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Coppie scoppiate

Divorzio, come cambia l'assegno di mantenimento

Una serie di recenti sentenze della Cassazione modifica i rapporti economici tra ex coniugi

Divorzio, come cambia l'assegno di mantenimento

Una serie di recenti sentenze della Cassazione, riportate da Il Sole 24 Ore, rimodulano il funzionamento dei rapporti patrimoniali tra ex coniugi:

Al coniuge malato e non idoneo al lavoro spetta l'assegno divorzile nonostante l'evidente sproporzione fra i redditi dei due ex. È quanto emerge dall'ordinanza 3365/2014 della Cassazione. La Corte di appello, ribaltando la decisione del Tribunale, ha riconosciuto all'ex moglie il diritto a percepire l'assegno. Le condizioni di salute – ad avviso dei giudici - le impedivano di lavorare. Decisione confermata in terzo grado, considerata l'inadeguatezza dei mezzi e l'impossibilità di procurarseli.

Scatta l'aumento dell'assegno di divorzio soltanto se il mutamento delle condizioni dell'ex coniuge è tale da cambiarne radicalmente l'assetto patrimoniale. Ad affermarlo è la sentenza 1165/2014 della Cassazione. La controversia nasce dalla domanda di revisione dell'importo, avanzata da una signora divorziata, per via del migliorato stato economico dell'ex marito. Pretesa infondata: le variazioni di reddito erano inidonee ad alterare l'equilibrio stabilito dalle parti nel giudizio di divorzio.

Nella ripartizione della pensione di reversibilità tra l'ex moglie divorziata e la vedova va considerata la data di separazione e la convivenza prematrimoniale della superstite con il defunto. Lo precisa la sentenza 6019/2014 della Cassazione. Ricorso bocciato per la vedova di un uomo, alla cui morte la pensione è stata divisa in parti uguali con la prima moglie. A incidere sul calcolo, oltre alla durata dei matrimoni, è anche la presenza di figli con la divorziata e l'assistenza fino alla morte prestata dalla seconda consorte.

Al coniuge divorziato che goda di assegno e non si sia risposato spetta una quota del Tfr maturato dall'ex, calcolata solo sulla somma corrisposta al lavoratore dopo la sentenza di divorzio. A chiarirlo è l'ordinanza 24421/2013 della Cassazione. Respinta, dunque, la richiesta di riscuotere una quota del trattamento calcolata sull'intera liquidazione avanzata dall'ex moglie: le anticipazioni percepite dal marito durante il matrimonio o in corso di separazione erano di esclusiva titolarità dell'uomo.

Alla morte dell'ex coniuge, l'assegno a carico dell'eredità, a cui può aver diritto il divorziato, va quantificato in base a più fattori: misura dell'assegno di divorzio, entità del bisogno, eventuale pensione di reversibilità, sostanze ereditarie, numero e qualità degli eredi e rispettive condizioni economiche. È quanto ricorda la sentenza 1253/2012 della Cassazione. Strada preclusa per la ricorrente intenzionata a ottenere dagli eredi dell'ex defunto un assegno pari a quello divorzile. Nel caso esaminato mancava lo stato di bisogno della donna.

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Commenti all'articolo

  • angeloadamofusco

    25 Aprile 2014 - 09:09

    questa legge per l'assegno a l'ex coniuge e ingiusta!!! e molti ci marciano sopra quando un cittadino ha bisogno di aiuti il primo ad essere escluso deve essere l'ex coniuge per svariati motivi .potrei far esempio del mio caso ma la legge non mi ascolta la mia condanna è per tutta la vita peggio dell'ergastolo!!!!!!!

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  • ileana47

    24 Aprile 2014 - 17:05

    con la parità tanto declamata dalle femministe, ognuno lavora per se stesso senza assegni di mantenimento

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