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Meeting in Perù

Fmi a Lima, la Cina e il rigore preoccupano il mondo: "Se sbagliamo adesso, è la fine"

La situazione economica mondiale preoccupa il Fmi ma Draghi si dice pronto a sacrificarsi per una ripresa

"Guai a chi sbaglia, in un clima economico così. Questa è una situazione che non perdona". Con queste parole il governatore della Banca d'Inghilterra ha avvertito i suoi colleghi al meeting annuale del Fondo monetario internazionale di Lima. Come riporta l'articolo su La Repubblica di Federico Rampini, l'atmosfera che regna tra i banchieri e i ministri finanziari è tesa e preoccupante. Lo stato dell'economia mondiale impensierisce per le recessioni delle superpotenze (in primis Stati Uniti e Cina), per la spirale dell'instabilità che ha risucchiato i paesi emergenti e per la fine della massiccia erogazione di liquidità dalla Federal Reserve.

Bce pronta a fare di più - Condizioni precarie che i paesi del Vecchio Continente come Germania e Italia, che si affidano all'export, dovranno poi pensare a risanare. In Europa la crisi del 2008-2009 non ha portato ad una vera e durevole ripresa e la Bce solo nel marzo di quest'anno ha iniziato a comprare bond al ritmo di 60 miliardi di euro al mese. Per questo Mario Draghi al meeting si è detto pronto a fare di più. Peccato che contro di lui lavorino le politiche di bilancio dell'eurozona, con l'austerity che in parte annulla gli effetti della politica monetaria.

Cina in default - Secondo una stima del Fmi, nel corso del 2015 mille miliardi di dollari hanno lasciato le economie emergenti (che nell'ultimo decennio hanno trascinato la crescita mondiale) per quelle più stabili. Un altro dato preoccupante che emerge da Lima riguardano i debiti in eccesso. I paesi in crescita hanno registrato un default da 3.000 miliardi di dollari. L'iper-indebitamento questa volta ha interessato in particolare il settore privato che potrebbe coinvolgere di conseguenza anche le finanze pubbliche. Nella sola Cina, sempre secondo il Fmi, il 25% dei debiti delle grandi aziende è a rischio e se qualche grande azienda di Stato fallirà, il prezzo finirà anche sui conti pubblici. Stessa sorte accadrà in Brasile, Russia, e così via. Il problema cinese spaventa la direttrice generale del Fmi, Christine Lagarde, che sottolinea: "La Cina si evolve, sta trasformandosi da un'economia che era dominata dagli investimenti, ad una trainata dai consumi. E' una transizione voluta. Ci saranno turbolenze, incidenti di percorso lungo questa strada, ma il cambiamento è legittimo e la direzione di marcia è quella giusta".

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Commenti all'articolo

  • bettely1313

    10 Ottobre 2015 - 19:07

    basterebbe essere liberi da qualsiasi vincolo, Ogni Stato riprendendosi la propria sovranità riprenderà a camminare con le proprie gambe e sarà molto più efficiente di qualsiasi rimedio proposto da altri. Basta ricominciare che poi tutto viene da sé. I secoli vissuti ognuno per proprio conto, fanno testo.

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