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Trucchi da comunisti

Grecia, i due tarocchi sulla scheda del referendum: prima il "no" e il voto sulla vecchia proposta di accordo

Alexis Tsipras

Tarocco comunista al referendum ellenico. Sul quesito di domenica il premier Alexis Tsipras si gioca la faccia: "sì", accettiamo i diktat dell'Europa e rimaniamo nell'euro, oppure "no", respingiamo l'accordo e diciamo addio alla moneta unica. Tsipras si è esposto per il "no", ha chiamato i suoi sostenitori in piazza, e se vincesse il "sì" potrebbe anche dimettersi in tempi brevissimi (e, almeno stando ai sondaggi, il "sì" avrebbe maggiori possibilità di vittoria). Ed è in questo contesto che è cresciuto il tarocco di Tsipras. Un duplice tarocco, per inciso. Due macchinazioni sulla scheda del quesito referendario che verrà proposto domenica 5 luglio.

Sì o no? - Si parte da due parole semplici semplici: "OXI" e "NAI", scritte in maiuscolo. Rispettivamente "no" e "sì". Il punto è che sulla scheda del referendum viene prima il "no" e poi il "sì". La consuetudine viene dunque sovvertita (da che mondo è mondo e da che democrazia è democrazia, sulla scheda viene prima il "sì" e poi il "no"). Per le cancellerie di Bruxelles si tratta di un chiaro escamotage adottato dal governo Tsipras per tentare di orientare il voto di domenica. Una mossa, un dettaglio, che ha fatto ulteriormente infuriare i leader dell'Eurozona, sempre più compatti contro la Grecia rossa del disastroso tandem Tsipras-Varoufakis.

Quale bozza? - Ma vi è poi il secondo tarocco, se possibile ancor più grave. Già, perché quando le istituzioni del Vecchio Continente hanno visto la scheda referendaria (fatta filtrare da una "gola profonda" di Nia Dimokratiza, il partito conservatore dell'ex premier Samaras) hanno subito notato come i greci, domenica, non voteranno sull'ultima proposta di Bruxelles, pubblicata due giorni fa da Jean-Claude Juncker. Bensì il popolo ellenico voterà su una vecchia bozza di accordo, quella del 26 maggio scorso, molto più dura e molto meno appetibile per il popolo greco. Nel quesito referendario, insomma, non si dà conto dei progressi negoziali registrati negli ultimi giorni, prima che Tsipras facesse saltare il banco. Un doppio tarocco che la Grecia potrebbe pagare carissimo.

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Commenti all'articolo

  • antonimo

    01 Luglio 2015 - 13:01

    Il governo greco non è "di sinistra", è una coalizione in cui ci sono partiti ed uomini chiave come Vourufakis che sono di destra. La cosa che li accomuna è quella di perseguire il bene della Grecia, al contrario della sinistra italiana di Renzie e Bersani che sono servi delle banche nella stessa misura della "destra" di Alfano e dello scomparso Fini.

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  • miacis

    30 Giugno 2015 - 16:04

    Certo che sostenere che la Grecia beneficerebbe dall'aiuto UE dopo tutto che le é capitato a forza di "aiuti" é davvero paradossale. Ma non é ancora chiaro che l'unico aiuto che danno é quello di fare un maggior debito con sempre più soldi da pagare?!

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  • renzo126

    30 Giugno 2015 - 15:03

    ci fossero uomini italiani di destra italiani con i coglioni come il primo ministro greco saremmo uno stato anche noi

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  • tontolomeo baschetti

    30 Giugno 2015 - 13:01

    carlooliani - cosa ci si può aspettare da uno di sinistra è difficile dirlo, ma come hanno ridotto la Grecia quelli di destra è sotto gli occhi di tutti.

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