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La via d'uscita al crac banche

Salva-banche, la soluzione di Giannino: "Così i truffati recuperano i soldi"

Salva-banche, la soluzione di Giannino:

Il decreto salva-banche dopo il crac dei quattro istituti di credito era stato annunciato dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan come un'operazione "market friendly", scrive Oscar Giannino sul Messaggero, eppure è diventata in pochi giorni una "catastrofe umanitaria" che ha scatenato decine di migliaia di risparmiatori che hanno più o meno incautamente investito nelle obbligazioni subordinate, mentre le loro banche di fiducia continuava a ripetere fino a: "pochi giorni prima di non preoccuparsi minimamente". E allora, ribadisce Giannino, quelle proteste dimostrano che è proprio quello il "ganglio su cui intervenire d'urgenza".

Il contesto - A differenza degli altri sistemi bancari europei e tra i Paesi più avanzati, quello italiano era tra i principali promotori di una "cospicua raccolta tramite obbligazioni sottoscritte da piccoli risparmiatori". La differenza che più avrebbe dovuto colpire sta nei dati del 2011, quando le emissioni vendute ai piccoli risparmiatori sono state di 189 miliardi contro i 26,5 miliardi per gli investitori istituzionali: "Se parliamo delle obbligazioni subordinate che sono interessate al bail-in - ricorda Giannino - la stima più aggiornata di quelle circolanti oggi emesse dalle banche italiane parla di 286 titoli di cui 141 non quotati, per una raccolta di 71,25 miliardi, 13,3 dei quali per bond non scambiati in borsa". E il rischio nei prossimi mesi potrebbe riguardare anche altre nove piccoli istituti di credito già commissariati, oltre che due banche venete, la Montepaschi e le popolari, che nel frattempo hanno cambiato forma giuridica dopo la riforma del governo.

La soluzione - Giannino indica una soluzione, già utilizzata in passato quasi trent'anni fa con buoni risultati. Il caso citato da Giannino è la crisi bancaria dell'Ambrosiano: "incomparabilmente maggiore di quella odierna: c'erano ancora le grandi banche pubbliche - ricorda Giannino - l'Ambrosiano era il più grande gruppo privato, e nel suo default si concentravano con le ombre tragiche della P2, il suicidio di Calvi, il disastro Rcs di allora e l'inquietante Ior di Paul Marcinkus". In quell'occasione, a migliaia di ex azionisti è stato offerto un: "warrant, cioè un'opzione che dava il diritto di sottoscrivere nuove azioni al valore nominale entro un certo periodo di tempo e al verificarsi di certe condizioni". Quando infatti nel 1985 il nuovo Ambrosiano è tornato a stare in piedi, quegli ex azionisti hanno potuto esercitare l'opzione con successo: "rivendendo con un buon recupero".

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