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Grecia, vince il "no": verso l'addio all'euro e il ritorno della dracma. Cosa può accadere

Grecia, vince il "no": verso l'addio all'euro e il ritorno della dracma. Cosa può accadere

In Grecia vince il "no". Trionfa il popolo, trionfa Alexis Tsipras, Angela Merkel e la Ue perdono la loro battaglia. Ma il Paese ellenico resta sull'orlo del baratro. Il premier tenterà di intavolare una nuova trattativa, ma i margini sono ridottissimi. Dunque, l'ipotesi più probabile è quella del default, che dovrebbe avvenire il 20 luglio, quando Atene dovrebbe ripagare il prestito alla Bce. Cosa accadrà, dunque, in caso di crac e abbandono della moneta unica (circostanza che il governo greco ha affermato, comunque, di voler evitare?). Si parte dalla corsa agli sportelli bancomat (ammesso che vengano riaperti) e dal probabile blocco dei conti correnti e del movimento dei capitali, così come accadde a Cipro. Dunque si opererebbe la conversione dall'euro alla dracma di tutti i contati, i depositi, i crediti, i debiti e le pensioni. La dracma subirebbe una pesante svalutazione, stimata tra il 40 e il 70 per cento (così come si svaluterebbero i risparmi dei greci). Yanis Varoufakis, da par suo, tempo fa aveva paventato anche un secondo scenario in caso di addio all'euro: l'ingresso nel rublo, la divisa russa, e dunque l'ingresso ufficiale (per ora è ufficioso) nell'orbita dell'impero putiniano.

Tenendo come riferimento il ritorno alla dracma, come altra conseguenza, l'export avrebbe un forte impulso, controbilanciato però dal pesantissimo (quasi insostenibile) aumento dei conti dell'import, una fattispecie che farebbe crollare la Grecia in una spirale di disperazione economica. Di conseguenza, schizzerebbe l'inflazione: si stima del 20 per cento. Per contrappasso, crollerebbe il potere d'acquisto delle famiglie, con conseguente recessione e disoccupazione. Atene, inoltre, non potrebbe accedere più a prestiti internazionali, se non a tassi altissimi, insostenibili. Per far cassa, dunque, il Tesoro sarebbe costretto a nuove tasse o a un nuovo impietoso piano di tagli della spesa pubblica. Sempre da un punto di vista bancario, gli istituti ellenici non avrebbero più accesso alla Bce. Ne deriverebbe una violenta crisi bancaria, con svalutazione degli attivi, e un probabile fallimento di molti istituti. In questo, dunque, non può essere esclusa una nazionalizzazione delle banche. Uno scenario da incubo, in tutto e per tutto.

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Commenti all'articolo

  • brunom

    06 Luglio 2015 - 17:05

    Germania e Francia, anche se a parole dicono che la Grecia non deve uscire, stanno lavorando per fare uscire la Grecia dall'euro, altrimenti i greci ogni due o tre anni bussano alla porta per chiedere piu' soldi. Meglio lasciarli andare e ripartire da capo. L'uscita della Grecia deve essere un monito anche per il sud Italia che non si puo' usare il denaro degli altri all'infinito.

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  • Janses68

    06 Luglio 2015 - 09:09

    Devono affondare male ..... questi mangiasoldi senza riforme. Io non accetto che noi come paese abbiamo fatto sacrifici e qualcun'altro la debba sfangare cosi' ... Deve crollare la loro economia sino ad una rivoluzione totale.

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  • zydeco

    06 Luglio 2015 - 08:08

    Ha ragione D'Alema. I miliardi per la Grecia sono finiti nelle banche tedesche. Oggi si riuniscono la Merkel e Hollande per decidere il destino della Grecia. Domani la formalita' dell' Eurogruppo. Ma cosa ci sta a fare l' Italia in una Europa dove conta come il due di picche quando la briscola e' coppe? E il bello e' che Renzi da ragione alla Merkel...

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  • gio52

    06 Luglio 2015 - 08:08

    Il rublo e' gia' pronto con tanto di cambio ufficiale ( anche se in affanno ) Mossa sucessiva = uscita dalla nato e immediato ingresso nella federazione russa . Sucessivamente concessione alla russia di una base navale . (anche per protezione dai turchi ) la grecia diventera' la prima meta turistica per i russi . Da non dimenticare la perfetta sintonia religiosa di greci e russi .(e serbia

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