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I salti mortali

Renzi e il taglio dell'Irpef
ecco dove prende i soldi

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Renzi e il taglio dell'Irpef
ecco dove prende i soldi

La riduzione da 10 miliardi delle tasse ci sarà. Matteo Renzi spinge perché tutto sia pronto già per domani, quando il Cdm sarà chiamato a varare comunque una sventagliata di provvedimenti che dovrebbe segnare il cambio di passo del governo. Ma se per rimborso debiti della PA, edilizia scolastica e piano casa sembra tutto pronto, per la riduzione delle tasse potrebbe essere necessario ancora qualche giorno. In questo caso il governo si limiterebbe a delineare comunque il percorso, identificando coperture e tempi. La realtà è che la matassa si sta rivelando più ingarbugliata del previsto. L’idea dalla quale si era partiti era quella di ridurre di un punto le prime due aliquote Irpef: quella del 23% che si paga fino a 15.000 euro e quella del 27% che si versa fino a 28.000 euro. Ma una riduzione così avrebbe un impatto su tutti i contribuenti, con l’effetto di spalmare i 10 miliardi sui 41 milioni di cittadini che pagano l’imposta. A spanne, il beneficio medio sarebbe di 243 euro l’anno a testa. Troppo poco. Non solo. La mossa rischia anche di rendere necessario un adeguamento degli scaglioni per ristabilire la progressività dell’imposta. Quello medio del 38%, ad esempio, è già considerato iniquo per il fatto che va dai 28.000 ai 55.000 euro. Ma la materia è delicata e complicatissima.
Per concentrare il beneficio sulle fasce di reddito più basse la leva più semplice sarebbe quella delle detrazioni per lavoro che hanno un impatto decrescente al salire del reddito. Meno probabile, al momento, è l’ipotesi di rimpinguare le detrazioni per i figli a carico, dando benefici a tutte le famiglie. Ma il governo ha la possibilità anche di ridurre i contributi sul lavoro oppure di aumentare gli assegni familiari: quest’ultima ipotesi servirebbe a comprendere nella manovra anche gli incapienti, cioè i contribuenti con un reddito così basso da non versare l’Irpef. Con le detrazioni sul lavoro lo sconto potrebbe essere più consistente. Se si modulano in modo di concentrare i benefici fino a 15.000 euro il risparmio fiscale andrebbe a circa 4 milioni di lavoratori. L’effetto nella busta paga (o sulla pensione) mensile sarebbe appena superiore ai 200 euro. Se si aggiungono anche i pensionati, che fino a 15.000 euro sono altri 4 milioni, lo sconto si dimezzerebbe a 100 euro mensili. Basta salire di poco per diluire ancora il beneficio: fino a 20.000 euro si aggiungono infatti 2,8 milioni di lavoratori e 2,5 milioni di pensionati con il risultato di far scendere lo sconto mensile a 50-60 euro e quello annuale a 600-750 euro.
Quanto alle coperture, sembra ormai assodato che nei 10 miliardi di cui si è parlato finora sono ricompresi anche i 2,5 stanziati da Letta, per cui si scende a 7,5 miliardi. Cinque dovrebbero arrivare dalla spending review. Notizia dell’ultim’ora è che sotto le forbici di Carlo Cottarelli potrebbero finire anche le contestatissime spese per gli F35. I restanti 2,5 miliardi potrebbero essere recuperati riallocando fondi già a bilancio o ricalibrando il provvedimento per il rientro dei capitali.
s.iac.

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Commenti all'articolo

  • teto.silvi

    11 Marzo 2014 - 21:09

    Una spinta decisa alla ripresa dei consumi ci sarebbe solo con un incremento medio della busta paga di circa 400 /500 euro, in tutti gli altri casi l'aumento sarebbe ben presto divorato dalle nuove tasse (vedi laTASI ad esempio). Altro discorso poi è la copertura finanziaria, le ipotesi pensate danno sicurezza per quest'anno e il prossimo? Sono ancora troppi i disoccupati e la ripresa non sarà ,se

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  • mlgponte

    11 Marzo 2014 - 18:06

    Se tutto deve essere calcolato in base al reddito: irpef, detrazioni, ticket sanitari e mille altre trovate furbe (qualcuno ha perfino proposto le multe in base al reddito), mi sembrerebbe giusto che anche il peso del voto fosse in base al reddito e quindi alle tasse che si pagano,ovviamente più tasse pagate più il voto conta.

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