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banche fallite

E' nella "bad bank" l'ultima trappola ammazza-azionisti

Quando una società fallisce, il tribunale nomina un commissario il quale ha il compito di fare una ricognizione del patrimonio rimasto e di liquidare i creditori. All' amministratore incaricato dal giudice spetta ovviamente la vendita di tutti i cespiti e se possibile la prosecuzione dell' attività. Fin qui una normale società. Quello che vale per l' impresa non vale però per la banca che è anch' essa un' impresa bancaria, ma i cui creditori sono i depositanti e i risparmiatori, dunque non la si può far fallire tout court, perché altrimenti decine di migliaia di correntisti perderebbero i propri soldi.

Per lo meno questo è quello che si credeva fino a ieri, perché nei fatti mai nessuna banca aveva portato i libri in tribunale affidando la conduzione a un commissario liquidatore. In tutti gli scandali che per decenni si sono susseguiti allo sportello, c' è sempre stata una banca più grande o più banche che sono intervenute in salvataggio di quella in difficoltà. In qualche caso ci ha anche pensato lo Stato, emettendo bond, ossia obbligazioni, da restituire in un tot di anni.

Ma poi è arrivata l' Europa, con le sue norme. Avendo la Germania speso 250 miliardi per salvare i suoi istituti di credito, la Spagna 60, l' Irlanda 40 e via a scendere fino ad arrivare ai pochi miliardi messi sul tavolo dall' Italia, la Ue ha pensato bene di vietare l' intervento pubblico e di scaricare il peso del salvataggio sui risparmiatori. E qui veniamo al decreto del 22 novembre con cui il nostro governo avrebbe salvato quattro banche locali tra cui la famosa Popolare dell' Etruria. Come è noto il conto dell' operazione è stato presentato agli azionisti e agli obbligazionisti subordinati, i quali dalla sera alla mattina si sono trovati tra le mani dei pezzi di carta non più negoziabili e dunque di valore pari a zero. Infatti, con il decreto il governo ha costituito quattro nuove banche che si sono viste attribuire i depositi e le obbligazioni non subordinate oltre che i prestiti solvibili e altre attività. In pratica si è creata una banca ripulita dai crediti incagliati che sono stati ceduti a una nuova entità - la bad bank - che avrà il compito di ricavarne quanto più possibile, cedendoli a società specializzate nel recupero crediti. Nel bilancio della bad bank questi crediti, del valore di 8,5 miliardi sono stati iscritti per 1,5 miliardi: diciamo dunque che la bad bank prevede di portare a casa meno del 20 per cento dei crediti a rischio, per l' esattezza il 17,64 per cento.

In alcune cronache finanziarie abbiamo però letto che proprio per rilevare l' intero ammontare dei crediti incagliati si sono già fatti avanti alcuni gruppi specializzati, i quali evidentemente hanno fiutato l' affare. In che cosa consisterebbe l' acquisto di una montagna di crediti a rischio? Probabilmente nella possibilità di recuperare più del 17 per cento dei famosi 8,5 miliardi che hanno travolto Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti. Non a caso la bad bank che ha in pancia i crediti deteriorati, invece di affrettarsi a vendere l' intero pacchetto, ha già fatto sapere di voler valutare con cura prima di prendere una decisione. C' è dunque la concreta possibilità che dalla cessione di quei prestiti incagliati si ricavi più di 1,5 miliardi, ossia più di quanto immaginato al momento in cui sono state create le nuove banche.

E allora qui sorgono spontanee due domande: chi ha valutato l' ammontare delle perdite sui crediti incagliati? La Banca d' Italia o soggetti terzi, ad esempio società esterne alle authority? Nel caso non si trattasse dell' istituto di vigilanza ma di qualcun altro potrebbe infatti alimentarsi il sospetto che la percentuale recuperabile dei crediti a rischio sia stata volutamente tenuta bassa, così da consentire in seguito una plusvalenza.

E a questo dubbio si collega la seconda domanda: ma chi incasserà l' eventuale plusvalenza derivante da una cessione dei crediti incagliati più vantaggiosa di quella prevista? Tradotto, ma se invece di 1,5 miliardi la Bad bank ne porterà a casa 2 o 2,5, chi si prenderà i soldi?

E qui viene la novità: i quattrini non andranno alla vecchia banca, quella messa in liquidazione, cioè nemmeno un euro finirà nelle tasche dei vecchi azionisti e degli obbligazionisti subordinati. La plusvalenza, se ci sarà, sarà incassata dalle nuove banche, quelle create con il decreto del 22 novembre. In pratica, mentre da un lato i vecchi soci e gli obbligazionisti piangeranno, i nuovi soci e i nuovi obbligazionisti potrebbero festeggiare, perché avranno una banca nuova di zecca, senza incagli e buffi e per di più con un tesoretto già pronto per essere incassato. Parlando dei vecchi azionisti, una volta li avremmo definiti cornuti e mazziati, ma in questa epoca di politicamente corretto presto ci toccherà scrivere che sono miracolati, perché il governo non gli chiede gli arretrati e i danni.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • ramadan

    26 Dicembre 2015 - 20:08

    da bancario in pensione : ho cercato di capire leggendo su il "sole 24 ore" -che ,essendo un giornale economico, dovrebbe spiegare bene i problemi relativi all'intervento europeo- alla differenza fra i salvataggi bancari in altre nazioni e in italia. non ho capito se la colpa è dell'italia o dell'europa: mi chiedo perchè l'europa si accanirebbe contro di noi ?non abbiamo colpe ?chi risponde ?

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  • tamburobruno

    26 Dicembre 2015 - 19:07

    Veramente renzi sei proprio FIGLIO DI UN LADRO

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  • papik40

    26 Dicembre 2015 - 19:07

    Del Decreto Salva Banche cio' che maggiormente mi infastidisce e' sentire i pappagalli renziani che -MAI sconfessati da politici e giornalisti- il governo Renzi ha COMMISSARIATO LE 4 BANCHE . A me risulta che sia Bankitalia con la convalida (obbligatoria) del Ministero dell'Economia che COMMISSARIA LE BANCHE. I governi, quello di Renzi Compreso, eventualmente ELEGGONO I CDA!!! Sbaglio?

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