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C'è un modo per salvare la tua pensione: cosa devi fare, la scelta

C'è un modo per salvare la tua pensione: cosa devi fare, la scelta

La dura realtà dice che andremo in pensione con un assegno più basso di quanto immaginato. Lo si deduce dal risultato del sondaggio promosso dall' Inps che ha accompagnato la consegna delle prime 150mila buste arancioni, dove l' istituto di previdenza comunica l' anno previsto del pensionamento e l' importo stimato del vitalizio. Il 40% di quanti hanno ricevuto la lettera era convinto di essersi guadagnato, o sarebbe riuscito a guadagnare, un assegno più ricco. Il 65% si è reso conto di aver sbagliato i calcoli. E questo nonostante sia partita ormai da tempo una campagna di sensibilizzazione per spronare i lavoratori a costruirsi una pensione integrativa, perché quella elargita dallo Stato sarà sensibilmente inferiore all' ultimo stipendio che precede il ritiro dal mondo del lavoro. Soprattutto per le generazioni più giovani, perché a partire dal 2012, la pensione si calcola con il metodo contributivo: tanto hai versato, tanto prenderai, considerando una rivalutazione legata alla crescita del Pil, all' inflazione e alla speranza di vita. La penalizzazione per le generazioni di mezzo viene temperata dal metodo contributivo, vale a dire il metodo di calcolo che tiene conto degli ultimi stipendi, in genere più ricchi, ma il taglio c' è comunque. La campagna di sensibilizzazione non sembra però aver ancora centrato l' obiettivo.


Nel 2015, anno in cui la sola cosa che sembrava crescere a doppia cifra era la paura per il futuro, ben 7,3 milioni di italiani risultavano iscritti a un fondo complementare con un incremento rispetto all' anno precedete - dice Covip, la commissione di vigilanza del settore - del 13,4%, pari a 860 mila persone. La crescita maggiore riguarda i fondi chiusi, coè quelli dedicati a una determinata categoria: +27,3%. Ma nella quasi totalità dei casi, l' incremento è dovuto al meccanismo di adesione automatica al fondo di settore "Prevedi" stabilito dal contratto degli edili.  Eppure, se non ci si vuole trovare a 70 anni con una pensione quasi dimezzata rispetto all' ultimo stipendio, è meglio darsi una mossa: più tardi si inizia, maggiore sarà l' importo da versare per raggiungere un determinato obiettivo. MF-Milano Finanza ha commissionato a Progetica, società di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria, una simulazione di pensione integrativa: quanto è necessario versare ogni anno, per avere all' età del pensionamento un assegno integrativo mensile di 250 oppure di 500 euro. Progetica ha raggruppato sette fasce d' età, da 25, cioè l' anno in cui ipotizza l' inizio dell' attività lavorativa, a 55 anni e ha preso in esame due ipotesi di previdenza complementare, garantita o bilanciata (più rischiosa della prima). Dai calcoli emerge che un giovane neo assunto dovrà versare 1.331 euro all' anno, quasi 111 euro al mese, per potersi assicurare, con la linea garantita, un assegno di 250 euro al mese in aggiunta alla pensione Inps quando avrà raggiunto l' età del ritiro dal mondo del lavoro, vale a dire 71 anni e un mese. L' importo è attualizzato in base a ipotesi statistiche (crescita del Pil medio stimato, ecc.) e quindi l' importo che incasserà peserà, probabilmente, quanto 250 euro di oggi. Dovesse scegliere la linea bilanciata, il versamento sarà inferiore (746 euro all' anno, poco più di 62 euro al mese) ma aumenta il rischio di non riuscire a raggiungere l' obiettivo di 250 euro aggiuntivi di rendita.


Ben diverso il discorso per un 55enne. Avendo meno tempo per versare, con il ritiro previsto a 67 anni e 10 mesi e un' età anagrafica maggiore, la "tassa" annuale da pagare per ottenere i 250 euro aggiuntivi balza a quasi 5.600 euro all' anno per la linea garantita e 4.800 per quella bilanciata. Se raddoppia l' obiettivo che si vuole raggiungere (500 euro) praticamente raddoppia il budget che dovrà dedicare alla previdenza complementare. Ultima considerazione. Nel numero di Milano Finanza di ieri viene pubblicata una tabella che sintetizza i rendimenti dei fondi pensione confrontati con il Tfr lasciato in azienda. I fondi pensione negoziali, quelli "chiusi" dedicati a specifiche categorie di lavoratori, hanno reso negli ultimi nove anni sempre più dell' interesse dato dall' azienda, con l' eccezione del 2008 (-6,3%).

Antonio Spampinato

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Commenti all'articolo

  • aifide

    09 Maggio 2016 - 19:07

    Si sono dimenticati di dire che questi sono investimenti a rischio!

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  • vagabondo75

    vagabondo75

    09 Maggio 2016 - 16:04

    prendo in esame il "discorso" per un 55enne. Dovrebbe versare per 12 anni e 10 mesi contributi complementari per un totale di € 71.866,66. Quindi prenderà € 250 al mese dal 68° anno, praticamente se "campa" fino a 93 anni, riuscirà a riprendere soltanto il....versato! ( 71.866,66 :250= mesi 287,47 = anni 24...., DICO ANNI 24! Cose da pazzi......!

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  • drillo55

    09 Maggio 2016 - 14:02

    Per la pensione stanno votando per dare i tiket più vitto e alloggio gratis in campeggio scelta mare , montagna o campo santo.

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  • EhEhEh

    09 Maggio 2016 - 12:12

    L unica via e' votare Salvini che come prima azione di governo cancellera' la legge Fornero, tra l altro la Lega aveva anche raccolto le firme per il referendum,unico partito, ma come al solito i boiardi di stato hanno detto che non si poteva fare il referendum!Schifosi!!!!!

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