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Mercati al tracollo

Cina, il crollo delle Borse trascina giù il mondo: l'incubo della bolla stile Lehman Brothers

Cina, il crollo delle Borse trascina giù il mondo: l'incubo della bolla stile Lehman Brothers

Si è chiusa per le Borse la settimana peggiore dall'agosto 2011. Era il tempo della febbre degli spread e la situazione oggi, se possibile, è ancora più grave. Il crollo costante dei mercati cinesi di Shanghai (-4%) e Shenzhen, unito al rallentamento dell'economia reale cinese, trascina con sé il mondo: Piazza Affari ha chiuso a -2,8%, Parigi ha fatto peggio sfondando il -3%, 260 miliardi di euro bruciati in una sola seduta in Europa, Wall Street a -3.1%, petrolio sotto i 40 dollari al barile, ai minimi dal 2009. 

Ricordatevi queste date - Secondo gli analisti l'orologio dell'Apocalisse finanziaria globale segna un minuto a mezzanotte. Cassandre? Può darsi, ma come ricorda Federico Fubini sul Corriere della Sera nelle ultime estati solo due sono passate senza terremoti finanziari. Settembre 2008: Lehman Brothers e mutui subprime. Estate 2010: crisi greca. Estate 2011: spread e debiti sovrani, Italia in testa. E via di questo passo, con due eccezioni, 2009 e 2014. Quest'anno sarà ricordato molto probabilmente come quello dello sboom cinese. Ma qualcuno azzarda che potrebbe essere l'inizio della fine dell'economia globale per come l'abbiamo conosciuta in quest'ultimo decennio. 

Fantasma Lehman Brothers - La crisi attuale si ricollega idealmente al crack della Lehman Brothers. Come reazione a quello scossone, il governo di Pechino immise nell'economia cinese 470 miliardi di dollari, pompando una bolla immobiliare e produttiva impressionante. La Cina diventa seconda economia del mondo comprando materie prime da paesi come Brasile, Messico, Cile, Indonesia: petrolio, rame, grano o legumi immagazzinati senza soluzione di continuità. Un doping alle economie emergenti che ha prodotto, però, anche un indebitamento rispetto al Pil del 248% (rispetto al 140% pre-2008).

I tre terrori - Ora però la Cina rischia di tirare il freno a mano sia sulla produzione sia sulle importazioni, inguaiando mezzo mondo. Di sicuro, a rimetterci per prime, sono tutte quei colossi energetici esportatori che si vedono schiacciati da tre massi. Primo: il calo di domanda del loro principale partner, la Cina appunto. Secondo: di fronte alle minacce finanziarie, la prima reazione dei rispettivi paesi (Russia, Brasile, India) è la svalutazione delle loro monete interne che rischia di appesantire il loro debito. Terzo: il loro debito, per metà, è in dollari. E se la Federal Reserve Usa, come sembra, deciderà di tornare ad alzare i tassi per la prima volta negli ultimi 10 anni, il collasso sarà completo.  


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Commenti all'articolo

  • Gios78

    22 Agosto 2015 - 11:11

    Il mondo ha visto di peggio...se succede tutto questo casino l'economia saprà riassestarsi in un modo o nell'altro. Non sarà più globale ma nazionale, si tornerà forse ad una sana concorrenza tra paesi sul terreno dell'economia vera, basata sul lavoro manuale e non sui fogli di carta delle banche e dei cda delle multinazionali. Tutto sommato, forse è meglio così.

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  • bettely1313

    22 Agosto 2015 - 11:11

    è la globalizzazione la causa di tutto. E' già difficile gestire il piccolo, figuriamoci il troppo, appunto la globalizzazione. Il dollaro puntando sull' economia cinese si è rivelato uno sbaglio, in quanto è l'economia cinese che ha poi distrutto tutte le altre economie. quindi meno esportazioni per La Cina. Poi la Cina voleva lo yuan portato a moneta internazionale, forse per questo dice basta

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  • belzebù

    22 Agosto 2015 - 09:09

    la soluzione per evitare il peggio?Ripristinare le frontiere e difederle anche con i militari, moneta nazionale, fine delle banche d'affari e più banche locali, fine della globalizzazione.

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  • SteveCanelli

    22 Agosto 2015 - 09:09

    I colossi energetici hanno lucrato biliardi di dollari e gli anni passati, anche se dovessero perdere un po', non credo che sarebbe la fine del mondo.

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