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La nuova legge

AirBnb, come evitare brutte sorprese. La svolta: perché diventa più sicuro

AirBnb, come evitare brutte sorprese. La svolta: perché diventa più sicuro

Il futuro è nella sharing economy? Sembrerebbe proprio di sì. Oggi si può condividere virtualmente ogni cosa: un posto per dormire con AirBnb, un passaggio in macchina con BlaBlaCar, una cena in casa con Gnammo. Il mercato globale della sharing economy fa girare decine di miliardi di dollari e solo in Italia ci sono 120 piattaforme di scambio. Il settore ha raggiunto proporzioni tali da attirare l’attenzione dei legislatori.

La legge - Il 3 maggio inizierà l’iter alla Camera una proposta di legge, firmata da un’ottantina di parlamentari bipartisan, che distingue chi usa le piattaforme di sharing economy come hobby, o al massimo per arrotondare, da chi invece ci fa veri e propri affari, dando così più garanzie a chi approccia l’economia della condivisione e rendendo gli introiti visibili al Fisco. La norma istituisce una nuova figura giuridica: l’utente operatore, chi offre il bene condiviso, e stabilisce che le piattaforme agiscano per lui da sostituto d’imposta, facendo emergere un imponibile finora oscuro. L’extra gettito stimato per il Fisco si aggira sui 150 milioni e potrebbe arrivare fino a tre miliardi nel 2025.

Cosa prevede la norma - È in arrivo per le piattaforme di sharing un apposito registro elettronico gestito dal Garante per la Concorrenza e l’obbligo di presentare all’Autorità uno entro 120 giorni uno statuto da approvare. I pagamenti ammessi, neanche a dirlo, saranno solo elettronici. Non diventano, per il momento, obbligatorie le assicurazioni per gli utenti, ma potrebbero essere inserite nella legge più avanti. La legge si applicherà solo ai “non professionisti” (escluse dunque le piattaforme come Uber che lavorano con imprese e professionisti) e classifica come prestazioni occasionali (e quindi soggette a tasse agevolate al 10 percento) solo chi incassa fino a 10 mila euro l’anno. Gli introiti superiori a questa soglia sono aggiunti ai normali redditi da lavoro, con relative aliquote.

Le critiche – Insorgono in massa i responsabili delle piattaforme interessate. "Rischia di generare confusione - obietta Matteo Stifanelli, responsabile di AirBnb in Italia, - la differenza tra professionale e non si basa spesso su normative regionali molto diverse". "La soglia dei 10 mila euro è troppo rigida - secondo Cristiano Rigon, fondatore di Gnammo, - andrebbe piuttosto definita da specifici interventi di settore". I responsabili delle piattaforme di sharing temono che una legge troppo generale imbrigli il settore. I promotori ribattono che fornisce una base di trasparenza comune.

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