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Popolare Vicenza, pioggia di cause: così gli azionisti vanno alla guerra

Popolare Vicenza, pioggia di cause: così gli azionisti vanno alla guerra

Una feroce disillusione per una forchetta di prezzo dal magro pasto (tra 0,1 e 3 euro, due valori lontanissimi dai 62 euro di due anni fa), per la beffa di un’azione di responsabilità irrealizzata, per una banca svenduta.

Ci sarà un motivo se, soprattutto dal Friuli -dove la Pop di Vicenza ha assorbito la Popolare Udinese- si stanno infiammando una trentina di cause contro la banca veneta. «Dieci sono clienti grossi, coinvolti per somme dai 500mila ai 3 milioni di euro, vogliono sostenere la nullità dei finanziamenti integrali, azzerare le operazioni a base di finanziamenti vietati per l’acquisto di proprie azioni e di assurdi patti di riacquisto orali» afferma Massimiliano Campeis, dello studio legale omonimo che cura la vendetta degli azionisti frodati, in una sorta di class action rateizzata.

«Altri venti clienti sono vecchiette, artigiani, commercianti invischati in operazioni superiori alle loro forze...». Ci sarà un motivo, se anche a Vicenza, i tentativi di accordi stragiudiziali con i professionisti -avvocati, commercialisti, perfino magistrati- sono quasi tutti falliti; ed ora la banca finirà in tribunale. Ci sarà un motivo, se il sentiment di azionisti, obbligazionisti secondari e correntisti della Pop Vicenza sia quello dell’alto tradimento verso un istituto che fu l’apparato cardiocircolatorio del sistema Nordest. E dire che, fino a qualche giorno fa, Francesco Iorio, il nuovo ad della banca, s’era consumato in piccoli, cocciuti road show nel cuore della «Vicenza che conta». L’uomo della Provvidenza, aveva avvicinato professionisti danarosi e imprenditori, a gruppi di venti. E, per spingerli all’aumento di capitale, aveva assicurato che egli stesso avrebbe sottoscritto l’aumento: «Tranquilli, le nostre previsioni ci dicono che la forchetta di prezzo sarà tra i 2 e i 4 euro...». Infatti, poi, s’è visto.

La tempesta delle cause sta arrivando. E la colpa è di una banca che, nonostante le denunce in Procura, non ha mostrato un briciolo di autocoscienza...

di Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • 02 Giugno 2016 - 15:03

    Perchè per queste banche non si spendono paginate di giornale come nel caso Etruria,è forse che non c'è il padre della Boschi?

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