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La consultazione del 5 luglio

Grecia, la scheda del referendum: la domanda da cui dipende il futuro dell'euro e del Vecchio Continente

Grecia, la scheda del referendum: la domanda da cui dipende il futuro dell'euro e del Vecchio Continente

Eccola, nella fotografia, la scheda dalla quale, nei fatti, dipende il futuro della Grecia e, a cascata, quello dell'euro e di Eurolandia. È la scheda dove viene messo nero su bianco il quesito referendario che Alexis Tsipras rivolgerà alla Grecia domenica, il 5 luglio, il probabile D-Day del Vecchio Continente. Segue il quesito: "Deve essere accettato il piano di compromessi proposto dalla Commissione europea, il Fondo Monetario internazionale e la Bce all'Eurogruppo del 26 maggio 2015, composto da due documenti che costituiscono l'intera offerta? Il primo documento si intitola Riforme per il completamento del programma corrente e oltre, il secondo Analisi preliminare della sostenibilità del debito". Due le possibili risposte: no, "non accetto", oppure sì, "accetto". Nel caso in cui prevalessero i "no", la Grecia sarebbe fuori dall'euro, con tutte le conseguenze (drastiche) che il passo potrebbe comportare (anche per l'Italia). Nel caso prevalesse il "sì", la Grecia accetterebbe l'ultima proposta di austerity, tasse e imposte della autorità di Bruxelles, in cambio dello sblocco del piano di aiuti.

Lo scenario - Nel frattempo, la tensione resta alle stelle. Ad Atene, i greci sono scesi in piazza nella manifestazione per il "no" al referendum promossa da Tsipras. Sui mercati internazionali si è vissuta una giornata tragica, con Milano maglia nera tra le piazze europee e lo spread tornato alle stelle. Angela Merkel ha affermato che "se fallisce la Grecia, fallisce l'euro". Da par suo, Jean-Claude Juncker ha detto di "sentirsi tradito" da Atene. La risposta di Tsipras è stata netta: il premier greco ha parlato di "oneri insostenibili" imposti dell'Europa. Negli ultimissimi minuti, infine, è arrivata la conferma di quanto in realtà già si sapeva: la Grecia domani, martedì 30 giugno, non pagherà gli 1,55 miliardi di euro prestati dal Fondo Monetario internazionale (tanto che il referendum viene considerato alla stregua di un escamotage per prendere tempo, e non è un caso che le banche elleniche resteranno chiuse fino a domenica). Rifiutando il piano di emergenza che scade tra poche ore (e con la Bce che ha rifiutato di aumentare i fondi di emergenza per gli istituti greci), Atene non ha modo di ricostituire i depositi che stanno rapidamente diminuendo.

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Commenti all'articolo

  • aldo delli carri

    30 Giugno 2015 - 18:06

    questi stanno terrorizzando la gente. avere 50,00 euro o 500 dracme cosa cambia??? per un poveraccio nulla, cambia per i giocatori di borsa e finanza creativa, usurai, se siete così preoccupati che la grecia esca è perché perdete il cliente e potrebbe guadagnarlo putin...burocrati e miserabili, state bene con monti, amato, renzi...parassiti...

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  • encol

    30 Giugno 2015 - 11:11

    Auguro ai greci di non cadere nel tranello. L'euro è di fatto già fallito e con esso la UE incapace di gestirsi come una vera confederazione di stati. In questo bailamme il solo ad averci guadagnato una montagna di soldi è la Germania. Nell'ambito di una moneta unica è sempre il più forte a guadagnare a scapito delle economie più deboli. E' un dato di fatto sotto gli occhi di tutti.

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  • frankie stein

    30 Giugno 2015 - 07:07

    'A cascata'...AhhhhhAhhhhAhhh...!!! Illusi e patetici.

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  • oldpeterjazz

    29 Giugno 2015 - 22:10

    Il denaro non è la ricchezza; il denaro è solo uno strumento per barattare ricchezza. Si può usare l'euro come si possono usare i bottoni; è una pura convenzione. Il problema è che i bottoni li vogliono fabbricare a Bruxelles e tenere tutti sotto scacco. Basta euro, gli Stati tornino alla propria moneta sovrana e ognuno sia padrone del proprio destino.

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