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La mossa dalla banca "rossa"
Bagno di sangue, la decisione

La banca rossa  taglia lavoratori e filiali

L'ultimo aiutino del governo di Matteo Renzi non serve. Per alleggerire i bilanci dalle sofferenze, il Monte dei Paschi deve trovare un' alternativa. E in effetti a Siena ci stanno già pensando. Le norme approvate la scorsa settimana a palazzo Chigi, ha spiegato ieri l' ad di Rocca Salimbeni, Fabrizio Viola, «sono concentrate soprattutto sul recupero dei crediti deteriorati più recenti» e lo stock dei prestiti non rimborsati di Mps non ne trarrà particolare beneficio. Di qui l' idea di lavorare alla creazione di una piattaforma per la gestione dei suoi non performing loan. Un progetto complesso, portato avanti con gli esperti di Mediobanca per realizzare una «piattaforma in parallelo, facendo ricorso sia alle garanzie sulle cartolarizzazioni», già messe sul tavolo da palazzo Chigi a febbraio (le Gacs), sia al fondo Atlante (anche se è «presto per stimare l' opportunità»). La banca vuole «raggiungere un accordo con un fornitore di servizi per gestire il recupero dei crediti deteriorati che rimangono sui conti della banca». Non solo: Mps (ieri + 4% a piazza Affari) punta pure a un piano di cessione diretta dei crediti deteriorati.

Al momento è prevista la cessione di crediti deteriorati per 1 miliardo di euro nel 2016, 1 nel 2017 e 1,5 nel 2018, « ma vorremmo arrivare a cifre superiori» ha precisato Viola. Il piano messo a punto dall' amministratore delegato è una sorta di spezzatino. Una svolta, sul fronte sofferenze, è più che mai indispensabile. La impongono i numeri. I crediti deteriorati lordi sono arrivati, alla fine del primo trimestre 2016, a quota 47 miliardi, in aumento di 377 milioni rispetto alla fine del 2015. Nel trimestre precedente erano cresciuti di 414 milioni di euro. Mentre i crediti deteriorati netti del gruppo si sono ridotto, tra gennaio e marzo, di 85 milioni a 24 miliardi: «Siamo nella direzione giusta» ha commentato il top manager nel giorno in cui sono stati presentati i risultati. Cioè un utile di 93,2 milioni, in calo rispetto ai 143 milioni dello scorso anno, ma nettamente superiore alle previsioni. I ricavi totali si portano a 1.186 milioni, in flessione del 13,7%. Migliora leggermente il patrimonio netto a 9,7 miliardi con il «cet 1» (il principaleparametro che misura la solidità delle banche ) all' 11,7% in lieve riduzione rispetto a fine 2015. Per risparmiare, la banca continuerà a lavorare con la riduzione delle filiali (350 saranno tagliate) e gli esuberi (a casa 2.500 lavoratori).

Frattanto, torna sotto i riflettori la questione dei derivati Alexandria. Secondo l'avvocato Paolo Emilio Falaschi, legale dei piccoli risparmiatori nel processo in corso a Milano, «un' ispezione di Banca d' Italia, iniziata il 27 nel settembre 2011 e terminata nel 9 marzo 2012, inviata anche a Consob, chiarisce che Alexandria era un derivato. I tre miliardi di buoni del Tesoro, entrati nell' attivo della banca, non erano quindi mai stati acquistati. Tutti i bilanci, a partire dal 2012, sono perciò non veritieri: gli aumenti di capitale non potevano essere fatti ed i Monti-bond non potevano essere richiesti».

di Francesco De Dominicis

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