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La stangata

Titoli di Stato, la tassa sui risparmi può salire al 35%

Anche ieri Matteo Renzi ha detto che vuole concentrarsi su tre obiettivi: fisco, lavoro e scuola. Senza tuttavia spiegare dove trovare le risorse. O meglio, si sa ma non si dice. Il premier non ne parla, ci pensano i suoi collaboratori: aumenteranno la tassazione sulle rendite. Dal 20% attuale (già Mario Monti aveva innalzato l’aliquota sui guadagni dal 12,5% a 20%) al 25% per quanto riguarda fondi o polizze, dal 12,5% al 20% per i titoli di Stato. Un atto di equità - è il ritornello che esce da Palazzo Chigi e dal Pd - rispetto al resto d’Europa. Effettivamente se uno si ferma ai semplici numeri potrebbe sembrare così. Peccato che nelle tabelle che sono uscite sui giornali in questi giorni a giustificare la mossa dell’esecutivo non si tenga conto della cosiddetta mini-patrimoniale sui conti correnti, ovvero l’imposta di bollo del 2 per mille. Che ufficialmente non c’entra niente con le rendite, ma che in realtà è un balzello che si versa allo Stato sia che si guadagni, sia che l’investimento sia in perdita. E così, facendo i conti della serva, si scopre che se l’aliquota sul cosiddetto capital gain passasse dal 20 al 25%, in realtà l’esborso reale del risparmiatore arriverebbe fino al 35%, cioè il più alto d’Europa. Una bella sberla per un mondo che vale 1331 miliardi.

Andiamo ai calcoli. Ipotizziamo che un signore di Milano abbia un milione di euro di patrimonio investito. Mettiamo che a fine anno porti a casa un guadagno lordo (il famoso capital gain) del 2%. Poco? Beh, tra conti di deposito, titoli di Stato, obbligazioni bancarie, fondi e riserve assicurative, si può considerare un decente rendimento. Con la legislazione attuale il fisco si intasca subito 4mila euro, cioè il 20% del capital gain (20mila euro, il 2% di un milione). Poi bisogna appunto inserire l’imposta di bollo pari al 2 per mille, per cui altri 2mila euro se ne vanno. Ed ecco che la percentuale reale del guadagno che finisce allo Stato è del 30%, non del 20%: su 20mila, 6mila (4mila più 2mila) spariscono. Risultato finale: su un milione investito, il risparmiatore può a fine anno mettere le mani su appena 14 mila euro. Senza contare l’inflazione...

E con l’aliquota al 25%? Banalmente l’imposta fiscale sul capital gain sale a 5mila euro, più i 2mila euro fissi della patrimoniale sul conto, fanno 7mila in tutto: il 35% sul guadagno, che alla fine si riduce ulteriormente a 13mila.

Ma se uno avesse un patrimonio investito di soli 100mila euro? Con il fisco attuale e un guadagno lordo di 2mila euro, il fisco si pappa 600 euro, e se contiamo l’inflazione (0,5%) altri 500 svaniscono. Di fatto il guadagno finale è di appena 900 euro. E con la riforma Renzi? Il nostro povero risparmiatore dovrebbe accontentarsi di 800 euro.

E in Europa come funziona? Prendiamo ad esempio solo i capital gain, i guadagni da investimenti: in Francia l’aliquota è progressiva in base al reddito dallo zero al 45%, in Germania c’è una ritenuta alla fonte che alla fine è del 26,375% (comprendendo il contributo di solidarietà), in Gran Bretagna a seconda del reddito l’imposta varia dal 18% al 28%, in Spagna si va per scaglioni di reddito (21% per chi dichiara fino a 6mila euro, 25% tra 6mila e 24mila, 27% oltre i 24mila euro annui). Questi i numeri nudi e crudi, tuttavia in molti Paesi va tenuto presente che nei casi di tassazione in dichiarazione sono generalmente previsti abbattimenti del reddito imponibile in relazione alle spese inerenti alla produzione del reddito (es. interessi passivi). Quindi l’aliquota effettivamente gravante sui redditi di natura finanziaria può risultare inferiore alla misura del 20% nominale previsto in Italia, considerando inoltre franchigie e deducibilità. Ad esempio in Francia i piani di risparmio in azioni - i Plan d’épargne en actions - consentono, a determinate condizioni, l’esenzione dalla tassazione sui rendimenti.
In Italia invece i redditi di capitale non prevedono abbattimenti di nessun tipo, a differenza dell’estero solo a casa nostra esiste la patrimoniale sul bollo (il suddetto 2 per mille). E infine solamente da noi il fisco è talmente pervasivo da essere percepito dal risparmiatore come una tassa occulta.

di Giuliano Zulin

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Commenti all'articolo

  • fausta73

    01 Aprile 2014 - 18:06

    Il bollo sui risparmi è iniquo perchè soldi già tassati. Sulle rendite che mettano l' aliquota che vogliono: è nuovo reddito, ma aliquota uguale per tutti. Piuttosto, se il bollo di stato resta perchè non tolgono il tetto massimo sul bollo di stato per gli investimenti che è un privilegio per i ricchissimi?

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  • fausta73

    01 Aprile 2014 - 18:06

    l'aliquota in base al reddito è iniqua: in Italia ci sono troppi evasori e pagherebbe sempre l'onesto, a meno che si faccia furbo e metta i risparmi in cassaforte.

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  • osicran2

    04 Marzo 2014 - 15:03

    Fisco.... Con la smania e l'ideologia comunista di voler colpire i ricchi, non ci si accorge che si va a colpire l'economia globale del Paese! Così come l'imposta progressiva che, se male applicata, causa più danni che vantaggi!

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  • fausta73

    03 Marzo 2014 - 18:06

    Con l'evasione che c'è in Italia, mettere un'aliquota in base al reddito è un regalo agli evasori e una supposta agli onesti. la percentuale deve essere la stessa per tutti, e dovrebbe essere tolto il bollo di stato perchè sui soldi risparmiati sono state già pagate le tasse e perchè investire comporta spesso anche perdita.

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