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L'avvertimento

Grecia, Fmi: "Possibile impatto sull'Italia". Il voto a Renzi su ripresa, Pil e disoccupazione

Grecia, Fmi: "Possibile impatto sull'Italia". Il voto a Renzi su ripresa, Pil e disoccupazione

In assenza di una forte risposta politica dell'Europa "gli avversi sviluppi in Grecia potrebbero avere un sostanziale impatto sull'Italia". Il Fmi, nell'article IV sull'Italia, guarda agli "effetti sulla fiducia" mentre "l'esposizione diretta è limitata", come limitati sono "i rischi di contagio nel breve termine". Quindi, non tanto un pericolo sui conti derivato da spread e crediti non incassati, ma un'ipoteca sulla crescita futura, che verrebbe frenata ulteriormente dal clima di tensione e incertezza nell'Eurozona.


Fragile ripresa - L'economia italiana, annota il Fondo monetario internazionale diretto da Christine Lagarde, sta lentamente riprendendosi dalla peggiore recessione degli ultimi decenni e Renzi dovrebbe continuare con decisione il processo riformatore per risolvere le debolezze strutturali del Paese e far ripartire la crescita. Confermata la previsione sulla crescita italiana allo 0,7% nel 2015 e all'1,2% l'anno prossimo. Numeri, dunque, in territorio positivo ma ancora troppo modesti per poter parlare di ripresa vera e sostanziale.

Jobs Act - L'effetto combinato del Jobs Act e della sia pur tenue ripresa economica, però, secondo l'Fmi farà calare la disoccupazione che in Italia resta ancora tropo alta. Il tasso di senza lavoro scenderà al 12,5% quest'anno e al 12,2% il prossimo. Nel rapporto pubblicato al termine delle consultazioni ex articolo IV, i tecnici di Washington promuovono la riforma del
mercato del lavoro introdotta dal Governo Renzi. "Se pienamente realizzato - si legge nel documento - il Jobs Act creerà
migliori incentivi ad assumere e formare i lavoratori. L'introduzione di un nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e l'estensione della copertura dei benefici per la disoccupazione sono un importante inizio".


Il debito pubblico - Il debito pubblico italiano, infine, "è sostenibile ma soggetto a rischi significativi" a causa della sua entità. Secondo il Fondo i problemi maggiori "derivano da uno scenario di stagnazione, in cui la crescita e l'inflazione rimangono molto bassi per un prolungato periodo di tempo". In particolare, il Rapporto diffuso prevede nello scenario base che il rapporto tra debito e Pil raggiunga un picco al 133% nel 2015, prima di declinare al 123% nel 20120, "con un profilo più basso rispetto a un anno fa grazie ai minori tassi d'interesse".

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Commenti all'articolo

  • Joachim

    08 Luglio 2015 - 07:07

    La cosa peggiore è l'affermazione di stagnazione...ma come fai a fare crescita se i mercati non tirano e l'EU tutta è in crisi. Ma la signora di orgine francese non ha forse visto i conti della Francia...Debito costantemente in rialzo e fuori dai parametri. Non si è concentrata sulle vere cose ch danno origine al debito...ovvero il costo del carrozzone.

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