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Fisco: Tfr, pensioni, casa, tasse salite al 50,3% con il governo di Matteo Renzi

Fisco: Tfr, pensioni, casa, tasse salite al 50,3% con il governo di Matteo Renzi

Una cosa è la propaganda e i messaggini su Twitter. Altro sono i dati ufficiali. E così il premier, Matteo Renzi - che tanto si è speso, sin dallo scorso anno, per dire a tutti che sta tagliando le tasse - viene smentito. A ribaltare il quadro (non vero) disegnato dall’inquilino di palazzo Chigi è l’Istat. I numeri ufficiali (e definitivi) dell’Istituto di statistica raccontano che nel 2014 la pressione fiscale è salita. E nemmeno poco: nel 2014 è risultata pari al 43,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ma il dato che più risalta è quello relativo al periodo ottobre-dicembre. Nel quarto trimestre del 2014 la pressione fiscale è stata pari al 50,3%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre 2013. Come dire che negli ultimi 100 giorni dello scorso anno, metà del reddito degli italiani è stato versato nelle casse dello Stato: il gettito ride, i cittadini assai meno.

Alla faccia della sforbiciata alle tasse. Il Documento di economia e finanza del governo, peraltro, non lascia ben sperare per il futuro. Per altri quattro anni il macigno tributario resterà inchiodato stabilmente sopra quota 43%. Quest’anno la zavorra fiscale si attesterà al 43,4% del pil, restando di fatto allo stesso livello del 2013 e del 2014, e schizzerà fino al 43,6% nel 2016; poi una impalpabile diminuzione: 43,3% nel 2017 e 43,2% nel 2018. La rotta è tracciata, messa nera su bianco dal governo negli atti ufficiali, quelli spediti anche all’Unione europea. Un vincolo ulteriore, insomma.

Associazioni dei consumatori e sindacati si ribellano. Anche se i loro strali sono destinati a fare massa negli archivi. Il Codacons ha detto che «l’Italia è il paese europeo dove le tasse crescono più velocemente a fronte di servizi in costante diminuzione». Mentre per la Uil il rapporto tra pressione fiscale e pil certificato dall’Istat è «incompatibile con una ripresa stabile e duratura della nostra economia». E anche all’estero cominciano ad accorgersi che l’eseucutivo guidato da Renzi non funziona. Secondo il Wall Street Journal, l’Italia e non la Grecia è il «cuore» della questione dell’euro: aumentare la crescita italiana è più importante per il futuro dell’area euro che i problemi della Grecia. Il giornale finanziario americanoha definito il nostro Paese «l’elefante nella stanza», ovvero una verità particolarmente evidente ma che viene minimizzata, mentre Atene è «il canarino nella miniera». E se oggi l’Italia va così male è anche colpa di tasse insopportabili. C’è da dire che Renzi ha picchiato duro col fisco sin dall’inizio del suo incarico alla guida del governo: dalla metà di febbraio 2014 a giugno, cioè nei primi quattro mesi di attività, il premier aveva introdotto la bellezza di 10 nuove imposte e balzelli, dall’aumento del bollo auto alla stangata sulle rendite finanziarie.

Anche con la legge di Stabilità sono arrivati aggravi tributari. La manovra sui conti pubblici approvata a dicembre, infatti, penalizza in maniera sensibile le rendite finanziarie sui patrimoni pensionistici dei professionisti, che ora sono tassati al 26% rispetto al precedente 20%, con la conseguenza di tagliare le future pensioni di almeno il 10%. Oltre ai fondi pensione sono state aumentate le tasse su quelli dedicati alla previdenza complementare, cioè la pensione aggiuntiva, che molti italiani cercano di costruirsi: il prelievo è salito dall’11,5% al 20% e anche il tfr è stato stangato, con l’aliquota passata dall’11% al 17%.

Il responsabile economia del Partito democratico, Filippo Taddei, ha provato a smontare i numeri dell’Istat. E su Twitter ha scritto: «Nel 2014 tasse più basse di 2012 e 2013. L’Istat tratta gli 80 euro come spesa, non come tasse in meno. È stato già chiarito dal ministero dell’Economia». I 140 caratteri del cinguettio non chiariscono granché. Taddei intendeva rinviare a una nota del 2 marzo in cui il ministero spiegava che «le misure statistiche non classificano l’intervento il bonus di 80 euro come riduzione del peso fiscale, ma come spesa sociale». La disputa in punto di diritto sulle regole contabili non ci interessa.

Perché i numeri, alla fine, dicono sempre la verità. Ecco un’altra prova. Il prospetto di copertura della legge di Stabilità, come già riferito su queste colonne, dice che nel triennio 2015-2017 Renzi farà aumentare la spesa pubblica di 61 miliardi e 190 milioni di euro (16 miliardi in più solo nel 2015), e lieviteranno pure le entrate fiscali di 64 miliardi e 313 milioni di euro (10 miliardi in più solo quest’anno 2015). Con questi numeri la manovra dell’ex sindaco di Firenze è quella che ha messo più tasse in assoluto negli ultimi anni, altro che alleggerimento della pressione fiscale. Peggio addirittura delle finanziaria firmate da Mario Monti. I contribuenti italiani si rassegnino: sulle tasse, non è per niente la volta buona.

Francesco De Dominicis

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Commenti all'articolo

  • encol

    07 Aprile 2015 - 19:07

    Eppure il bullo dice di no anzi rilancia e dice: ABBIAMO DIMINUITO LE TASSE DI 18Mld. ( balla conclamata caso mai sono 9 ) - Delle due l'una o lo è o ci fa.

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  • pasquino del3mi

    07 Aprile 2015 - 07:07

    MA CHE VI ASPETTAVATE?????? da uno che è un magliaro, solo stronzate, ancora lo ascoltate, ma madatelo a casa se non si vuol morire di fame, fa il comunista coi soldi degli altri

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  • cappone

    07 Aprile 2015 - 07:07

    Come volevasi dimostrare , quando la sinistra è al governo l'italia diventa più povera sarà perchè hanno troppe strutture da finanziare.. quindi non sanno da dove prendere i soldi mettono più tasse? .ceriolo

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  • s.tagliacollo

    07 Aprile 2015 - 00:12

    È una vergogna

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