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L'inchiesta

Dopo l'inchiesta di Libero il direttore generale Inps si autosospende

L'Inps non paga più le pensioni. Il trucco: quanti milioni porta a casa

Dopo che Libero ha rivelato l' esistenza dell' indagine della procura di Nocera Inferiore sul presunto conflitto d' interessi del direttore generale dell' Inps Massimo Cioffi, ieri il manager ha deciso di «sospendersi volontariamente dall' incarico». «Scelta che gli consentirà una più libera e forte difesa per respingere le accuse infamanti di cui è oggetto» è la chiosa di una nota ufficiale dell' istituto previdenziale. Segue un lungo comunicato di Cioffi, in cui il dg spiega di essersi autosospeso «in pieno accordo con il Presidente Boeri» e di averlo fatto «avendo appreso da alcuni articoli di stampa che sarei indagato dalla Procura di Nocera per abuso d' ufficio nell' ambito della gestione di una ispezione Inps in Enel, in cui ho lavorato come Direttore del personale dal 2006 al 2014; ispezione che ha evidenziato mancati versamenti per 40 milioni di euro.
La decisione è motivata dalla volontà di assicurare la dovuta libertà di azione all' Istituto ed a me».
In realtà a Libero non risulta né ha mai raccontato che Cioffi sia stato iscritto sul registro degli indagati per abuso d' ufficio, ma solo che sono in corso delle indagini sul presunto conflitto di interessi. Ma proseguiamo oltre: nel suo comunicato Cioffi si pone alcune domande «inevase perché mai poste dai giornalisti che hanno scritto gli articoli» e il questionario ha un preciso bersaglio: il direttore centrale della Vigilanza Fabio Vitale, che l' 1 febbraio a Nocera ha denunciato le presunte pressioni di Cioffi per insabbiare i risultati degli accertamenti dell' Inps relativi alla vecchia azienda del dg, l' Enel. In particolare Cioffi lascia intendere che gli accertamenti sul mancato pagamento dei contributi sulle mensilità aggiuntive da parte dell' Enel sarebbero strumentali visto che è una prassi che va avanti dal 1963. Cioffi intravede malizia nell' iniziativa di Vitale e precisa che il capo della Vigilanza (da lui sospeso per 4 mesi) era già sotto indagine interna al momento del suo arrivo e che quest' ultimo avrebbe iniziato la seconda fase di ispezioni su Enel solo dopo il suo insediamento. Quasi che queste indagini fossero un messaggio al nuovo capo. Quindi, a proposito delle denunce di Vitale agli inquirenti di Nocera Inferiore, Cioffi si chiede «come mai il "supertestimone", già sospeso dal servizio» non abbia «prontamente segnalato al magistrato, la prima volta che è stato ascoltato, le asserite pressioni, l' esistenza del mio potenziale conflitto di interesse e tutto ciò che ha ritenuto di dover poi verbalizzare nella "testimonianza fiume (quasi 10 ore)" solo due mesi dopo».
Il capo della Vigilanza, con Libero, rispedisce al mittente le accuse di strumentalità degli accertamenti: «Riguardo alla seconda parte dell' attività ispettiva la stessa ha preso le mosse prima che arrivasse Cioffi, nel dicembre 2014, dopo che la Direzione centrale entrate, condividendo l' operato della Direzione centrale vigilanza, rimetteva alla piena discrezionalità di quest' ultima il prosieguo degli accertamenti. I successivi approfondimenti condotti con il pool di ispettori facevano emergere la necessità di continuare le indagini e di estenderle a tutte le società del gruppo. Il mandato agli ispettori per continuare le indagini è stato dato il 22 dicembre 2014» cioé due mesi prima dello sbarco di Cioffi all' Inps e tre mesi dopo l' insediamento di Vitale alla Vigilanza. «Poi se il dg si domanda perché l' Inps che presiede abbia deciso di fare accertamenti sull' Enel, come per altri 70 mila e passa attori economici italiani e stranieri, forse devo dedurre che in questo anno poco ha capito di come funzioni la Vigilanza».
Perché non ha parlato delle presunte pressioni di Cioffi nella sua audizione di novembre a Nocera? «Perché tengo all' Istituto e sono orgoglioso di rappresentare la Vigilanza e i suoi ispettori e per nulla al mondo avrei voluto gettare discredito.
Il danno lo ha fatto Cioffi che mi ha querelato e a seguito di ciò ha obbligato la polizia giudiziaria a mettere il mio numero sotto controllo. E da lì è emerso che non avevo detto tutto su questa triste vicenda, che è iniziata quando io non ero ancora a capo della Vigilanza». Vitale conclude con la questione della sua sospensione: «Intendo precisare, a tutela della mia onorabilità, che è pendente un giudizio di merito da me promosso nel quale chiedo venga dichiarata l' illegittimità della sanzione che mi ha colpito. Solo a conclusione di quel giudizio si potrà affermare se la sanzione sia stata o meno corretta e non prima».
L' Inps nel pieno di questa disfida tra due dei suoi principali dirigenti non trova di meglio che annunciare una querela contro Libero per una presunta campagna di stampa dai contenuti «palesemente diffamatori e gravemente lesivi della reputazione dell' Inps». Dalla procura di Nocera Inferiore non commentano le ultime notizie che arrivano da Roma. Il sostituto procuratore Roberto Lenza è in attesa dell' informativa dei carabinieri sul filone Enel e su quello dei premi di produttività gonfiati degli ispettori campani. La relazione della polizia giudiziaria dovrebbe arrivare sulla sua scrivania entro fine febbraio. Solo dopo averla ricevuta il pm deciderà chi iscrivere sul registro degli indagati.

Giacomo Amadori

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Commenti all'articolo

  • Napolionesta

    21 Febbraio 2016 - 19:07

    se uno non ha nulla da nascondere non si autosospende...... Un Italiano in Germania.

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  • accanove

    18 Febbraio 2016 - 14:02

    e se nessuno dice niente si fa finta di niente e si continua? Che minchiata di sistema è questo?

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