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Futuro nero

Pensioni, l'effetto della crisi sull'assegno: come si riducono

La pensione? Non dipende solo dal lavoratore, dall'età fino a cui lavora e dalla sua retribuzione. L'assegno che un lavoratore percepirà dipende anche dalle condizioni economiche del Paese perché - come scrive il Sole 24 Ore - il Pil può incidere fino al 20-25% sulla misura del trattamento previdenziale. La rivalutazione dei contributi versati è legata alla variazione annua del Pil. Con il sistema contributivo, infatti, il montante individuale viene rivalutato su base composta a un tasso di capitalizzazione che è pari alla variazione media quinquiennale del Pil nominale calcolata dall'Istat. Ne consegue che se il Pil cresce poco o per nulla, dopo 20 o 30 anni gli importi messi da parte varranno meno rispetto a una situazione economica di crescita. E il valore del primo assegno pensionistico si ridurrà rispetto all'ultima retribuzione. 

L'andamento del Pil - Chi andrà in pensione dopo il 2020, dovrà "pagare il conto" delle riforme previdenziali che hanno introdotto la revisione prima triennale poi biennale dei coefficienti di trasformazione: il Sole 24 Ore ricorda che la Ragioneria generale dello Stato ha calcolato che dal 2020 in poi il tasso di sostituzione netto passerà dall'84% al 77% e che do po il 2035 si ridurrà fino al 71% e questo accade per il passaggio dal pensionamento di vecchiaia del regime misto a quello anticipato del regime contributivo.  Andrà peggio per gli autonomi: per loro il salto avverrà prima dal momento che dal 94% di inizio decennio si arriverà al 734% nel 2020. Tradotto significa che per assicurarsi una retribuzione pari al 70% dell'ultima retribuzione si dovranno accumulare 40 anni di contributi e avvicinarsi ai settant'anni di età.  

Gli esempi - Il Sole 24 Ore cita il caso di un 42enne che ha iniziato a versare i contributi a 25 anni, se andrà in pensione a 68 anni percepirà un assegno pari al 65,6% dell'ultima retribuzione. Ma questo solo la variazione media del Pil durante la sua vita lavorativa sarà stata pari all'uno per cento. Con una variazione del 2% può contare sull'80,5%.  Ma se il Pil dovesse rimanere inviarato il tasso di sostituzione scenderebbe al 54%.  Se dunque la difficile situazione economica che sta attraversando l'Italia dovesse prolungarsi, l'effetto sulle pensioni sarà deflagrante e a pagarne saranno i più giovani perché chi adesso è vicino alla pensione non sarà danneggiato dal punto di vista pensionisticop. 

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Commenti all'articolo

  • Tobyyy

    10 Luglio 2014 - 08:08

    Toby - Hanno voluto la bicicletta la maggioranza dei farabutti ignoranti e pecoroni di casa nostra ? Comincino loro a pedalare intanto e chi può, cerchi di cautelarsi.....!

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  • rendagio

    09 Luglio 2014 - 20:08

    avete voluto questa banda di delinquenti politici, un Renzi che vi ha comprato per € 80 , quando arte maturie avrete la forza di cacciare questa gete forse qualcosa cambierà.....

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  • Gios78

    09 Luglio 2014 - 17:05

    Hanno votato per i comunisti? E allora se li tengano pure.

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  • milibe

    09 Luglio 2014 - 17:05

    vabbè dai, sarà nero per i normali poveri cristi ma per le pensioni d'oro o d'argento o di platino nulla cambierà: percepisco una favolosa pensione di 980 euro: dallo scorso anno è diminuita di circa 10 euro! E' questa l'Italia che deve crescere?

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