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Conti pubblici, mef: "Debito monetario sale, ma scende in rapporto al Pil"

Conti pubblici, mef: "Debito monetario sale, ma scende in rapporto al Pil"

Non solo le elezioni disastrose, ci sono altri numeri che minacciano Renzi, sono quelli dei conti pubblici.  "Il debito monetario aumenta, il rapporto debito-pil diminuisce". È quanto chiarisce il Tesoro in un articolo pubblicato sul sito del Mef sulla scia del supplemento ’Finanza pubblica, fabbisogno e debitò al Bollettino Statistico pubblicato ieri dalla Banca d’Italia, secondo il quale il debito pubblico in termini nominali ha raggiunto i 2.194,5 mld di euro. "Si tratta della cifra più elevata mai raggiunta dal debito pubblico  italiano e viene legittimamente indicata come un record - afferma il  Mef nel testo - Alcuni commentatori segnalano che questo dato sarebbe in contraddizione con le affermazioni del Ministro dell’Economia e delle Finanze, che in più occasioni ha indicato come la programmazione economico-finanziaria abbia posto il debito pubblico su una  traiettoria discendente". Ma, si aggiunge, "un chiarimento è possibil efacendo riferimento ai dati contenuti nel Documento di Economia e Finanza 2015: nella Sezione I si può rilevare che la stessa programmazione del governo prevede che il debito in valore assoluto o in termini monetari cresca in modo continuativo fino al 2019 quando dovrebbe raggiungere il valore di 2.218,2 miliardi di euro".


Rapporto col pil - Inoltre, prosegue il Tesoro, "nella stessa tabella viene però indicato l’andamento del valore del debito in relazione al prodotto interno lordo, che raggiunge il picco nel 2015 (132,5%) e poi declina (120%  nel 2019)". Dunque "il debito monetario aumenta, il rapporto debito-pil diminuisce". "Peraltro - si legge ancora nel testo sul sito del Mef - i supplementi mensili ai bollettini della Banca d’Italia riportano le oscillazioni relative alla gestione del fabbisogno nel corso dell’anno, quindi nella serie mensile è possibile rilevare dei mesi in cui il debito assoluto scende per poi risalire, ma il dato atteso a  fine anno è comunque in crescita rispetto al dicembre 2014, e alla fine del 2016 sarà in crescita rispetto al dicembre 2015". "L’aumento del debito è ovviamente legato al deficit: poiché i conti  pubblici registrano ogni anno una spesa superiore alle entrate il fabbisogno viene finanziato contraendo debito. Nel dibattito pubblico accade che alcuni commentatori che a volte chiedono maggiore  flessibilità nelle finanze pubbliche, cioè una programmazione economica che produca più deficit, si stupiscano dell’aumento del debito. La relazione tra le due grandezze è però molto chiara. Finché  c’è un fabbisogno da soddisfare per finanziare il deficit - si osserva - c’è aumento del debito".

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Commenti all'articolo

  • fatti neri

    20 Giugno 2015 - 22:10

    approfonditi studi su chi paga le tasse sul mattone porta come risultato che il 43% di chi paga imu ha smesso di acquistare i beni durevoli oltre un meno 5% dei consumi ordinari oltre aver generato un disastro tra le giovani coppie che pagano il mutuo sulla prima casa, al punto da proporre un aggiustamento, purtroppo a parità di bilancio, usando un aumento progressivo dalla seconda in poi

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