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Anno 2016, catastrofe economica: ecco dove non mettere i tuoi soldi

Anno 2016, catastrofe economica: ecco dove non mettere i tuoi soldi

Attenzione. Non è che due giorni di Borse positive ci possono dimenticare che la tempesta è ancora in corso. Il mondo è cambiato e chi ha un po’ di soldi dovrà sudare per farli rendere. Gli istituti italiani dovranno affrontare altre sfide. Bad Bank o forse titoli di Stato da svalutare a bilancio. Il che non significa che bisogna scappare dagli sportelli. Ma che bisogna cambiare prospettive. Abbiamo chiesto così l'ausilio a un esperto di formazione finanziaria per cercare di stilare una mini guida agli investimenti da evitare nel 2016 e negli anni futuri. Aldo Varenna, oltre che private banker è dal 2014 presidente di Efpa Italia (European Financial Planning Association), la fondazione che promuove corsi e quattro differenti livelli di certificazioni per 35mila promotori e consulenti finanziari. Qui la sintesi del colloquio.

PRIMA DI INVESTIRE
«Con la piega che hanno preso i mercati e con l’avvio del bail-in il primo concetto che chiunque dovrebbe assimilare», spiega a Libero Aldo Varenna, «è che è finito il tempo dei risparmiatori. Tutti dovrebbero ragionare da investitori e sapere che ormai i mercati sono correlati tra di loro». Il che significa che un giorno la Borsa accende la ventola e fa sprofondare tutto. Acquistare e vendere può essere ugualmente sbagliato. Soprattutto se ci si lascia influenzare dagli utili o dalle minusvalenze realizzate. «Non è questo il criterio», prosegue il presidente di Efpa, «a fare la differenza è la tipologia, la classe e la quantità dell’investimento. Il momento giusto per vendere dipende da tali fattori. Sembra banale, ma sta tutto qua. Di conseguenza prima di investire serve trovare in banca o altrove l’interlocutore giusto. Azzeccare o sbagliare la scelta del consulente fa quasi tutta la differenza».

PICCOLO CHIMICO
Il buon consulente non dovrebbe più essere un piccolo chimico che mischia azioni, obbligazioni e fondi, anche se presi singolarmente sono validi. «In questo modo», prosegue Varenna, «si perde di vista che il consulente deve saper suggerire un team di gestori adeguati. E poi monitorare costantemente il rapporto rischio/rendimento». Qui sta infatti la differenza con il passato. Non esistono più investimenti che si possono dimenticare nel cassetto. Al contrario i metodi di gestione devono essere molto dinamici e attenti a cogliere gli sbalzi dei mercati. «Il compito», aggiunge l’esperto, «di chi ci mette i soldi è capire se la proposta che si trova tra le mani gode dei parametri fondamentali per essere presa in considerazione. Basti pensare che i bond subordinati di banca Etruria, rendimenti a parte, non godevano di nessuno dei requisiti minimi. Erano non quotati, illiquidi e invendibili». Innanzitutto se l’obbligazione o l’asset in generale non è quotato o non è quotato sul mercato regolamentare bisogna stare molto attenti. Potrebbe nascondersi il problema della liquidabilità. «Una delle prime informazioni da ottenere in banca è la quantità di titoli o obbligazioni emesse, oltre all’ammontare degli scambi», continua Varenna, «perché c'è il rischio concreto di trovarsi in mano qualcosa che nessuno più ci riacquista». Un po’ ciò che può succedere su una attività finanziaria troppo volatile. Nel momento in cui va di moda si comporta come un imbuto: tutti la cercano ed è facile scivolarci dentro. Quando il trend si inverte, si verifica la stessa situazione di un imbuto rovesciato. Diventa impossibile travasare. Alias, si perdono i soldi. «Il dato della volatilità molto spesso non viene preso in considerazione. Al contrario è un importante cartina al tornasole del suo ritorno futuro. Solo se esistono questi requisiti minimi si affronta il rapporto rischio/rendimento e la proporzione tra il singolo investimento e il totale del patrimonio».

NO SINGOLI TITOLI
Inoltre, in questo momento se non si è veri esperti è meglio evitare l’acquisto di singoli titoli. «Vorrei fare un esempio», continua il presidente, «rispetto a un classico portafoglio da 100mila euro, 30mila saranno dedicati all’azionario. Il massimo che posso differenziare, sarà una trentina di azioni. Con i fondi (anche quelli tematici, ndr) posso invece arrivare ad avere in pancia fino a 700 azioni spalmate su differenti piazze finanziarie». La differenziazione del rischio si fa anche con Etf o altri strumenti che consentono ampie forchette. Ci sono prodotti nuovi come gli unconstrained bond da valutare con attenzione, mentre vanno sempre di moda polizze come le Unit Linked: buoni rendimenti e sicurezza.

COSTI OCCULTI
«Nei prodotti assicurativi ma anche in certe obbligazioni», avverte il presidente dell’associazione di formatori, «sono nascosti dei costi occulti, spesso non dichiarati allo sportello. Se il costo dovesse superare l’1,5% consiglio di accendere la lampadina, perché i costi potrebbero essere ribaltati al momento della vendita oppure spingere il portafoglio verso maggiori rischi».

COCO BOND E PERPETUI
Infine, in questo momento di tempesta finanziaria e di rischi di bail-in è bene fare attenzione a tipologie di obbligazioni che nascondo soprese. «Verificate», continua Varenna, «che non si tratti di bond perpetui o di Coco Bond, Contingent convertible Bond. I primi non hanno date di scadenza ma contengono opzioni call che consentono agli istituti di richiamarli dopo anni. Se la banca emettitrice non fosse in grado di richiamarli l'investimento salta. Nel secondo caso, si tratta di obbligazioni che piacciono molto alle banche perché sono messe a bilancio come capitale e non debito. Ma il pericolo è che in caso di aumento di capitale emergenziale verrebbero trasformati in azioni». Col rischio concreto di lasciare sul terreno una fetta di capitale. «Non pensiate», conclude Varenna, «sia un ragionamento teorico. È successo da poco a Veneto Banca».

LA MIFID
Per prevenire i guai, Efpa, assieme a numerosi altri organismi, propone un kit extra Mifid. Quest’ultima è un normativa Ue che dovrebbe garantire la massima trasparenza sui prodotti finanziari. Si tratta di decine di pagine. Basterebbero invece tre pagine contenenti almeno quattro scenari. Tra questi, la forchetta massima di perdita e le tempistiche di recovery, il tempo necessario per recuperare il capitale. Un modo per essere consapevoli di quanto le cose possano andare male. Perché a guadagnare sono capaci tutti, ma per perdere con giudizio bisogna essere preparati.

di Claudio Antonelli

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