Cerca

Lo Stato biscazziere

Pensioni, arriva l'ultima rapina. Ecco quando e quanto te la tagliano

L'Inps non paga più le pensioni. Il trucco: quanti milioni porta a casa

La mente di Matteo Renzi è già tutta proiettata alle prossime elezioni politiche per le quali sta preparando un altro colpo di teatro sulla falsa riga delle 80 euro in busta paga. Il governo ha intenzione di anticipare il taglio delle tasse già annunciato per il 2018 di un anno, ma stavolta il regalino per gli italiani rischia di costare carissimo ai lavoratori dipendenti. Come scrive Repubblica, il governo è intenzionato a ridurre la pressione fiscale agendo sul peso del cuneo fiscale. Questo potrà comportare da un lato un possibile aumento dei soldi in busta paga, ma un altrettanto possibile alleggerimento delle future pensioni.

Il piano - Già durante la scorsa estate, il bocconiano Tommaso Nannicini, all'epoca consigliere economico del premier e oggi promosso a sottosegretario di Palazzo Chigi, aveva messo nero su bianco una strategia che prevedeva il taglio di sei punti percentu8ali sul cuneo dei neo-assunti, divisi a metà tra lavoratore e datore di lavoro. Nannicini nel suo editoriale su l'Unità del 18 agosto scorso aveva scritto: "Ora si apre la partita del taglio strutturale al cuneo contibutivo del tempo indeterminato, perché sempre e per tutti un contratto permanente pesi meno in termini di costo del lavoro".

L'alternativa - C'è chi nel governo ha sollevato anche una strada diversa dal taglio sul cuneo, come il viceministro dell'Economia Enrico Morando che ipotizzava un intervento per ridurre le aliquote irpef. Vorrebbe dire buste paga più ricche per tutti, ma per lo Stato significherebbe un esborso insostenibile, quindi l'ipotesi resta puro esercizio di stile. Il piano di Nannicini, invece, può valere più o meno sei miliardi di euro, la metà del bonus lavoro del 2015, ma senza costi aggiuntivi per lo Stato.

Il trucco - Il piano dell'ex consigliere economico di Renzi prevede anche l'opzione di destinare i tre punti tagliati dal cuneo del lavoratore non per la busta paga, ma per la previdenza integrata. In un modo o nell'altro per lo Stato è un affare: se arrivano soldi in più in busta paga, ci pensa l'aliquota Irpef a risucchiarli, se invece vanno alla pensione integrativa, ci pensa l'aumento della tassazione per i fando pensione a divorarli, visto che il prelievo è passato dall'11,5% al 20%.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400