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Verso le elezioni

Italia, la finanza tifa "caos":
non vuole nessun vincitore

Report di Mediobanca: lo scenario peggiore (Senato ingovernabile) è in realtà quello perfetto. Così il Paese chiederà aiuti alla Bce e governerà direttamente l'Europa

Italia, la finanza tifa "caos":
non vuole nessun vincitore

di Nino Sunseri

Forse finiremo come la Grecia ma, per l’ufficio studi di Mediobanca, tutto sommato non è nemmeno lo scenario peggiore. Anzi. Ad una settimana dal voto gli esperti di Piazzetta Cuccia hanno pubblicato uno studio con le previsioni elettorali e le possibili conseguenze. Una lettura molto interessante per cogliere gli umori che serpeggiano nei salotti della grande finanza milanese. 

 Il report firmato da Antonio Guglielmi sposa la tesi del tanto peggio tanto meglio. Un governo debole, scrivono gli analisti di Piazzetta Cuccia, farebbe bene all’Italia perché costringerebbe  a chiedere gli aiuti europei e a concentrarsi sul taglio del debito. L’analisi  è molto dettagliata. Le elezioni politiche di domenica e lunedì  non faranno cambiare la rotta rialzista della Borsa che sembra abbastanza ben impostata. Nelle ultime settimane si è mangiata il vantaggio che aveva messo a segno a gennaio e ora sembra pronta a scattare. Un eventuale esito incerto potrebbe avere, paradossalmente, risvolti positivi. Il caso base previsto dagli esperti quale esito post elezioni è una debole coalizione Bersani-Monti, «che potenzialmente potrebbe aver bisogno di allargarsi ad altri partiti minori. Questo chiaramente non genererebbe un governo forte: la storia italiana mostra come più ampia è la coalizione, più è debole la sua efficacia. Nuove elezioni potrebbero dunque essere presto in vista». Insomma se finisce in pareggio il Paese si paralizza ma, per i salotti, va bene così.

Sottolineano gli esperti: «Berlusconi è  in recupero e il Movimento 5 Stelle sembra finirà  per essere il vero vincitore di queste elezioni con circa il 20% dei voti. Questo doppio rischio crea il paradosso di potenziali buone notizie».  Per gli analisti infatti un esito di questo tipo potrebbe «intimorire il mercato e mettere pressione sullo spread, offrendo all’Italia la scusa perfetta per quella che continuiamo a vedere la miglior via d’uscita per il suo debito pubblico insostenibilmente alto: richiedere di accedere al programma Omt di Draghi e mettere la Germania all’angolo in vista delle sue elezioni». Il programma Omt è, sostanzialmente, quello adottato dalla Grecia: prevede tagli rigorosi alla spesa pubblica, sforbiciate su pensioni e stipendi (soprattutto nella pubblica amministrazione) e ancora tasse. Esattamente la ricetta che ha tagliato di un quarto il Pil di Atene. Non c’è proprio da stare allegri. Ma la Borsa salirebbe.

Guardando ai programmi dei vari partiti, Mediobanca nota come ci siano «promesse di tagli alle tasse di 150-225 miliardi euro, ma mostriamo come l’Imu, l’Irpef, l’Iva e la Tares siano destinate a salire da luglio 2013 per tener fede a impegni precedenti. Tagliare l’Irap, positivo per le banche, lascerebbe l’erario con minori incassi pari al 2,5% del Pil. La spesa pubblica è  poi troppo rigida per essere tagliata senza minare il sistema del welfare, cosa che non sarebbe facile». Per Mediobanca «l’Italia deve porre la riduzione del suo debito pubblico al top della sua agenda, semplicemente».

Il Fiscal Compact vincola l’Italia all’avanzo primario e dunque per gli esperti sarà necessario programmare un vasto piano dio dismissione delle proprietà pubbliche. 

Sulla base di questa ricetta la Borsa salirebbe. Ma con essa anche la disoccupazione e la povertà perché le aziende, per mantenere i margini, dovrebbero usare senza la mannaia sui costi. Ma che importa. Quello ipotizzato da Mediobanca è il mondo migliore per le banche che, finalmente, tornerebbero a fare utili sui listini pura senza più la noiosa incombenza di dover prestare soldi all’economia che non ne avrebbe più bisogno perché, nel frattempo, deceduta.

Ma anche Credit Suisse scommette sulla vittoria della coppia Bersani-Monti. Su questa base costruisce diversi scenari.

A) Il centro-sinistra vince sia alla Camera che al Senato. Possibilità? 1 su 4. Reazione iniziale positiva da parte della Borsa. Poi i problemi. A cominciare dalla riforma del mercato del lavoro. «Il centro-sinistra di Bersani - avverte Credit Suisse -  ha però più volte dichiarato che avrebbe cercato di formare una coalizione con Monti e questo dovrebbe fornire qualche rassicurazione in più».

B) Il centro-sinistra vince con una maggioranza piena alla Camera, ma non al Senato (vale a dire 135-155 seggi su 315). Bersani tenta una coalizione  con  Monti. «Mentre molti investitori probabilmente ritengono che questo sia il miglior risultato per i mercati, l’accordo potrebbe non essere annunciato il giorno dopo le elezioni, date le differenze tra Monti e Vendola»

Gli analisti svizzeri ritengono molto probabile un accordo tra le due coalizioni . Attribuiscono  a questo scenario una probabilità del 50%. Precisano, però, che sarebbe  un segnale positivo per i mercati solo se la maggioranza al Senato venisse vista come «sufficiente» (170-180 voti). Il quorum minimo di 158 voti è troppo esiguo  per sopportare il rischio di defezioni e per attuare le riforme.

La vittoria del Cavaliere? Non è contemplata. Le possibilità che accada sono ridotte all’1%. In ogni caso ai salotti della finanza è un’eventualità che non piace affatto.

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Commenti all'articolo

  • Mario2009

    24 Febbraio 2013 - 12:12

    Attenzione a votare bene. Mettiamoci per un momento nei panni di uno speculatore. Se io fossi uno speculatore, tiferei per l’ingovernabilità. Lo spread salirebbe alle stelle e potrei fare buoni affari investendo in titoli pubblici con un rendimento superiore al 6% o anche più. Paura di default? Niente affatto! Si metterebbe in moto un meccanismo che porterebbe al commissariamento dell’Italia come è avvenuto in pratica in Grecia: se il default non è avvenuto in Grecia, figurarsi se è ipotizzabile che avvenga per l’Italia. Gli altri Paesi della zona Euro non lo consentirebbero perché anche loro ne risentirebbero un danno enorme. Certamente sarebbero imposti sacrifici notevoli ai cittadini (come è avvenuto in Grecia), ma alla fine lo speculatore ci guadagnerebbe alla faccia dei suoi concittadini. Chi avesse acquistato titoli greci, si sarebbe arricchito. Evitiamo di consentire alla speculazione di fregarci

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  • Mario2009

    20 Febbraio 2013 - 10:10

    Ciò dimostra la bontà della tesi del voto utile sia a destra che a sinistra

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