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Salvataggi e fregature

Bail in, via libera in Senato: meno garanzie per i correntisti se la banca fallisce

Bail in, via libera in Senato: meno garanzie per i correntisti se la banca fallisce

Dal primo gennaio le banche con l’acqua alla gola avranno un nuovo salvagente a cui potersi aggrappare: il portafoglio galleggiante di azionisti, obbligazionisti e correntisti particolarmente facoltosi, vale a dire di quanti hanno una giacenza superiore - e solo per la parte eccedente - a 100.000 euro.

Ma ieri la commissione Finanze del Senato, pur approvando il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sul cosiddetto “bail in”, ha consigliato al governo, come richiesto dall’Abi, di rinviare al 2019 l’introduzione della “depositor preference estesa”, che concede un privilegio nella gerarchia dei creditori ai depositi di tutte le imprese (depositi “corporate”) e ai depositi interbancari non garantiti rispetto agli altri creditori chirografari, che si aggiunge al privilegio concesso ai depositi non garantiti di persone fisiche e delle Pmi, come espressamente previsto dalla direttiva Ue. Questo permetterebbe sì ai correntisti di godere di un privilegio in caso di fallimento dell’istituto di credito ma penalizzerebbe indirettamente i detentori delle obbligazioni senior, vale a dire quei creditori che hanno accettato di prestare soldi alla banca a un interesse più basso rispetto a coloro che hanno titoli junior (senza paracadute) ma in cambio di una garanzia di rimborso più solida. In pratica se si garantiscono maggiormente i correntisti, di fatto si garantiscono di meno gli obbligazionisti senior. L’Abi ha chiesto un rinvio sia perché chi ha sottoscritto un bond garantito si troverebbe in mano uno strumento più rischioso (e dovrebbe quanto meno essere maggiormente remunerato), sia perché in futuro la raccolta del denaro attraverso l’emissione di titoli senior, ampiamente utilizzata in Italia, costerebbe alle banche ben di più.

La commissione del Senato ha così rilanciato le richieste dell’Abi. Un parere che il governo potrebbe decidere di tenerne conto. Se lo facesse, l’iter sarebbe più veloce ma si inimicherebbe le grazie dei correntisti non garantiti (sopra i 100 mila euro). Ma emanando decreti rapidamente, permetterebbe l’ingresso del Fondo interbancario su Banca Marche & C.

Nel parere sulle norme per la risoluzione delle banche la commissione chiede quindi «l’applicazione della “preferenza estesa” dei depositantì a partire dal 2019» ma anche «il bilanciamento delle esigenze di vigilanza di Bankitalia e di trasparenza Consob» e la «valutazione della specificità» di Bcc e popolari «in quanto caratteristica specifica dell’industria bancaria italiana, a sostegno di territori, imprese, famiglie».

La valutazione della «specificità» di Bcc e popolari altro non è che la richiesta di escludere questa tipologia di banche dal “bail in”. Infine il Senato sollecita «la previsione di un obbligo per la Banca d’Italia e la Consob di predisporre congiuntamente, entro due mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, uno schema unico di informazione sintetica alla clientela sul grado di rischio degli strumenti finanziari e dei depositi alla luce del meccanismo».

di Antonio Spampinato

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