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Da zero a dieci

Grexit, le pagelle ai protagonisti della trattativa: si salvano solo Mario Draghi ed Angela Merkel

Grexit, le pagelle ai protagonisti della trattativa: si salvano solo Mario Draghi ed Angela Merkel

Per capire come andrà - davvero - a finire non ci può aiutare neppure la più autorevole delle palle di vetro. Certo, il voto referendario di domenica, per la Grecia, per l'Europa e per la moneta unica, è un crocevia fondamentale. Ma non c'è nulla di definitivo, sia che vinca il "sì" sia che vinca il "no". La storia è ancora tutta da scrivere, anche se i margini di trattativa tra Atene e le istituzioni continentali si riducono di giorno in giorno, di ora in ora. Ma intanto, fino a domenica, la situazione è in stallo: banche chiuse nel Paese ellenico, Borsa altrettanto chiusa, in una snervante attesa dell'esito della consultazione popolare. Il premier Alexis Tispras, insomma, prende tempo. L'Europa prova a salvare il salvabile. I greci tremano. Resta soltanto l'attesa. E in questa attesa ci si può spendere in una valutazione dei principali protagonisti della crisi greca. Un pagellone, nel quale assegnare un voto - da 1 a 10 - all'operato dei vari Tsipras, Merkel, Draghi ed eccetera (in attesa, of course, della parola fine alla vicenda - ammesso e non concesso che mai arriverà -, una parola fine che potrebbe sterzare in modo significativo le provvisorie valutazione).

Alexis Tispras - Non si può che partire dal premier greco, trionfatore alle elezioni dello scorso gennaio, l'uomo che ha conquistato il potere promettendo di cancellare gli accordi-capestro con la Troika (Bce, Fmi, Commissione europea). Il risultato? Deludente, giusto per usare un eufemismo: Tispras sta tirando la corda agli estremi, e il massimo che riuscirà ad ottenere è il default, la bancarotta, quell'uscita dall'euro per la quale, nei fatti, si è espresso in prima persona chiedendo di votare "no" al referendum di domenica. Dunque l'obiettivo non verrà raggiunto: gli accordi non verranno cancellati, se non al prezzo altissimo del crac. Viceversa, se non si arrivasse a questo punto, Tsipras porterebbe a casa un nuovo piano di lacrime e sangue soltanto un poco limato rispetto a quello originario. Al comunista Alexis, ad oggi, si può riconoscere solo un gran coraggio (forse spregiudicatezza) e il "merito" di aver messo alle corde l'Unione europea. Voto: 5

Yannis Varoufakis - Il ministro delle Finanze, il centauro "gigione", l"incompetente" (così come sarebbe stato bollato dagli omologhi in un ormai celeberrimo Eurogruppo di fuoco). Balzato agli onori delle cronache come la stella (rigorosamente senza cravatta) del firmamento anti-europeista ellenico, pian piano si è spento come la più pallida delle supernove. Molte parole, e pochi fatti (anzi: soltanto parole e nessun fatto). Presentissimo sui giornali, sui rotocalchi e nei pensieri proibiti delle donne di mezzo globo terracqueo, in posa con giacca di pelle e motocicletta, non passerà - affatto - alla storia come uno dei protagonisti della trattativa più importante nella breve storia di Eurolandia: pian piano è stato commissariato dal suo stesso governo, confinato, escluso, sino a che, nei fatti, le sue "mansioni" sono state rilevate da Tsipras, che si è speso in primissima persona in ogni aspetto della trattativa. Voto: 1

Mario Draghi - Mister Bce, l'uomo col bazooka spara-soldi, l'arma più potente del Continente. Il grande salvatore, il "dottore della liquidità", colui che sovverte (o aggira, reinterpreta, fate voi) le ferree regole dell'Eurotower di cui è a capo. Draghi, la mente che a colpi di "clava" ha abbattuto lo spread (e che in questi ultimi giorni di vorticosa tensione continua a tenere "a cuccia" quel cagnaccio brutto del differenziale tra Btp-Bund). Al solito, Draghi si è distinto per il pragmatismo, e per lui parlano gli ultimi 90 miliardi di euro pompati nelle casse di Atene (un tesoro che ha allontanato lo spettro della corsa ai bancomat). Ma anche Mister Bce, ora, pur senza interromperlo, ha annunciato che non aumenterà più la linea di finanziamento della Bce verso la Grecia. Insomma, Draghi ha osato, ma non ha spinto fino a fracassare i fragili equilibri del fronte europeo, polarizzato tra rigoristi e "libertini". Al solito, ha portato a casa dei risultati. Eppure si ha la sensazione che neppure lui - il presidente della più importante istituzione della moneta unica -, in questo caso sia riuscito a levare le proverbiali castagne dal fuoco. Bazooka parzialmente scarico. Voto: 5/6

