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La copertura del taglio Irpef

Perché la stangata sulle banche è un boomerang per il Paese

Aumentando il prelievo dal 12 al 26% Renzi spaventa gli investitori stranieri e penalizza il credito alle imprese

Perché la stangata sulle banche è un boomerang per il Paese

E se la stangata sulle banche decisa dal governo per “coprire” il bonus da 80 euro per le buste paga fosse un errore? Che gli istituti di credito abbiano la coscienza sporca – vuoi per le responsabilità legate alla crisi finanziaria internazionale, vuoi perché i prestiti a famiglie e imprese arrivano sempre col contagocce – non ci sono dubbi. Tuttavia, la mossa di Matteo Renzi in versione Robin Hood non solo non è una trovata originale – perché Giulio Tremonti se l’è inventata nel 2008 – ma potrebbe rivelarsi addirittura un boomerang per tutto il Paese.

A caccia di fondi per il taglio dell'Irpef per i redditi fino a 25mila euro, l’esecutivo si appresta a sfilare alle banche circa 1,2-1,5 miliardi di euro, aumentando dal 12% fino al 26% il prelievo relativo alla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia. Si tratta della contestata operazione che ha assicurato agli istituti azionisti di via Nazionale un indubbio vantaggio contabile (7,5 miliardi in più). La decisione fu presa quando a palazzo Chigi c’era Enrico Letta e ora Renzi vuole correggere il tiro: sia perché ha bisogno di soldi sia per avere buoni argomenti in vista della campagna elettorale, specie nei confronti del Movimento 5 Stelle che su quel provvedimento aveva portato avanti una vera e propria guerra puntando il dito contro il presidente della Camera, Laura Boldrini, che utilizzò per la prima volta la "tagliola" in modo da velocizzare l'ok al decreto. I titoloni sui giornali di oggi dimostrano che, sul piano della comunicazione, il presidente del consiglio ha ottenuto un gran successo. Tuttavia, di là dalle considerazioni politiche e dal giudizio di stampo mediatico, esistono almeno sei ragioni per considerare un clamoroso errore il blitz in banca dell’ex sindaco di Firenze.

1) Le norme annunciate a palazzo Chigi - che incidono su banche quotate in Borsa - sono retroattive e come tali hanno effetti sui mercati (non a caso oggi i listini hanno aperto in territorio negativo) perché hanno effetti sulle prospettive di ricavo delle imprese penalizzando sia l’andamento dei titoli sia le eventuali, future cedole.

2) La stretta fiscale corre il rischio di mettere letteralmente paura agli investitori stranieri che erano tornati a depositare quattrini proprio sugli istituti italiani e ora, invece, si trovano disorientati perché le loro previsioni di business inevitabilmente si riducono.

3) Non va sottovalutata, poi, la grande confusione generata sui conti delle stesse banche nell'anno degli stress test condotti dalla Bce. Ciò anzitutto perché non si sa su quale bilancio avrà impatto la norma: l'uscita di cassa va registrata senza dubbio sui conti del 2014, ma l'imposta, in parte già versata, si riferisce a una rivalutazione patrimoniale realizzata nel 2013, cioè l’anno sotto esame a Francoforte. Il balletto tra cassa e competenza, dunque, potrebbe penalizzare il sistema bancario italiano rispetto alla concorrenza europea col rischio che da Francoforte arrivino nuove richieste di aumento di capitale.

4) Occhio ai prestiti. Il giro di vite toglie liquidità al sistema bancario con un inevitabile effetto negativo sul versante dei finanziamenti verosimilmente più alto degli 1,2 miliardi di aggravio fiscale: parte di quella liquidità sottratta agli istituti, infatti, è posta a riserva/garanzia dei prestiti concessi alla clientela: vuol dire che un effetto moltiplicatore sul credito. Che adesso calerà ulteriormente (proprio oggi Bankitalia ha comunicato che a febbraio gli “impieghi” ai privati sono scesi ancora del 3,6% rispetto all’anno precedente).

5) La faccenda, in ogni caso, non riguarda solo gli investimenti nelle banche e gli effetti che ne conseguono sull’economia reale. Più in generale, c’è da chiedersi quale certezza giuridica offre in questo modo Renzi a quei capitali esteri di cui il Paese ha bisogno per tornare a crescere e competere, e che lo stesso premier ha garantito di voler convincere perché “investire in Italia conviene”.

6) Un dubbio che potrebbe essere esteso, a questo punto, anche alle altre misure economiche varate dal governo Renzi, come il primo pacchetto del job act. Gli incentivi per l'assunzione a tempo determinato, a esempio, resteranno in piedi o tra un po' il governo se li rimangia?

di Francesco De Dominicis
@DeDominicisF

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Commenti all'articolo

  • enzorighinove

    14 Aprile 2014 - 21:09

    Mi pare che si stiano usando cure che invece di guarire l'ammalato,lo facciano morire.Il risparmio da sempre motore dell'economia è penalizzato e scoraggiato.

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  • davidking

    10 Aprile 2014 - 08:08

    Il pinocchio Renzi e' primo ministro perché lo ha deciso il g.o.i. obbedendo alla cupola massonica u.e., giustappunto Grillo lo definisce figlioccio di Licio Gelli......e' sorprendente quanti coglioni ripongono aspettative in questa brutta copia del venditore di materassi Mastrotta....(non me abbia il povero Giorgio per l'irriguardoso paragone)

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  • gregio52

    09 Aprile 2014 - 23:11

    Grande balla, in questo paese qualsiasi che ha toccato le banche lo ha fatto per arrivare a estorcere ancora di più i clienti delle banche stesse. Una banca non fa altro che rovesciare i costi sulla clientela e basti pensare a quanto sono i tassi di interesse e quanto le banche paghino di interessi alla BCE.

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  • ubidoc

    ubidoc

    09 Aprile 2014 - 19:07

    Sarebbe bene mettere da parte gli articoli con i nomi dei loro autori che stanno "gufando"contro Renzi . Se Renzi ce la farà spero che questi individui saranno derisi come meritano.

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