Cerca

Lo scenario (agghiacciante)

Panama Papers, Cameron travolto: referendum Brexit a rischio, euro ed Europa all'angolo

Panama Papers, Cameron travolto: referendum Brexit a rischio, euro ed Europa all'angolo

Adesso David Cameron è proprio nei guai. E forse sono proprio questi guai la miglior smentita possibile all’accusa di Cremlino e di Assange secondo cui i «Panama Papers» sarebbero stati un complotto della Cia per destabilizzare Putin: e ti pare che per pestare i piedi alla Russia la Cia fa cadere il più fido alleato di Washington, al rischio anche di favorire quella Brexit che pure alla Casa Bianca vedono come il fumo negli occhi?

Perché a questo punto siamo arrivati proprio a questo estremo: la scoperta che il padre del premier britannico aveva creato una società offshore nella repubblica centroamericana potrebbe far inclinare di nuovo verso il sì all’uscita del Regno Unito dall’Ue quel referendum del 23 giugno i cui sondaggi avevano infine visto i no passare in testa, dopo una lunga rincorsa. Solo dopo quattro giorni dall’inizio dello scandalo Cameron ha infine rilasciato l’intervista esclusiva di 13 minuti al canale Itv news, in cui ha ammesso che lui e la moglie Samanrtha avevano posseduto 5000 azioni della Blairmore Investment Trust: appunto, la società del padre, scomparso nel 2010. Una quota che sarebbe stata liquidata per 30.000 sterline prima dell’arrivo a Downing Street. «Le ho vendute nel gennaio 2010 proprio perché se fossi diventato primo ministro non volevo che qualcuno pensasse che avessi un’agenda segreta», ha detto, per dimostrare che non ha «nulla da nascondere». Precisa pure di aver «pagato tasse sui dividendi», ma non sui «capital gain», dato l’ammontare dei profitti ricavati. In ogni caso, ha assicurato, «sono stato soggetto in tutto e per tutto alla tassazione britannica, normalmente». Ha però messo le mani avanti: suo padre Ian Donald era un noto broker finanziario, e delle 300.000 sterline da lui ricevute in eredità ha spiegato di «non sapere» se parte di questo denaro fosse frutto di evasione fiscale.

Ma stampa e opposizioni non si calmano affatto. I laburisti, in particolare, ricordano a Cameron l’impegno finora disatteso di rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, e parlano di ipocrisia per la sua ripetuta promessa di combattere l’elusione fiscale, al centro anche di una conferenza internazionale in agenda a Londra il mese prossimo. «Anche se legali sono moralmente sbagliati», era lo slogan che Cameron ripeteva in continuazione a proposito dei vari tipi di scappatoie esistenti per non pagare le tasse nel Regno Unito. Il Cancelliere dello scacchiere ombra John McDonnell dice che la fiducia dei cittadini nel premier è stata «erosa in modo significativo». La First Minister scozzese e leader dello Scottish National Party Nicola Sturgeon sostiene che il premier «ha dato l’impressione di voler nascondere qualcosa negli ultimi giorni».

Non solo dunque Cameron deve mostrare trasparenza, ma per lei tutto il sistema fiscale britannico deve essere rivisto alla luce di questo scandalo. «Moralmente vergognoso» è definito l’operato di Cameron pure dal leader liberal-democratico Tim Farron. il Guardian ha pubblicato una lista di 10 domande cui Cameron dovrebbe rispondere. Il Financial Times ha rivelato gli interventi di Cameron in sede Ue, per favorire scappatoie pro-elusione. Il Times considera particolarmente imbarazzante che le quote di quella società che Cameron ha riconosciuto di aver posseduto, e almeno parte dell’eredità ricevuta in seguito dal padre morto nel 2010, sembra siano sfuggite al fisco di Sua Maestà. All’inizio, queste critiche non contemplavano la richiesta di dimissioni. Ma lo slogan è stato lanciato via Twitter dalla talpa del Datagate Edward Snowden via Twitter, e dopo essere stata citata dal Guardian on line è stata ora ripresa da vari deputati laburisti, secondo quanto comunicato dal Daily Mirror. E il deputato laburista John Mann chiede per lo meno un’indagine da parte della Commons Standards Commissioner.

Il tutto, lo si è già ricordato, nel momento in cui lo sforzo di Cameron per orientare il referendum su Brexit verso il no sembrava iniziare a raccogliere i suoi frutti. È lo stesso sindaco di Londra Boris Johnson a trovarsi in prima linea in una campagna per Brexit che in caso di vittoria lo porterebbe a sfidare la leadership di Cameron sul partito. E proprio Johnson ha attaccato duramente la distribuzione a 27 milioni di famiglie di un opuscolo governativo di 17 pagine per spiegare i vantaggi del rimanere in Europa. «Un assoluto spreco di soldi che non servirà a nulla», lo ha definito. Al volantino, costato 11 milioni di euro, ha risposto subito una petizione di protesta che in pochissimo tempo ha raccolto 100.000 firme.

di Maurizio Stefanini

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • babbone

    09 Aprile 2016 - 17:05

    mandiamo al macero l'euro e prendiamo i "sesterzi" .

    Report

    Rispondi

blog