Christine Lagarde - Bianca di capelli e transalpina, figura tra i grandi sconfitti di questa partita. Si parte dall'ultima beffa: la Grecia non ripagherà il suo Fmi. Inoltre, Lagarde, giorno dopo giorno ha perso il confronto con Draghi e la Bce: lei chiedeva una maggiore pressione dell'Eurotower per ottenere misure straordinarie ed austerità, Draghi nicchiava. E ha vinto chi nicchiava. A capo di una delle tre punte che compongono la famigerata Troika, Christine non ha saputo imporsi come attrice di primissimo livello. Voto: 4

Jean-Claude Juncker - Presidente della Commissione europea - dunque, in linea di principio, l'uomo più potente del Vecchio Continente -, personaggio paludato e con profondo background diplomatico, non è mai parso "in controllo". La sua strategia ha perso, nettamente: mostrandosi intransigente sulla linea dell'austerità ha scommesso sul popolo greco, sulla sua "ribellione" e su una cacciata anzitempo di Tsipras, comunisti, neonazisti, euroscettici e compagnia cantante. Scommessa persa: il banco è saltato, Tsipras è ancora lì, il referendum incombe. Emblematico il suo ultimo appello, senza precedenti: fallita la linea della "moral suasion", si è diretto in prima persona al popolo ellenico, chiedendo di votare "no" al referendum. Una richiesta non credibile, perché proviene da una parte - clamorosamente - in causa. Una richiesta che ha lasciato perplessi i più. Mister Jucker almeno ci ha provato, ma al pari un po' di tutti gli altri, è rimasto soltanto con un pugno di mosche in mano. Voto: 4,5

Donald Tusk e Jeroen Dijsselbloem - Rispettivamente presidente del Consiglio Europeo e capo dell'Eurogruppo. Qualcuno li ha mai sentiti nominare? Poco, molto poco. Il primo arriva dalla Polonia, paese fuori da Eurolandia, dunque l'etichetta di pesce fuor d'acqua gli si addice, eccome. Il secondo ha assunto le sembianze di Brontolo, il nano con la luna storta: nella Grecia non ha mai avuto fiducia e non ha mai fatto nulla per celarlo (così come non ha mai fatto nulla tout-court). Voto: s.v

Angela Merkel - La cancelliera del rigore, forse, potrebbe non vincere una delle sue primissime partite in Europa. Lei, vera "dominatrice" delle istituzioni continentali, non ha mai mollato un centimetro: austerity, austerity, austerity. Ha detto: "Se fallisce l'euro, fallisce l'Europa". Una frase che pare più un tentativo di sciacquarsi la coscienza: qui fallisce la Grecia, e con tutta probabilità né l'euro né l'Europa (che, certo, non se la passeranno granché bene, ma in un modo o nell'altro resteranno in piedi). Per inciso, in un'Europa senza Atene, Angela sarebbe ancor più potente: il fronte anti-rigorista si ridurrebbe, e la cancelliera potrebbe esibire lo scalpo di Tsipras, ovvero quello di un Paese schiacciato dal teutonico tacco e con discreta probabilità (in caso di uscita dall'euro) destinato alla miseria. Una prova di forza, la sua, l'ennesima. Angela, come detto, potrebbe "non vincere". Ma, al solito, neppure non perdere. Voto: 6,5 per i risultati ottenuti, 3 per l'arroganza.

Matteo Renzi - E l'Uomo da Rignano sull'Arno? Che fine ha fatto? I radar del web segnalano la sua ininfluente presenza su Twitter, dal quale pontifica mentre i vertici del Vecchio Continente lo ignorano. Un giorno sposa una causa, un giorno l'altra. Il premier, che della battaglia al teutonico rigore fece una delle sue (presunte) battaglie di governo, ora si è messo in scia alla Merkel, sposando le posizioni della Cancelliera e stigmatizzando le bizze del rosso Tsipras (sempre su Twitter, certo). Renzi, l'uomo dall'ego spropositato, in questa partita si è mostrato sostanzialmente inesistente (proprio come l'omologo francese, Francois Hollande, altro presunto membro del fronte anti-rigorista). Voto: 2,5

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Commenti all'articolo

  • brunom

    04 Luglio 2015 - 10:10

    La verita' e' che per la Grecia questo sarebbe il terzo salvataggio con i soldi degli altri in cinque anni. La paura dei tedeschi e' quella di trovarsi una Grecia sull'orlo della bancarotta ogni due o tre anni. La serieta' dei greci si e' vista sei mesi fa quando hanno votato un comunista con la promessa di non pagare i vecchi debiti e farne di nuovi. Questa e' disonesta' e ladrocinio.

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  • zydeco

    01 Luglio 2015 - 20:08

    Con la morte nel cuore devo ammettere che l'unica che ha avuto un comportamento razionale e lineare e' Angela Merkel, dimostrando che tra tutti i quaquaraqua politici e economici e' l'unica con la testa. Peccato che faccia gli interessi della Germania e quindi contrari a quelli dell'Italia. E' facilitata dal fatto che anche il governo italiano fa gli interessi della Germania.

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  • gdggdg

    01 Luglio 2015 - 18:06

    A quando Tsipras "santo subito"? Perchè ha promesso "cose" che non poteva dare??

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  • wilegio

    wilegio

    30 Giugno 2015 - 17:05

    siete stati troppo generosi col buffone di Rignano sull'arno

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