Cerca

I conti

Banca Etruria, altri 30 milioni di buco nella banca del papà della Boschi

Banca Etruria, altri 30 milioni di buco nella banca del papà della Boschi

La nebbiolina che avvolge il finanziamento della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio alla Privilege yard, il cantiere degli yacht fantasma, non si dissolve. Infatti nessuno dei protagonisti ha accettato di dare chiarimenti a Libero. Tuttavia siamo in grado di confermare che l’istituto commissariato la scorsa settimana dal Tesoro su richiesta della Banca d’Italia, rischia di aver perso 34 milioni di euro. Un duro colpo per le casse già provate della banca.

Privilege avrebbe dovuto restituire quei soldi entro il 31 dicembre del 2014, ma due giorni prima, il 29, l’istituto, all’epoca presieduto da Lorenzo Rosi e dal suo vice Pierluigi Boschi, padre del ministro delle riforme Maria Elena, si è visto costretto ad allungare i termini del rientro di 18 mesi oltre la data di scadenza, ovvero sino al 30 giugno 2016. “Riaffidando” il gruzzolo hanno evitato di doverlo inserire nel bilancio 2014 come “sofferenza”. In questo modo il credito è migliorato di “rating” (si tratta di una cosiddetta posizione “a incaglio”) e ha permesso alla banca di accantonare meno scorte, essendo stato allontanato nel tempo il probabile mancato rientro. Come è composto il debito? Circa 20,1 milioni di euro rappresentano una quota della sovvenzione che Etruria ha erogato insieme con un pool di banche (100 milioni in tutto). Altri dieci milioni sono uno scoperto di conto corrente. Dal nuovo affidamento del 29 dicembre sono stati esclusi 4 ulteriori milioni tra fidejussioni (da 100 mila euro), probabilmente a garanzia dei fornitori, e i soldi di un leasing. La finanziaria del gruppo, la Privilege fleet management co., in liquidazione dal 2011, ha invece nei confronti della banca una sofferenza di circa 90 mila euro.

Il progetto degli megayacht più lussuosi del mondo parte da lontano, precisamente da Singapore, e sbarca in Italia nel 2007, con il presunto sostegno economico di una misteriosa società con base nel piccolo paradiso fiscale delle isola Bermuda. L’ideatore è l’italiano Mario La Via che annuncia la realizzazione di 9 grandi barche in 8 anni. Il conto alla rovescia è terminato, ma di quei panfili non ne è stato varato nemmeno uno. Nonostante i cospicui finanziamenti. Inizialmente l’azienda mette a bilancio prestiti bancari per 180 milioni di euro, ma i risultati non arrivano. Nel 2011 entra in gioco l’Etruria e i vertici dell’azienda, nel bilancio di quell’anno inseriscono un ulteriore “affidamento” da 100 milioni. L’erogazione, però, incontra qualche intoppo e rende necessaria una postilla, nel paragrafo “Fatti di rilievo accaduti dopo la chiusura dell’esercizio”: «In merito al finanziamento di euro 100 milioni sottoscritto in data 21 febbraio 2011 con un pool di banche costituito da Banca Etruria (capofila), Unicredit, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare di Milano, in data 12 aprile ultimo scorso, con atto di addendum del notaio, è stata rimossa anche l’ultima delle diverse difformità riscontrata nei precedenti atti sottoscritti che ne impedivano la prima erogazione. In questi giorni di concerto con la capofila Banca dell’Etruria si sta aggiornando la documentazione necessaria al primo tiraggio, già a suo tempo predisposta».

Nello stesso bilancio, alla voce “fidejussioni e garanzie concesse a terzi” è scritto: «Per un importo di euro 200 milioni sono relative a ipoteche sulla nave P430 afferenti il debito sottoscritto da un pool di banche con capofila la Banca Etruria. Il contratto sottoscritto con tale banca prevede l’accensione di un’ipoteca, a fronte della quale non sono stati ancora erogati finanziamenti». Dunque a garantire il finanziamento da 100 milioni è una barca mai varata e, anzi, in piena costruzione. Sulla congruità di questa operazione abbiamo provato a interpellare nuovamente i vertici della popolare dell’Etruria e la Banca d’Italia senza ottenere soddisfazione. Forse i chiarimenti arriveranno in altre sedi. Infatti sulla Privilege sta indagando da tempo la Guardia di finanza e in particolare il Nucleo di polizia tributaria di Roma diretto dal colonnello Gavino Putzu. Il procuratore di Civitavecchia Gianfranco Amendola ha dichiarato a Libero di avere tre o quattro fascicoli aperti sull’azienda di yacht e che uno di questi è stato affidato al gruppo di pm che si occupa di reati finanziari.

A gennaio i vertici della Privilege avevano annunciato la riapertura del cantiere, chiuso da mesi per mancanza di fondi e per l’impossibilità di pagare i fornitori. Un mese dopo è ancora tutto fermo e, protetta dalla impalcature, è visibile la sagoma dello yacht mai terminato. Una situazione che ha fatto spazientire il sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino: «Il Comune di Civitavecchia si sente di dover appoggiare le azioni che l’Autorità Portuale ha già intrapreso nei confronti dell’azienda e che potrebbero anche portare alla revoca della concessione» ha dichiarato. Se il primo cittadino e il presidente del porto, Pasqualino Monti, portassero a termine il loro piano di sfratto, all’Etruria non resterebbe altro che un enorme scafo arrugginito.

di Giacomo Amadori

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • matarèl ciànel

    matarèl ciànel

    07 Aprile 2015 - 19:07

    2. ha un buco accertato di circa 120 MILIONI, parzialmente coperti dalla provincia di Trento (75 + 12 + 3 MILIONI), oltre ad 1 milione l'anno dal comune. Ed ASSORDANTE è il SILENZIO della magistratura, la procura di Rovereto!

    Report

    Rispondi

  • matarèl ciànel

    matarèl ciànel

    07 Aprile 2015 - 19:07

    1. Ma voi di Libero,perché non fate fare un servizio (se avete un inviato locale) alla Cassa Rurale di Folgaria, in Trentino? Dopo 45 anni di governo PCI/DP, in cui i responsabili dell'istituto di credito sono SEMPRE stati NOMINATI dal partito, si è giunti al buco finale da 90 milioni. E la Cassa Rurale è in ... bancarotta. Nel contempo, la Carosello Ski (impianti di risalita), sempre di Folgaria,

    Report

    Rispondi

  • JamesCook

    06 Marzo 2015 - 19:07

    Se è per questo anche la banca Rasini dove lavorava il padre di Silvio Berlusconi fu commisariata perchè in odore di mafia per riciclaggio non si è mai saputo da dave arrivavano i finanziamenti dopo che Dell'Utri divenne il braccio destro di Berlusconi Silvio......

    Report

    Rispondi

  • wainer

    06 Marzo 2015 - 18:06

    Vorrei possedere un banca (rossa) oppure essere uno dei maggiori operatori italiani (rosso) del mercato libero dell'elettricità e del gas naturale... per fare un buco dai trenta milioni... ai due miliardi!

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog