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Manager e politici

Non solo Pirelli: chi sono i manager cinesi che stanno comprando le aziende italiane

Non solo Pirelli: chi sono i manager cinesi che stanno comprando le aziende italiane

Lo "sgrassatore" Ren Jianxin è solo l'ultimo dei padroni cinesi d'Italia. Il nuovo mister Pirelli, partito dalla campagna e dai detergenti chimici per caldaie e diventato miliardario esperto nel rastrellare aziende in crisi o decotte in giro per il mondo, entra nel ristretto novero di imprenditori e finanzieri comunisti che stanno facendo la fortuna dei grandi marchi italiani, acquistati a suon di miliardi di euro. Se questa sarà anche la fortuna dei lavoratori italiani, che vedono i loro posti "psicologicamente" meno garantiti da un proprietario straniero, si vedrà.

Il banchiere - Il pioniere dei manager alla conquista dei gioielli nostrani è stato Zhou Xiaochouan. Il 67enne che ha fatto fortuna con software per simulare la liberalizzazione dei prezzi e che dal 2002 è governatore della People's Bank of China nonostante abbia superato i limiti di età imposti da Pechino siede nei consigli d'amministrazione di Eni, Enel, Generali, Fca, Mediobanca, Saipem e Telecom, il gotha del capitalismo pubblico e privato italiano. Nel 2014 ha fatto salire tutte le partecipazioni oltre il 2%, rendendole di fatto "ufficiali" e visibili. In qualche modo, è stato questo il segnale ai connazionali: l'Italia può e deve diventare terreno di conquista per i figli e nipoti di Mao. 

L'elettricista - Manager della più grande società pubblica mondiale nel settore dell'energia, State Grid of China, il 62enne Liu Zhenya si è sempre detto contrario alle liberalizzazioni interne ma in compenso ha fatto shopping all'estero. In Italia ha messo le mani sul 35% di Cdp Reti, la holding in cui sono detenute le quote di controllo di Terna (elettricità) e Snam (gas).

Il timoniere - Uno dei "capitani coraggiosi" in Patria, Tan Xuguang è un grande appassionato di nautica, almeno a giudicare dall'acquisto nel 2012 del 75% del Gruppo Ferretti, colosso nel segmento degli yacht di lusso. A capo della Wei Chai, società statale dello Shandong, ha avuto in passato qualche screzio con i vertici comunisti ed è tuttora parlamentare. Lo scorso anno ha venduto in Cina uno yacht da 60 milioni di euro. Paradossi, ma non cinesi.

La stilista - La moda è uno dei fiori all'occhiello del made in Italy, elemento trainante delle esportazioni soprattutto in Estremo Oriente. Logico dunque che dalla Cina in combinazione con la crisi economica sia scattata la corsa ad accaparrarsi qualche marchio storico. Non solo emiri, dunque: Zhu Chong Yun, stilista con oltre 400 boutique del suo marchio Marisfrolg tra Cina, Singapore, Macao e Corea del Sud, ha acquistato da Mariuccia Mandelli il brand Krizia e conta un patrimonio da 510 milioni di dollari.

L'allenatore - Nulla in confronto al tesoro di Wang Jianlin, ex colonnello di 60 anni con 28 miliardi di dollari in saccoccia. C'è lui dietro la maxi-operazione da un miliardo che ha portato all'acquisizione di Infront, l'advisor che gestisce i diritti tv del calcio italiano. Il calcio è un suo pallino: ha già acquistato il 20% dell'Atletico Madrid e ora punta un grande club, in Inghilterra o in Italia. Non a caso, nelle ultime settimane si è parlato spesso di un suo interessamento concreto per il Milan, attraverso il gruppo Wanda. 


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Commenti all'articolo

  • Yossi

    25 Marzo 2015 - 10:10

    Con la classe imprenditoriale che abbiamo, ai quali le banche non lesinano prestiti e basta vedere quello che è successo in alitalia, è già tanto che c è qualcosa da vendere

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  • andresboli

    24 Marzo 2015 - 16:04

    siete la preistoria della politica, i comunisti li vedete solo voi! questi sono degli affaristi nati.

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  • arwen

    24 Marzo 2015 - 14:02

    Comunisti? Ma chi questi? Ma che dite? Comunque l'Italia, ormai, se la stanno comprando a pezzi. Tra qualche tempo nn ci rimarrà in mano una ricca ceppa e il nostro poter contrattuale nei confronti di queste multinazionali sarà pari a zero. Chi può impedire a questi tizi di delocalizzare?

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  • Satanasso

    24 Marzo 2015 - 13:01

    Spero che almeno arrivi anche la Polizia Cinese al posto dei nullafacenti carabinieri e polizia nostrani che non valgono un cactus...

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    • Happy1937

      24 Marzo 2015 - 13:01

      Poveri Carabinieri e Polizia. Chi non vale un cactus è chi sta seduto al Ministero degli Interni e li paralizza. Quando c'era Scelba Carabinieri e Polizia funzionavano benissimo. Come dicono a Napoli (non so se riesco a scriverlo correttamente) "u pisce fete da a capa".

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    • marks

      24 Marzo 2015 - 13:01

      Come non fanno un cactus ... ieri ho visto un posto di blocco della Polizia Stradale che stava multando un vecchietto Italiano con un vecchia Panda forse non gli funzionava una lampadina della macchina , il bello e' che nel mentre passavano davanti indisturbati macchine condotte da stranieri clandestini , magari senza documenti , senza patente , senza assicurazione e con macchine rubate ...

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      • selenikos

        24 Marzo 2015 - 13:01

        mentre una pattuglia fa un controllo o da una multa non PUO' fermare un'altra auto......

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