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Così il crollo del petrolio sta cambiando il mondo: il rischio di un crac globale

Così il crollo del petrolio sta cambiando il mondo: il rischio di un crac globale

Il 2014 passerà alla storia come l'anno nero del petrolio, dove si è consumato un clamoroso contro-choc petrolifero: il barile, infatti, è sceso sotto i 60 dollari. Prezzi bassissimi. Prezzi che sono in grado di cambiare i connotati del mondo in cui viviamo. Un evento traumatico: il petrolio si è dimezzato rispetto ai massimi del 2010, e un 10% della caduta si è registrato in una sola settimana. Più che un ribasso, come nota Repubblica, si tratta di un "tracollo senza rete". Una picchiata in grado di turbare i mercati.

In teoria... - Certo, da un lato il calo del costo del petrolio si traduce - o si dovrebbe tradurre - in un calo del costo dell'energia, un fatto positivo per chi la consuma. Ma a fare da contraltare a questa considerazione c'è il fatto che di energia se ne consuma comunque sempre meno: l'indice di una crisi globale dalla quale non si vede via d'uscita. Infatti alla stagnazione dell'Eurozona, nel 2014, si è aggiunta la frenata della Cina e la ricaduta verso la recessione del Giappone. Per questo motivo, il contro-choc petrolifero non è una buona notizia: bene per l'energia a buon mercato, ma le cause che ci stanno dietro non sono affatto positive.

La rincorsa - Un segno delle crisi è che, con la complicità del fracking e delle trivellazioni orizzontali, l'industria del petrolio da pesantesi è trasformata in "leggera", ossia insegue le nanotecnologie e la corsa alla miniaturizzazione, all'automazione. Basti pensare, e questa cifra vale per tutte le altre, che dal 2008 ad oggi sono scomparse dai mari 100 super petroliere al mese, che trasportavano i 90 milioni di barili mensili che provenivano dai mercati Opec e destinati al Sudamerica.

Competizioni - Ma, dicevamo, del fracking e delle trivellazioni: con l'accelerata, gli Usa hanno superato la Russia nella produzione di gas, e ora di pari passo ai avvicina il sorpasso sull'Arabia Saudita nell'estrazione di petrolio, tanto che Obama ha concesso le prime licenze di esportazione di greggio americano. Un fatto quasi incredibile: gli Stati Uniti, il più grande consumatore mondiale, diventano concorrenti per l'Opec e per la Russia. Un fatto che ha fatto scattare la rincorsa ad altri mercati di sbocco: dalla Nigeria alla Colombia, chi ha perso il cliente a stelle e strisce deve tentare di vendere il petrolio alla Cina. Però, ora, il prezzo lo decide chi acquista. La conseguenza? Il crollo del prezzo del petrolio.

Grande crisi - Ma se queste dinamiche hanno aspetti positivi per gli Usa, per il resto del mondo è tutto il contrario. La domanda, nell'eurozona, è sprofondata a livelli da vera e propria depressione con la complicità dell'austerity e delle politiche economiche (stesso discorso in Giappone). Inoltre cala la domanda in Cina, con lo zampino del calo della produzione industriale. E con la frenata della Cina si sta chiudendo un lungo ciclo di espansione per le materie prime. Una contrazione globale, dunque, e il rischio - concreto - è quello di una crisi finanziaria dei paesi emergenti così come avvenne negli anni 'Novanta: una plausibile catena di default innescata dai debiti privati contratti in dollari, oggi sempre più difficili da rimborsare.

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Commenti all'articolo

  • Chry

    15 Dicembre 2014 - 12:12

    Libero teme che pagando meno benzina, economia giri un po' di più, non sia mai che si faccia un favore all'Italia guidata da Renzi

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  • baffodoro

    15 Dicembre 2014 - 11:11

    E se abbiniamo la flex tax e la lira, abbiamo fatto Bingo, ma per davvero!

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  • baffodoro

    15 Dicembre 2014 - 11:11

    Che bello! La benzina costerà poco e il pil andrà alle stelle ! E i Governi tutti in default! E cosa aspettano a dichiarare fallimento?

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  • fatti neri

    14 Dicembre 2014 - 18:06

    mi dovete spiegare per quali motivi per noi italioti ed europei in generale, non avendo giacimenti consistenti di petrolio, il calo del barile dovrebbe avere ripercussioni negative. me ne basta uno, grazie.

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    • fedeli75

      16 Dicembre 2014 - 11:11

      Mai sentito parlare del colosso eni ? Dove il maggior azionista è lo stato italiano ? Che con le sue cedole miliardarie sta mantendendo le casse dello stato da anni ? Eni perde 100 milioni di utili ogni dollaro di calo del petrolio, 90 per l'esattezza... ecco questo è uno, poi ce ne sono altri piu complicati. ciao

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