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Martedì il giorno dell'acconto

Tasi e Imu, scadenze, calcoli e segreti: la guida per non sbagliare

Tasi e Imu, scadenze, calcoli e segreti: la guida per non sbagliare

C’è una buona notizia per i contribuenti che entro martedì 16 giugno sono chiamati a pagare gli acconti Imu e Tasi: la semplificazione. Nel senso che non dovranno perdere il sonno, come lo scorso anno, dietro a numeri e percentuali. Gli basterà versare la metà del 2014 e poi rinviare tutti i calcoli per le eventuali nuove aliquote e detrazioni alla seconda rata. Certo, il saldo del 16 dicembre potrebbe risultare più salato (i Comuni hanno tempo fino al 30 luglio per le delibere e ai primi di giugno solo un migliaio di amministrazioni, il 14% del totale, aveva già deciso), ma il salasso, per adesso, è almeno rinviato. Ci sono comunque molte eccezioni, basti pensare a chi ha comprato l’immobile nell’anno in corso, e quindi sarà il caso di ripassare le istruzioni per l’uso con un occhio ai dubbi interpretativi, che con il nostro Fisco rappresentano purtroppo la regola. Ricordiamoci che negli ultimi 5 anni la tassazione sul mattone è sempre cambiata. Nel 2011 non si pagavano imposte sulla prima casa (nel 2008 Berlusconi aveva eliminato l’Ici), poi è arrivato Monti con l’Imu (2012), Letta (2013) che ha tolto l’Imu sulla prima casa, ma (e siamo al 2014) ha introdotto la Iuc (Imu sulla seconda e Tasi sulla prima abitazione) e Renzi (nel 2015) che ha lasciato ai Comuni la possibilità di cambiare le aliquote. E il rompicapo continua.

Chi paga? - Iniziamo dal facile. La prima scadenza resta fissata per il 16 giugno, mentre il saldo per entrambe è previsto per il 16 dicembre. Quindi, aumentando il livello di difficoltà, si arriva ai soggetti interessati. L’acconto Imu dovrà essere versato da tutti i contribuenti titolari di fabbricati, aree edificabili e terreni, ma sono esclusi i titolari della prima casa a meno che non si tratti di immobili classificati nelle categorie catastali «A1», «A8» e «A9», abitazioni di lusso, ville e castelli (per loro è previsto però un trattamento agevolato perché si applica un’aliquota ridotta dal 2 al 6 per mille e una detrazione di 200 euro). La Tasi, la tassa sui servizi indivisibili come l’illuminazione pubblica e la manutenzione delle strade, si paga solo sui fabbricati, comprese le abitazioni principali, e le aree edificabili (sono esclusi quindi i terreni agricoli). In caso di locazione una parte della Tasi è dovuta da chi detiene il bene. Il Comune può porre a carico del detentore una quota compresa tra il 10 e il 30%, mentre del resto se ne fa carico il proprietario. Discorso diverso per la locazione finanziaria. In questo caso la tassa spetta al locatario a decorrere dalla data della stipulazione e per tutta la durata del contratto (il periodo che va dalla data di stipulazione a quella di riconsegna del bene al locatore, comprovata dal verbale di consegna). Così come è bene ricordare che se uno dei soggetti non paga, nessuno dei due è tenuto alle inadempienze dell’altro: inquilino e proprietario sono titolari di una autonoma obbligazione tributaria. E siamo arrivati alla procedura di calcolo. Come detto, per gli acconti Imu e Tasi valgono aliquote e detrazioni stabilite dai Comuni per i 12 mesi dell’anno prima. I sindaci, infatti, hanno tempo fino al 30 luglio per le delibere e quindi per stabilire le eventuali nuove aliquote: saldi (se più alte) o rimborsi (se più basse) saranno regolati con il versamento della seconda rata. Ovvio che se il Comune ha già deliberato, il contribuente è comunque libero di calcolare la prima rata con le eventuali nuove regole. Sarebbe conveniente se le aliquote fossero per esempio più basse.

L'autoliquidazione - Cosa fare? Dobbiamo aspettare che ci arrivi il bollettino a casa? Non proprio. La norma prevede che i Comuni possano (non c’è nessun obbligo) inviare modelli precompilati per facilitare la vita ai cittadini. La realtà però ci dice che Tasi e Imu sono considerati tributi in autoliquidazione e quindi spetta al contribuente la responsabilità della correttezza del pagamento. In altre parole: anche se ci arriva il bollettino (solo pochi enti locali l’hanno inviato) siamo noi a dover verificare che l’importo sia quello corretto.

Le regole di calcolo - Le regole di calcolo della base imponibile sono le stesse sia per l’Imu che per la Tasi. Per esempio, la base imponibile dei fabbricati è pari alla rendita catastale (risultante dal certificato catastale), rivalutata del 5% e moltiplicata per 160 (per gli immobili abitativi). Occhio, però, perché sono previsti diversi moltiplicatori a seconda della tipologia di immobile e in alcuni casi la base imponibile è soggetta a regole particolari. Basti vedere quanto succede ai fabbricati di interesse storico ed artistico, dove la base imponibile è ridotta del 50%. Da ricordare inoltre che l’Imu viene versata autonomamente da ciascun comproprietario in base alla quota di possesso, e quindi ciascun possessore è responsabile della propria obbligazione tributaria. Per la Tasi, invece, i possessori sono responsabili solidalmente. E quindi arriviamo alle aliquote. La base ai fini Imu è pari al 7,6 per mille. Mentre il margine di azione dei Comuni è del 3 per mille, nel senso che possono ridurla fino al 4,6 o aumentarla fino al 10,6. Non solo. Perché anche per il 2015 è prevista un’addizionale dello 0,8 per mille. Morale della favola: nella peggiore delle ipotesi si può arrivare fino all’11,4 per mille. Per la Tasi invece l’aliquota base è dell’1 per mille e la misura massima non può superare il 2,5 per mille. Anche qui è prevista un’addizionale dello 0,8 che si può aggiungere alla Tasi anziché all’Imu. Tetto massimo quindi: 3,3 per mille. Ma non basta. Perché l’imposta va rapportata alla quota di possesso e ai mesi di possesso, considerando che sia per l’Imu che per la Tasi il mese è valutato per intero quando il possesso si è protratto per almeno 15 giorni. E poi, in caso di abitazione principale bisognerà tener presente la detrazione Tasi concessa dal Comune, mentre per quelle di lusso, soggetta anche all’Imu, la detrazione è fissa e pari a 200 euro.

Come si paga? - Un esempio molto semplice può aiutare a capire. Se ho una prima casa di categoria A/2 con rendita catastale di 980 euro, la base imponibile ai fini della Tasi sarà data dai 980 euro più il 5% (la rivalutazione) moltiplicato per 160. Avrò così una base imponibile di 164.640 euro che poi vado a moltiplicare per l’eventuale aliquota del 3,3 per mille (164.640 x 0,33%). Il calcolo mi dà 543 euro, ma non è finita. Perché se considero una detrazione di 100 euro vedrò che la Tasi dovuta dal proprietario dell’immobile sarà pari a 443 euro. Sia l’Imu che la Tasi, comunque, si pagano con il modello F24 o il bollettino postale. Sia attraverso invio telematico che con i moduli cartacei. Ma occhio alle cifre. Con l’invio telematico è possibile versare qualsiasi importo, il modulo cartaceo, invece, ha delle limitazioni. Nel senso che solo i bollettini postali (o l’F24 inviato dal Comune) sono utilizzabili per pagare con denaro contante importi superiori a mille euro.

di Tobia De Stefano

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