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Gli effetti del bazooka di Draghi

Titoli di Stato, azioni, polizze: come guadagnare con la Bce

Mario Draghi

Attenti, sta per piovere. Ma non aprite l’ombrello. Semmai preparate i secchi per raccogliere almeno qualche goccia della liquidità innaffiata dal giardiniere della Bce, ovvero Mario Draghi. Prendono il via stamane gli acquisti di titoli da parte della Banca Centrale: 1.140 miliardi in 19 mesi per l’eurozona, ovvero almeno 170 miliardi destinati all’economia di casa nostra. In una cornice così favorevole, tutto sembra facile, anche troppo: la Borsa guadagna, da inizio anno il 18%; i titoli di Stato decennali hanno dimezzato lo spread nei confronti dei titoli tedeschi garantendo guadagni a due cifre a chi ha venduto dodici mesi dopo l’investimento. Ed è andata addirittura meglio a chi ha puntato sul dollaro: il 2,7% di guadagno da mercoledì scorso, il 15% circa da gennaio. Ma c’è ancora tempo? Oppure il bazooka di Draghi si limiterà a premiare le banche e la grande finanza, che si è mossa in anticipo? Un po’ di spazio c'è. Anche con i rendimenti ridotti al lumicino.

1) Già, quel che colpisce di più è la caduta impressionante dei rendimenti. Un terzo dei titoli che circolano oggi in Europa oggi rendono meno di zero. A partire dai due terzi delle emissioni tedesche, negative fino ad una durata di sei anni. I titoli fino a due anni, gli Schatz, hanno valori inferiori a -0,2%, cioè il costo del conto corrente che le banche devono pagare per parcheggiare i titoli presso la Bce. La cosa ci interessa perché il regolamento del Qe vieta alle banche centrali di comprare titoli che rendano meno del c/c presso la banca centrale. Perciò, domani (e ancor di più nel prossimo futuro se i rendimenti scenderanno) gli istituti potranno comprare pochi Bund ma saranno costretti a puntare su Italia, Spagna o Portogallo.

2) Anche così si spiega l’accelerazione della corsa dei Btp: su un orizzonte a 1 anno ormai il Tesoro paga meno dello 0,10% (Bot 12 mesi) per finanziarsi, a 2 anni paga lo 0,14%, a 5 anni lo 0,50% e a 10 anni l’1,27%. Rendimenti all’apparenza ridicoli. E i costi di gestione non possono superare, qualunque sia l’importo del deposito, i 10 euro al semestre. In realtà, non è affatto escluso che la forbice tra titoli italiani e quelli tedeschi scendano ancora, verso i 50-60 punti punti. Nella sostanza, per chi già possiede i Btp non è il momento di vendere.

3) Anche chi entra oggi sul mercato delle obbligazioni statali può fare buoni affari. I titoli italiani potrebbero seguire la strada di quella di Dublino, già oggi largamente sotto il rendimento dell’1%. L'importante è saper costruire un portafoglio capace di privilegiare le scadenze più lunghe (dieci anni ma anche una spruzzata di quindicennali), di sfruttare anche le eventuali «mode» (i nuovi settennali, ad esempio) e differenziare gli acquisti tra Italia, Spagna e Portogallo, forse il Paese più conveniente. Insomma, si richiede grande competenza, molto tempo e pure grandi capitali. Ma non temete. Esistono gli strumenti adeguati a partire dai numerosi fondi di investimento monetari, obbligazionari e bilanciati. Un’occhiata al sito Morningstar consentirà al risparmiatore di valutare rendimenti e volatilità delle varie proposte.

4) Una soluzione a basso costo e ad alta efficienza anche per i portafogli più modesti può essere rappresentata dagli Etf, una speciale categoria di fondi che si limitano a replicare indici di Borsa, senza intervento attivo di un gestore. Per intervenire sul segmento dei titoli di Stato italiani si può puntare su iShares Italy Government Bond UCITS ETF (da identificare in banca con il codice Isin IE00B7LW6Y90) quotato su Borsa Italiana. Per chi vuol distribuire il rischio anche su Madrid esiste l’iShares Spain Government Bond UCITS ETF (Isin IE00B428Z604) quotato su Deutsche Borse.

5) Per chi punta a soluzioni «tranquille» anche in un momento così propizio, vale la pena di guardare alle polizze vita che offrono: garanzia sul capitale, un seppur modesto rendimento minimo garantito e si presentano con risultati interessanti delle gestioni separate, resi possibili dalle plusvalenze sui titolidi stato accumulai in magazzino da banche ed assicurazioni. Attualmente le gestioni separate rendono l’1,5-2% in più del Btp decennale (ma al lordo del rendimento trattenuto dalle compagnie). È inevitabile che questi valori siano però destinati a scendere.  Anche se i gestori stanno puntando verso emissioni corporate.

6) Non esistono, infatti, solo i titoli di Stato ma anche le emissioni delle varie aziende, destinate a crescere in questi mesi. Le società, infatti, hanno interesse a sostituire con nuovi bond i vecchi prestiti, assai più cari. Per i risparmiatori conviene inserire (anche qui attraverso quote di fondi specializzati) acquisti di "carta" che renda un po' di più dei titoli pubblici. Ma gli emittenti migliori, vedi Nestlè, Bmw, Ferrovie tedesche, rendono ormai solo lo 0,1% o anche meno. In Italia Terna è scivolata allo 0,48% (durata 2 anni e nove mesi), l'Eni tratta a 0,556% a 4 anni e due mesi.

7) Per chi vuol cavalcare la buona stagione c’è anche la Borsa. Nonostante il forte rialzo degli ultimi mesi, esistono ampi margini di ripresa. Per più motivi: 1) Il miglioramento della congiuntura; 2) Il calo del petrolio; 3) Il recupero del dollaro sull'euro; 4) La maggior fiducia nei confronti dell’Italia.

Ma l’imminente svolta dei tassi americani si tradurrà in una stagione di turbolenza per tutti i mercati, Piazza Affari compresa. Forse, per sfruttare la manna di Draghi è meglio non prendere il largo con le azioni. Le alternative non mancano.

di Ugo Bertone

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Commenti all'articolo

  • BONGIA

    09 Marzo 2015 - 22:10

    Bertone scrivi da cane non si capisce una ceppa di quello che hai scritto ,un articolo indecente e sono sorpreso dal fatto che venga pubblicato. Ma vai a scrivere non sulla luna ma su marte

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  • arwen

    09 Marzo 2015 - 10:10

    E' solo grazie alle decisioni di Draghi, totalmente autonome e in contrasto con quanto deciso a Berlino, se la UE ha liquidità, se lo spread cala e se i paesi europei, afflitti da un debito pubblico asfissiante, possono respirare. Chi, in Italia, vende questa favorevole congiuntura come esito di una oculata attività di governo, mente sapendo di mentire e prendere per il c@@o gli italiani.

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