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Ma rischia tutta Europa

Banche, Angela Merkel al capolinea. Il crac della super-big la spazza via

Angela Merkel

Sta a vedere che la vera fonte del malessere del credito che affligge i mercati in questo disgraziato avvio del 2016 non sta tanto (o solo) nelle sofferenze delle banche nostrane. Problemi seri, che richiedono un'azione energica ma che impallidiscono di fronte al macigno rappresentato dai problemi di Deutsche Bank.

La conferma c'è stata ieri, giornata del grande rimbalzo che ha consentito ai titoli europei bancari più bersagliati di risollevare la testa: Intesa +14% e Unicredit +12% hanno messo a segno recuperi record, davanti ai gruppi francesi e spagnoli. Ma ad innescare la grande corsa sono state le notizie in arrivo dal quartier generale di Deutsche Bank, già sotto assedio. Il titolo dell’istituto è esploso +14% fin dalla prima mattina trainando tutte le altre banche leader europee. Merito delle rassicurazioni del ceo, John Cryant, che ha garantito ai dipendenti che «la banca è solida come una roccia». O, più ancora, dalle parole di Wolfgang Schaueble, che si è detto «per niente preoccupato» dalla situazione della prima banca del Paese. Ma, al di là delle parole, a rendere possibile il gran ribaltone che ha resistito per l'intera seduta (Deutsche ha chiuso a +10%) è stata la notizia che la banca è pronta a ricomprare 50 miliardi di euro di suoi debiti in scadenza nei prossimi anni, facendo ricorso ai 220 miliardi in cassa.

Grazie a questa mossa è rientrato per ora l’allarme sulla sorte del simbolo della finanza tedesca, già sotto il fuoco di fila dei mercati: prima l’aumento improvviso dei cds, la cosiddetta polizza contro il fallimento, schizzata a quota 242 a livelli che non si vedevano dal 2011, poi la perdita di valore dei Cocobond, obbligazioni che rendono di più a fronte del rischio di una conversione (obbligatoria) in azioni, scivolati a quota 84. Intanto, più analisti mettevano in dubbio la capacità di far fronte alle prossime scadenze debitorie, un incubo per gli investitori in obbligazioni junior, più conosciute come additional tier one capital, preoccupati tanto quanto gli azionisti viste le nuove regole del bail in europeo. Di qui la necessità di tranquillizzare le Borse, ricordando la recente vendita della consociata cinese, che ha reso più di 3 miliardi di euro.

Fin qui la cronaca di una giornata finalmente positiva. Ma che non oscura alcune domande inquietanti, soprattutto per noi già chiamati in passato (vedi crisi greca) a pagare il conto per gli errori dei banchieri d’oltre Reno. Alla crisi di Deutsche Bank, infatti, concorrono in egual misura i problemi comuni alle grandi banche europee, così come gli errori di gestione e di scelte dell'istituto, che nel corso del recente passato è incorso in scorrettezze da manuale. Non c'è stato scandalo, dalla manipolazione dei tassi sul libor a quelle sul mercato dei cambi, in cui non spicchi il nome dei vertici della banca di Francoforte. Un contenzioso che, per ora, ha imposto la creazione di fondi per quasi 8 miliardi. Sono cifre molto alte, ma potrebbero non bastare. Problemi più recenti, relativi al riciclaggio di denaro in Russia, per esempio, potrebbero aumentare in modo significativo il conto. Un disastro, insomma, che getta una luce sinistra su possibili sviluppi delle scommesse in derivati che tanta parte hanno avuto nel conto economico dell'istituto fino al recente passato.

Solo da pochi mesi, del resto, sotto la spinta dei fondi azionisti, la banca sembra aver deciso di far piazza pulita affidando l’istituto a manager in arrivo dal mondo anglosassone a palese punizione di un management privo di controlli e deciso a compensare nei modi più bizzarri, compresi i casinò di Las Vegas, la perdita di profitto dall'attività bancaria tradizionale. In questo senso, la crisi di Deutsche Bank segnala il tramonto definitivo delle ambizioni di far concorrenza agli Usa sul palcoscenico della finanza globale. Alla Germania l’onere di individuare una nuova formula. A noi una convinzione: Berlino è sempre più rigida sulle garanzie a tutela delle banche italiane o spagnole, perché conosce gli scheletri che stanno nei suoi armadi.

di Ugo Bertone

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Commenti all'articolo

  • claudioarmc

    12 Febbraio 2016 - 15:03

    Crac farei fare alla sua testa

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