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Lo spauracchio Berlusconi

Mondadori-Rcs Libri, il governo in campo con Dario Franceschini: "Troppo rischioso"

Marina Berlusconi

Sarà che il patto del Nazareno scricchiola. O sarà che quando c'è di mezzo il nome "Berlusconi" nella sinistra scattano ataviche paure. Figurarsi se il nome "Berlusconi" si fa nell'ambito dell'editoria. Certo, il Cav è indebolito, ma lo spauracchio della "dittatura mediatica" made in Arcore - il ritornello preferito della sinistra bastonata per un ventennio, che sempre perdeva e mai si interrogava sulle reali ragioni dei flop - è ancora vivo e lotta insieme a loro.

Il veto di governo - Già, perché è di mercoledì la notizia che Mondadori vorrebbe comprare Rcs Libri: una notizia nell'aria da tempo e che è stata ufficializzata da entrambi i gruppi. Marina Berlusconi, dunque, vuole prendersi la fetta di Rcs presieduta da Paolo Mieli. Apriti cielo: ecco rispuntare il "rischio dittatura mediatica". Tanto che anche il governo pensa di scendere in campo, tramite il ministro della Cultura, Dario Franceschini, che punta il dito: "Troppo rischioso che una sola azienda controlli metà del mercato". Il nuovo polo editoriale, infatti, stando alle stime, potrebbe coprire una quota nel settore pari al 40 per cento. E ancora, rincara Franceschini: "E' legittimo chiedersi con preoccupazione come funzionerebbero le cose in un paese con un'unica azienda che controlla la metà del mercato, con l'altro metà frammentata in piccole e piccolissime case editrice".

Le manovre - Il governo dice "niet", dunque. Peccato però che Pietro Scott Jovane, ad di Rcs, voglia stringere i tempi e chiudere l'affare: i soldi dell'offerta Mondadori, infatti, sarebbero ossigeno puro per le casse del gruppo editoriale che edita il Corriere della Sera, da anni alle prese con problemi di bilancio. Una decisione, si sussurra, potrebbe essere presa martedì 24 febbraio, nel corso di un cda straordinario dove si discuterà dell'offerta informale presentata da Berlusconi: sul piatto, nel dettaglio, ci sono 135 milioni. In bilancio, Rcs ha a carico la controllatta libri a 180 milioni. Stando alle indiscrezioni, Ernesto Mauri - l'ad del gruppo di Segrate - potrebbe ritoccare al rialzo l'offerta, ma solo di altri 20 milioni. Come andrà a finire lo scopriremo nei prossimi giorni. Quello che invece si è già scoperto che il concetto di "libera impresa in libero stato", se balla il nome Berlusconi, è destinato a restare un concetto. Vero, Franceschini?

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Commenti all'articolo

  • tigrebianca1955

    22 Febbraio 2015 - 15:03

    Franceschini dimettiti Pompei è caduta rovinosamente da dopo che ci sei tu,ti ricordo che quando successe un fatto analogo con Bondi gli intimasti di dimettersi?bene adesso fallo tu,e ricordati che voi pd siete i maggiori azionisti delle reti rai,quindi vai a farti un giro e non tornare più in Italia

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  • silvano45

    21 Febbraio 2015 - 13:01

    franceschini il nulla sia come uomo che come politico la paglia sostituisce il cervello

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  • marco53

    21 Febbraio 2015 - 12:12

    Per i comunisti meglio tutto a puttana che in mano a Berlusconi.

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  • imahfu

    20 Febbraio 2015 - 23:11

    Marina ritarda le difficoltà. Povera >Mondadori con questa figlia di cotanto padre. Ha pensato ''meglio fallire in due che da soli''

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