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Altro che regalo a Silvio

Il 3%? Che favore alle grandi aziende

Non lo faranno ovviamente, ma il 24 dicembre scorso Matteo Renzi ha dato il via libera all’Eni per giocherellare con il fisco fino a 419 milioni di euro. Se anche i vertici del gruppo volessero (e certamente non vogliono) creare fondi neri, baloccarsi con fatture inesistenti, pagare sotto banco i propri manager facendo finta di aderire al famoso tetto renziano dei 240mila euro lordi annui, al massimo riceverebbero un buffetto sulla guancia: «Cattivoni, mi raccomando, non fatelo più». Ma sarebbero protetti dal lodo Renzi di fronte a qualsiasi pm ficcanaso che pensasse di frugare in quei bilanci. L’importante è che restino sotto quell’argente de poche, perché se sforassero e creassero fondi neri per 420 milioni di euro, sarebbero perseguibili penalmente. Al di sotto, no: scatterebbe l’immunità prevista nel decreto fiscale la vigilia di Natale. Perché la contestatissima norma salva-Berlusconi varrebbe per qualsiasi altro contribuente italiano, persona fisica o giuridica che sia. Sembrava poco rendere penalmente irrilevanti i comportamenti scorretti con il fisco al di sotto del 3 per cento del reddito imponibile dichiarato. Ma quel poco dipende appunto dal reddito di chi dichiara. Si capisce se si applica a un singolo contribuente, che non può finire in carcere per una evasione fiscale di 300 euro su un reddito di 10mila euro, e nemmeno per mille euro nascosti dichiarandone più di 30mila. Ma nel caso del reddito societario le cifre assolute cambiano e di parecchio. Abbiamo preso i primi 30 gruppi industriali e finanziari della classifica R&S 2014 di Mediobanca e provato ad applicare loro lo scudo penale e fiscale previsto da Renzi.

Complessivamente consentirebbe di farla franca con la giustizia pure sottraendo al fisco la bellezza di 2 miliardi di euro. Per l’Eni la cifra scudabile è quella: 419 milioni. Per il gruppo assicurativo Allianz 290 milioni di euro. Per l’Enel 216 milioni. Sopra i 100 milioni anche Unicredit e Intesa San Paolo, e poco sotto quella cifra le Assicurazioni Generali. Franchigia sopra i 10 milioni e fino a 50 milioni di euro a seconda dei casi anche per gruppi come Parmalat, Mediobanca, Pirelli, Telecom Italia, Mediolanum, Luxottica, Atlantia, Unipol, Poste, Snam e Tenaris, e cifre consistenti protette anche per altri big del capitalismo italiano. Ma sarebbe perdonata una evasione fiscale superiore al milione di euro a centinaia e centinaia di medie imprese italiane. E non sono noccioline. Il fisco potrebbe comunque perseguire chi tenta di farla sporca, e applicare sanzioni anche più elevate di un tempo. Ma bisogna innanzitutto pizzicarli. E poi infilarsi in lunghe procedure dall’esito non sempre certo. La depenalizzazione prevista da Renzi - come ha ben capito la stessa Agenzia delle Entrate -, darebbe ai contribuenti il senso del condono di fatto, e toglie la sola vera deterrenza che fino ad oggi esisteva: il timore di finire nei guai con la magistratura, le famose manette agli evasori.
Non si tratta per altro di sola evasione fiscale, ma di comportamenti fraudolenti del contribuente di evidente gravità. Perché con il solo limite di quel 3 per cento del reddito imponibile (che vale 2 miliardi di euro per le prime 30 società italiane) vengono depenalizzate anche le false fatturazioni, la distruzione dolosa delle scritture e dei documenti contabili, le frodi più o meno ingegnose, le operazioni inesistenti create al solo fine di non pagare le tasse, e tanti altri comportamenti assai diversi dalla banale e colposa dimenticanza di una minima fonte di reddito da inserire in dichiarazione.

di FOSCA BINCHER

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Commenti all'articolo

  • encol

    08 Gennaio 2015 - 11:11

    Nel titolo avete dimenticato il più importante tra il "CHI GUADAGNA" è il PCI,PDS,DS,PD, Querceti e Uliveti che a quanto pare è una industria, a delinquere, ma sempre industria è:

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