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le tasche degli italiani

I fondi pensione battono il Tfr in azienda 7 a 1

I fondi pensione battono il Tfr in azienda 7 a 1

I fondi pensione battono la liquidazione lasciata in azienda 7-1. Nell’eterna disputa tra chi ha deciso di investire il proprio trattamento di fine rapporto nella previdenza complementare e chi invece ha preferito conservarlo nell’ impresa per la quale lavora, il 2014 segna una netta vittoria dei primi. Lo mettono nero su bianco i numeri rivelati al Parlamento dalla Covip, la commissione che vigila sulla pensione complementare. In soldoni: mentre fondi aperti hanno reso in media il 7,5, quelli negoziali e i Pip (piani individuali pensionistici) si sono fermati al 7,3%. Un confronto impietoso rispetto al modico 1,3% del Tfr.

E del resto non poteva andare diversamente. Mentre, infatti, i fondi hanno potuto godere degli exploit dei mercati, vedi soprattutto i prezzi dei titoli di Stato, la liquidazione parcheggiata in azienda (si rivaluta dell’1,5% + il 75% dell’inflazione) si è scontrata con un carovita sottozero.

E le buone notizie non finiscono qui. Perché nel 2014 gli iscritti hanno superato quota 6,5 milioni (+6,1%) grazie al boom dei piani individuali e nonostante il meno 0,3% dei fondi negoziali. Le masse gestite parlano di 126 miliardi, con un più 9% rispetto al 2013. Così ripartiti: circa 50 miliardi sono gestiti dai fondi preesistenti, 39,6 dai negoziali, 13,9 dagli aperti e 22,3 miliardi dai Pip. Morale della favola: le risorse delle forme pensionistiche complementari rappresentano a oggi circa l’8% del Pil e il 3% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. Se si pensa che alla fine del 2006, prima che ci fosse la riforma, si arrivava a stento al 3,5 nel primo caso e all’1,5 nel secondo, c'è spazio per essere fiduciosi. Anche perché l’ultima trappola tesa dal governo non sembra dare i frutti sperati. Ci riferiamo alla possibilità, scattata il primo di marzo, di richiedere al proprio datore di lavoro l’anticipo del trattamento di fine rapporto in maturazione nel 2015 direttamente nel cedolino mensile. In questo caso la tassazione segue le regole delle imposte sui redditi e quindi è peggiorativa rispetto a quella prevista dai fondi pensione. E infatti le priem proiezioni sulle adesioni non sono positive.

Occhio, comunque. I rendimenti del trattamento di fine rapporto vanno valutati nel lungo periodo. E in 14 anni le considerazioni cambiano. «Se si estende l’orizzonte temporale al periodo che va dall’inizio del 2000 alla fine del 2014, caratterizzato da ripetute turbolenze dei mercati finanziari - si legge nella relazione - il rendimento cumulato dei fondi negoziali si è attestato al 59,5% contro il 48% del trattamento di fine rapporto. Nello stesso periodo temporale i fondi aperti, caratterizzati dalla maggiore esposizione azionaria, hanno guadagnato il 30,7%. Mentre i rendimenti ottenuti dalle linee obbligazionarie sono saliti del 60%». Insomma, i numeri sono sempre positivi. Ma con sfaccettature diverse

di Tobia De Stefano

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