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Lo sgambetto

Iva, la cresta di governo su 16 miliardi di euro

Pier Carlo Padoan

Buttato lì come se niente fosse nella legge di Stabilità, c'è un cavillo che rischia di mettere in ginocchio migliaia di aziende e al tempo stesso spingere molte imprese trasformatrici ad acquistare materie prime all’estero, negli altri Paesi Ue, piuttosto che in Italia.

A meno che il Senato con un colpo di buon senso e di giustizia si muova per lo stralcio dell’emendamento che in base al meccanismo del “reverse charge”, prevede che i fornitori della grande distribuzione emettano fatture senza l’applicazione dell’Iva (cessione di beni a ipermercati, supermercati e discount). In sostanza i fornitori della grande distribuzione emetteranno fatture articolo 7, senza Iva, ma pagheranno le materie prima con l’Iva. Col risultato che non potranno compensare i crediti in corso d’anno. Saranno costrette a chiedere i rimborsi allo Stato a cui anticipano liquidità. E saranno tenute ad aspettare se va bene un anno. Se va male, almeno cinque.

Prendendo a parametro il fatturato complessivo della grande distribuzione che viaggia sui 130 miliardi si arriva a una cifra recors di circa 15/16 miliardi all’anno. Una botta enorme per il comparto. E chiaramente un modo, per lo Stato di finanziarsi a costo zero sulle spalle delle aziende. «Tale misura», commenta il Presidente di Confindustria Cuneo Franco Biraghi, il primo e al momento l’unico a denunciare la furbata, «che viene spacciata come lotta all’evasione fiscale - denuncia Biraghi - non consiste in altro che in un prestito forzoso e senza interessi concesso allo Stato dalle aziende che forniscono i beni di consumo alla distribuzione organizzata. La sua portata è devastante: moltissime imprese fornitrici resteranno senza liquidità perché non incassando più l’Iva, saranno costrette a chiedere il rimborso che riceveranno solo dopo anni di attesa e solamente se saranno in grado di fornire una fideiussione». E questo è solo il primo effetto deleterio. Il secondo riguarda il made in Italy.

I fornitori della Gdo saranno spinti a fare acquisti nei Paesi esteri dove potranno evitare l’esborso Iva. Il latte, le nocciole, e altri prodotti dell’agricoltura italiana subiranno un tracollo. Senza contare che a soffocare saranno numerosi settori. Dalle pentole, agli altri beni per la casa. Non solo l’agroalimentare. Quanti posti di lavorano sono a rischio? Non è dato saperlo. Soprattutto il governo è ancora in tempo per fare marcia indietro e così il Senato potrà prestare ascolto alla missiva di Confindustria Cuneo. «Ogni Parlamentare cuneese, eletto in Italia o in Europa, ha scritto l’associazione di Categoria, «deve essere conscio del danno che provocherà questo sciagurato provvedimento che inciderà in modo particolare sul territorio della nostra provincia dove l’agro alimentare e l'industria manifatturiera sono fortemente presenti».

L’emendamento infilato nel totale silenzio è purtroppo accompagnato da una altra brutta notizia per il contribuente. Nonostante fosse stata promessa la depenalizzazione dell'omesso versamento dell’Iva, il reato resta vivo e vegeto. L’unica magra consolazione è che la soglia per fare scattare il processo verrà innalzata a 150mila euro.

Se si allarga il discorso all’abuso di diritto, l’ennesima occasione persa per pareggiare i rapporti tra Stato e cittadini. Anche se probabilemnte non è un caso. Uno Stato disposto a mettere in ginocchio una filiera da 130 miliardi deve proprio essere alla canna del gas. Figuriamoci se decide di mettersi alla pari dei cittadini.

di Claudio Antonelli

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