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L'ultima fregatura

Pensioni, prestito per anticipare l'assegno: paga l'azienda, poi rimborso a rate

Pensioni, prestito per anticipare l'assegno: paga l'azienda, poi rimborso a rate

Lo chiamano "Apa", Assegno pensionistico anticipato: l'ultima fregatura per chi vuole un po' prima il suo assegno. Il metodo, in breve: si tratta di una versione riveduta e corretta del prestito pensionistico, ipotizzato anni fa dall'allora ministro Giovannini, con una fondamentale differenza, ovvero che nella formula in discussione a pagare il trattamento di circa 750-850 euro mensili (con annessi contributi) sarebbe quasi esclusivamente l'azienda. La stessa azienda, però, in prospettiva dovrebbe ottenere indietro una quota del costo contenuto. E' questa l'ipotesi più gettonata a Palazzo Chigi per introdurre nella legge di stabilità qualche forma di flessibilità in uscita, riservata in particolare ai lavoratori senior o a rischio disoccupazione. La formula, però, sarebbe utilizzabile anche nei casi di pensionamento a 63 anni con penalizzazioni del 3-4 per cento per ogni anno mancante ai 66 e 7 mesi. Oppure, soltanto per le donne, è prevista un'analoga misura ma con requisiti più elevati degli attuali.

I dubbi - Nel dettaglio, il meccansismo prevede che i lavoratori dipendenti del settore privato, dopo un accordo con l'azienda, possano percepire un assegno temporaneo fino al perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, con successiva restituzione da parte del pensionato della somma percepita complessivamente. In particolare, l'interessato dovrebbe aver raggiunto queste soglie minime: l'ipotesi prevede 63 anni e tre o sette mesi di età e anzianità contributiva di 36 anni, oppure 62 anni e tre o sette mesi di età e anzianità di 37 anni. Si discute anche sull'importo della pensione già maturata alla data della domanda: resta da capire se deve essere almeno pari a due volte l'importo del trattamento minimo Inps, poco più di mille euro nel 2014. In buona sostanza, l'anticipo della pensione sarebbe di tre o quattro anni. L'assegno anticipato avrebbe un importo tra i 750 e gli 800 euro mensili, per tredici mensilità. Al raggiungimento dei requisiti standard, diventerebbe automatica l'ordinaria pensione di vecchiaia, calcolata secondo le regole generali ma diminuita di una quota misurata convertendo in rendita la somma degli assegni erogati.

I calcoli - Parola alle cifre: la trattenuta sulla pensione piena, dunque, potrebbe aggirarsi tra i 50 e i 70 euro mensili, con una incidenza percentuale sulla rendita compresa che oscillerebbe tra il 2 e il 4 per cento. Come detto, il metodo verrebbe finanziato in primis dalle imprese, sia versando un contributo una tantum pari a 18-24 mensilità dell'importo dell'assegno anticipato, sia pagando i contributi per gli anni mancanti all'età normale. Come detto, però, le stesse imprese potrebbero ripagarsi il costo dell'operazione ricevendo indietro dall'Inps una quota di quanto erogato a mano a mano che il lavoratore rimborsa il prestito.

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Commenti all'articolo

  • cencio

    07 Ottobre 2015 - 21:09

    E se il pensionato (corna facendo) muore subito dopo e non ha beni da lasciare agli eredi e sui quali si potrebbe rivalere l'Inps e il datore di lavoro che succede?? attendo risposte.

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  • cartonito

    07 Ottobre 2015 - 12:12

    ma al raggiungimento della vecchiaia se per caso lui muore chi li rende i soldi avuti in anticipo?.

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  • Bruno52

    07 Ottobre 2015 - 11:11

    E' una gran cavolata!!! Le aziende in crisi puntano a chiudere e licenziare... come potrebbero anticipare l'assegno pensionistico? O si sta escogitando un alibi per mettere altre persone sul lastrico dando la possibilità alle Aziende di continuare la loro insana gestione? Soluzione furbetta ma non intelligente mirata a fare cassa con le solite tasche. Grazie ECONOMISTI

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  • aranciacasa

    aranciacasa

    07 Ottobre 2015 - 09:09

    Solo il Parlamento italiano poteva pensare un'idea così demenziale.

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