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Lo stop che fa male

La Bce non dà l’autorizzazione alla cordata composta da Carlo De Benedetti, Montezemolo, la famiglia Segre e Nasi per l’acquisto del 51% della banca Bim

La Bce non dà l’autorizzazione alla cordata composta da Carlo De Benedetti, Montezemolo, la famiglia Segre e Nasi per l’acquisto del 51% della banca Bim

Comunque andrà non sarà un successo. La Bce intende bloccare il passaggio di Bim-Banca Intermobiliare alla cordata composta, fra gli altri da Carlo De Benedetti, Luca di Montezemolo, Valentina Nasi, figlia di Emanuele Nasi (ramo cadetto di casa Agnelli) e la famiglia Segre. Visto il blasone lo stop è ancora più clamoroso. Tanto più che l’operazione rappresentava una sorta di ritorno a casa. I principali compratori di oggi sono gli stessi che nel 2010 avevano ceduto il 51% dell’istituto, specializzato nel private banking, a Veneto Banca. Lo scorso anno la popolare di Montebelluna, già col fiatone aveva deciso di vendere. Si era fatto avanti il vice presidente Pietro D’Aguì, altro azionista storico di Bim, mettendo insieme un po’ dei precedenti proprietari. Il prezzo concordato era di 3,6 euro per un valore complessivo di 289 milioni. Chiuso il primo atto sarebbe scattata l’opa. Il sipario però è stato strappato dalla Bce. La cordata ha annunciato ricorso. Nel frattempo il titolo è crollato del 13,6% a 3,02 euro.

È appena il caso di notare che si tratta del primo intervento di rilievo della Bce in Italia dopo aver assunto i poteri di vigilanza a novembre scorso. È certamente significativo il fatto che la scure si sia abbattuta su un pezzo eccellente della finanza italiana e, in particolare torinese.

Che qualcosa non andasse per il verso giusto era già emerso due anni fa quando la Banca d’Italia aveva effettuato una ispezione in Veneto Banca e nella stessa Banca Intermobiliare rilevando problemi sulla consistenza del patrimonio. A novembre la popolare di Montebelluna aveva superato a fatica gli stress test e a febbraio era finita nel mirino della magistratura. Il direttore generale, Vincenzo Consoli, e l’ex presidente Flavio Trinca, sono stati indagati per «ostacolo alla vigilanza». Erano state perquisite abitazioni e uffici di diciassette grandi soci. Anche in questo caso nomi eccellenti a partire dai trevigiani Giuseppe Stefanel e da Gianfranco Zoppas e dai vicentini Francesco e Claudio Biasia. Adesso l’ultima bacchettata arrivata direttamente da Mario Draghi.

di Nino Sunseri 

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Commenti all'articolo

  • parrif

    21 Giugno 2015 - 20:08

    Ha fatto proprio bene.

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  • gosel

    18 Giugno 2015 - 22:10

    Bravo Draghi, finalmente uno che non si inchina a leccare il.......a questo "Padrino" intrallazzatore e rovina aziende che dopo aver ramazzato soldi a dritta e a manca coi sistemi che conosciamo (vedasi caso Berlusconi-Mondadori) se ne è scappato in svizzera alla faccia di tutti quelli che l'hanno mantenuto in Italia. Dio ce ne scampi e liberi!!!

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  • Anna 17

    Anna 17

    18 Giugno 2015 - 20:08

    Questo presunto imprenditore è sempre stato bastonato in Europa (SGB), bastonato da Giovanni Agnelli (Fiat), da Calvi (B.co Ambrosiano). Con l'aiuto di ns. stupidi politicanti ha avuto successo solo in Italia, dove si è arricchito alle spalle degli italiani affossando molte aziende e creando molti disoccupati. Uno con un curriculum simile è più simile ad un truffatore che ad un imprenditore.

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  • zefleone

    18 Giugno 2015 - 18:06

    Banda di miserabili.

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