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Il presidente dell'Inps

Boeri all'attacco dei parlamentari: quanto ci costano le loro pensioni d'oro

Boeri all'attacco dei parlamentari: quanto ci costano le loro pensioni d'oro

Da una media di 56mila euro a una media di 33mila euro. Cioè circa 22mila euro in meno: di tanto potrebbe essere sforbiciata la «pensione» degli ex onorevoli se si applicasse il metodo contributivo al posto di quello retributivo. Vale a dire se le regole dei comuni mortali valessero, davvero, anche per i parlamentari. Tito Boeri prende dunque di mira i vitalizi degli ex deputati ed ex senatori: sistema «insostenibile», con una spesa in crescita che porterà a «forti disavanzi» - ossia un buco - «nei prossimi 10 anni».

Libero ha portato alla luce il caso a maggio del 2015. Dopo un anno, si muovono le istituzioni. Quegli assegni, in ogni caso, non pesano direttamente sui conti dell' Inps, ma il presidente dell' istituto di previdenza, ieri in un' audizione in Parlamento, ha messo in guardia tutti, lanciando, di fatto, un allarme rosso.

Vediamo i numeri. Sulla base dei calcoli Inps, il ricalcolo contributivo comporterebbe un taglio del vitalizio nel 96% dei casi. Il vitalizio medio scenderebbe, come accennato, da 56.830 a 33.568 euro. Quello minimo da 26.379 a 2.487 euro. Secondo le informazioni fornite dai parlamentari, Boeri ha ricostruito quanto hanno versato nella storia repubblicana deputati e senatori, a partire dagli emolumenti ricevuti nelle loro cariche parlamentari, come contributi per maturare il diritto al vitalizio. L' istituto ha potuto calcolare i vitalizi erogati nel corso degli anni a partire da questi contributi.

Per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioni nel 2016, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati. «Applicando le regole del sistema contributivo oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori all' intera carriera contributiva dei parlamentari - ha spiegato ieri Boeri - la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%, scendendo a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro l' anno (760 milioni nei prossimi 10 anni)».

Il risparmio annuo potrebbe salire a 200 milioni l' anno se si conteggiassero anche i vitalizi dei consiglieri regionali. Un tesoretto che, secondo il numero uno Inps, potrebbe essere dirottato sul sistema previdenziale nazionale per «finanziare l' Asdi, l' assegno per la disoccupazione, che prevedeva appunto per il 2015 uno stanziamento di 200 milioni per i disoccupati di lunga durata.
La sostenibilità, dicevamo.

Secondo Boeri, nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 500. E poi «ci sono 117 ex-deputati e senatori con lunghe carriere contributive per i quali il ricalcolo potrebbe comportare un incremento del vitalizio».

Un' eccezione incredibile, in un settore sempre difficile da toccare. Tant' è che Montecitorio ha replicato, prima precisando che le considerazioni di Boeri sono «ben note» e poi affermando che le pensioni degli ex parlamentari «gravano interamente ed esclusivamente sui bilanci interni di Camera e Senato, e non dell' Inps».

Tutto questo mentre il governo sta lavorando a un sistema per l' uscita anticipata dal lavoro rispetto all' età di vecchiaia che prevede anche il prestito pensionistico con l' intervento del sistema bancario per evitare che tutto l' esborso anticipato pesi sullo Stato. Il piano dovrebbe essere annunciato con dettagli nei prossimi giorni. Un paio di settimane fa il sottosegretario Tommaso Nannicini aveva fornito prime indicazioni sui soggetti potenzialmente interessati dall' uscita anticipata dal lavoro: «Ci sono tre categorie. La prima è quelle delle persone che hanno una preferenza ad andare in pensione prima, a esempio la nonna dipendente pubblica che vuole accudire i nipotini. La seconda è quella di chi ha necessità di andare in pensione anticipatamente, in quanto ha perso il lavoro e non ha ancora i requisiti d' uscita. La terza categoria sono i lavoratori che l' azienda vuole mandare in pensione prima per ristrutturare l' organico aziendale. Ebbene, si potrebbe provare a creare un mercato di anticipi pensionistici, che oggi non c' è, coinvolgendo governo, Inps, banche, assicurazioni». Obiettivo dell' esecutivo di Matteo Renzi è dare la possibilità ai lavoratori di andare in pensione fino a quattro anni prima del previsto, semmai con una piccola decurtazione sull' assegno, ricorrendo a un prestito, una sorta di mini mutuo, concesso da banche o fondi pensione. Che significa? Il piano, nei fatti, creerà una nuova, sicura categoria di soggetti: indebitati e poveri.

Vale la pena sottolineare che i (teorici) risparmi derivanti da una tosata alle pensioni degli onorevoli (100 o 200 milioni) sono come una goccia nel gigantesco budget della previdenza italiana. Nel 2015, sul bilancio dello Stato, le pensioni hanno comportato una spesa di 258 miliardi a cui vanno aggiunti altri 74 miliardi di prestazioni sociali. Totale: 332 miliardi, sui quali quei 200 milioni inseguiti da Boeri valgono grosso modo lo 0,06%. Come dire che chi vuole rendere più efficiente il nostro sistema previdenziale e mettere i conti in equilibrio deve gioco forza avere idee diverse.

di Francesco De Dominicis

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Commenti all'articolo

  • 19gig50

    06 Maggio 2016 - 12:12

    Bene ma, non basta! Via tutti i privilegi.

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  • mrcinquantatre

    06 Maggio 2016 - 12:12

    Ma perché non si riduce quanto guadagna annualmente sto tizio. Ma si rende conto di quello che dice.

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  • jackmarmitta

    06 Maggio 2016 - 12:12

    bisogna vedere quanto lo la sciano ad andare avanti prima che gli taglino le ali

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  • encol

    06 Maggio 2016 - 12:12

    NON è sufficiente dire BASTA occore recuperare tutto il maltolto a partire dal gradino più alto. QUESTO SI CHIAMA FURTO DI STATO

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