontana
Al lavoro tre mesi di più

L'Istat ha certificato che si vive di più e quindi viene applicato per la prima volta il meccanismo che posticipa la pensione anche per i lavori usuranti

Le donne potranno smettere di lavorare a 62 anni e tre mesi e le autonome 63 anni e 9 mesi. Dal 2014 ci vorranno 63 anni e 9 mesi per le dipendenti e 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome. Nel 2018 andranno in pensione a 66 anni
Pensione sempre più lontana
Al lavoro tre mesi di più

Riforma Fornero sempre più amara: viviamo di più e quindi per andare in pensione dobbiamo aspettare. E' scattato il meccanismo automatico che lega la previdenza alla speranza di vita certificata dall'Istat e quindi per l'agognata pensione serviranno tre mesi di lavoro in più, anche se si fanno lavori usuranti o si deve percepire una pensione sociale. Lo prevede la legge 214/11: le donne potranno andare in pensione di vecchiaia con almeno 62 anni e tre mesi (63 anni e 9 mesi se lavoratrici autonome), gli uomini con 66 anni e tre mesi. Si potrà andare in pensione anticipata rispetto alla vecchiaia solo se si sono maturati almeno 42 anni e 5 mesi di contributi se uomini e 41 anni e 5 mesi se donne. Per le donne si tratta di un aumento significativo dell'età che aumenterà ancora gradualmente fino al 2018 (quando sarà equiparata a quella degli uomini). 

Fino a fine 2012 sono andate in pensione di vecchiaia donne dipendenti con 61 anni (60 più uno di finestra mobile) e lavoratrici autonome con 61 anni e mezzo (60 anni più 18 mesi di finestra mobile) mentre dal 2013 bisognerà attendere per le dipendenti i 62 anni e tre mesi e per le autonome 63 anni e 9 mesi. Dal 2014 ci vorranno 63 anni e 9 mesi per le dipendenti e 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome. Per evitare il salto repentino previsto per gli anni successivi è previsto che le dipendenti che abbiano compiuto 60 anni entro il 2012 possano andare in pensione a 64 anni e 7 mesi (quindi nel 2016 senza rischiare l'ulteriore scalino a 65 anni e tre mesi). Un piccolo salvagente per le donne della seconda parte del 1952 che rischiavano di rincorrere la pensione fino al 2018 con cinque anni di lavoro in più rispetto alle colleghe del 1951. Per gli uomini la "stretta" riguarda soprattutto la pensione anticipata (che sostituisce la pensione di anzianità). 

L'abolizione delle quote e l'incremento di un anno per gli anni di contributi necessari per l'uscita (oltre l'aspettativa di vita) terrà ancora in ufficio e in fabbrica un piccolo esercito di lavoratori che si sentiva in dirittura di arrivo. Se infatti per la pensione di vecchiaia basteranno nel 2013 66 anni e 3 mesi (a fronte dei 66 anni con cui si è usciti fino a fine 2012) per la pensione anticipata ci vorranno 42 anni e 5 mesi di contributi (41 anni e 5 mesi per le donne). In pratica se si è nati dopo il 1946 per ritirarsi dal lavoro bisognerà aver cominciato a lavorare almeno nel 1972 (se si è cominciato nel 1971 è stato possibile uscire nel 2012 grazie a 40 anni di contributi più uno di finestra mobile). Anche per gli uomini dipendenti è prevista una eccezione con la possibilità di andare in pensione a 64 anni se si sono maturati entro il 2012 60 anni di età e 35 di contributi (quindi per i lavoratori del 1952 sarà possibile andare in pensione nel 2016 a 64 anni e 7 mesi pur avendone di contributi solo 39).

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