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Un caso al Tesoro

Pier Carlo Padoan, il "segreto di Stato" sui derivati. E Renato Brunetta: "Dimissioni"

Renato Brunetta e Pier Carlo Padoan

Scontro tra Pier Carlo Padoan e Renato Brunetta. Al centro del duello tra il ministro dell’Economia e il capogruppo di Forza Italia alla Camera i derivati finanziari che gravano sul bilancio pubblico. Padoan era in Parlamento, chiamato a riferire sulle cifre e sui numeri relativi ai contratti in derivati e alle perdite potenziali. L’inquilino di via Venti Settembre, tuttavia, non ha fornito molte indicazioni: «Il livello di disclosure - ha detto il ministro - è già ampio, in linea con gli emittenti sovrani. Il livello di dettaglio richiesto non è accoglibile». I singoli contratti, spiega il ministro «sono sottratti al diritto di accesso» perchè ciò comporterebbe uno «svantaggio competitivo» per lo Stato e per le controparti, «con ripercussioni negative sull’intera gestione del debito».

Dura la reazione di Brunetta. «Padoan in sostanza ha messo il segreto di Stato sui derivati» anche se «non c’è nessuna norma ostativa». L’esponente di Fi promette battaglia. «Ora andremo avanti, vinceremo e avremo pieno accesso agli atti. A quel punto chiederò le dimissioni di Padoan che è venuto in Aula ad insultare il Parlamento con una risposta ridicola, mentre ci sono 40 miliardi di clausole pendenti». Brunetta sostiene che le «affermazioni in stile burocratese» di Padoan «non stanno né in cielo né in terra».

Il Tesoro tace, ma qualche numero circola. Nell’ultimo anno, secondo un recente rapporto del Centro studi di Unimpresa, si è allargata di quasi il 30% la massa di derivati finanziari nei conti pubblici, che a fine 2014 valeva 36,8 miliardi di euro rispetto ai 28,7 miliardi di dicembre 2013.

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Commenti all'articolo

  • paperoga33

    03 Aprile 2015 - 09:09

    Normale, Padoan che sostiene di essere piemontese, con quel cognome, puo sostenere di tutto altro che perder tempo col falso in bilancio. una aggravante di altri reati ok, ma in mano ai PM diventa deterrente nucleare

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  • carlo58

    02 Aprile 2015 - 22:10

    qui la cosa puzza. e anche tanto.

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  • teto.silvi

    02 Aprile 2015 - 18:06

    La provincia di Pesaro è tecnicamente quasi in default per aver investito in derivati, su iniziativa di un presidente di sinistra e anche qui nesuno se ne occupa, ne la giustizia e ne i politici attuali. Quindi pensate che a Roma i sinistri si comportino in maniera diversa? Una vera vergogna aver fatto investimenti in borsa con soldi pubblici.

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  • TOCAI

    02 Aprile 2015 - 15:03

    Se lo stato, o meglio il tesoro, si mette a giocare al rosso o nero acquistando derivati, siamo proprio nella merda più completa. Sono coperture fasulle, solo sulla carta che alla scadenza creeranno buchi giganteschi che come al solito gli italiani pagheranno. Non ho mai visti nessuno, dico nessuno che abbia guadagnato con i derivati. Vedasi ad esempio MPS. Chi li acquista avrà un interesse.......

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