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Quale futuro

Una svolta clamorosa. Benetton, fine di un impero: cosa accadrà agli Autogrill

Una svolta clamorosa. Benetton, fine di un impero: cosa accadrà agli Autogrill

È stato, assieme alla Luxottica di Leonardo Del Vecchio, il simbolo del terzo capitalismo, ruggente e innovatore, del Nord Est. Poi, nella stagione delle privatizzazioni, il gruppo Benetton è emerso quale potenza nel mondo delle utilities assicurandosi il controllo delle autostrade ed allargando la sua sfera di influenza nel mondo dei servizi, dagli aeroporti alle grandi stazioni, fino a dar vita ad una delle poche leadership tricolori nel mondo, grazie ad Autogrill.

E adesso? L’aria è cambiata. Si parla di vendite e di valigie pronte pronte per l’estero. «Stiamo guardando parecchie cose, ma non c'è niente di preciso». Prende tempo Gilberto Benetton, a capo di uno dei pochi gruppi italiani di dimensioni internazionali e, cosa ancor più rara, con una solida posizioni finanziaria. Qualcosa si farà. Di certo, alla larga dalle banche. «Non siamo mai stati richiesti ufficialmente - risponde Gilberto - ma se ce lo domandassero diremmo assolutamente di no, perché non è chiaro il futuro di quel mondo».

Si è aperta, insomma, la stagione della manutenzione dell’impero. Della vendita, almeno in Italia. Autogrill a parte per adesso in stand by. Non nascondono la loro delusione gli operatori di Borsa che puntavano su un grande accordo globale per Autogrill. «Abbiamo avuto incontri in passato - ha rivelato Benetton ieri in assemblea - ma sono pochi i gruppi che si possono combinare con noi». E così, almeno per i prossimi 12-18 mesi il futuro di Autogrill sarà fatto di piccole cessioni e acquisizioni nell’ambito di una revisione dei vari canali di attività in linea con la recente cessione delle attività di ristorazione nelle stazioni ferroviarie in Francia. «Non sarà l’ultima uscita di quest’anno - ha spiegato l'ad di Autogrill Gianmario Tondato da Ruos - perché stiamo facendo un’operazione di revisione. Al contempo - ha aggiunto - cercheremo di fare delle acquisizioni, magari piccole da 50-70 milioni, ma che hanno molto senso per il nostro business».

La logica è però più marcata per le altre province dell’impero, a partire da aeroporti e autostrade. Con un’avvertenza: la crescita, quando possibile, deve avvenire oltre i confini del Bel Paese. «Un’eventuale cessione di quote sia di Aeroporti di Roma che di Aspi è finalizzata a investire all’estero, principalmente sul mercato degli aeroporti e su quello delle autostrade, parlo di Sudamerica e non solo», ha spiegato Benetton a margine dell’assemblea di Autogrill. La cessione deve essere ben ponderata, ha aggiunto Benetton sottolineando che è spesso più facile vendere che non acquisire, anche a causa della forte concorrenza. A chi venderà la quota di Adr non si sa. Però c’è una strana coincidenza: nel cda di Aeroporti di Roma c’è Monica Mondardini da poco presidente non operativo. Chissà che l’acquirente non possa essere De Benedetti. Di sicuro, il leader del gruppo di Ponzano Veneto, alla vigilia di una complessa staffetta tra le generazioni, ha tracciato lo scenario del futuro prossimo: nessuna avventura italiana, anche perché non si vedono grandi opportunità mentre le insidie, soprattutto in banca, sono tante e imprevedibili. La rotta passa da un rafforzamento delle posizioni nel mondo. Senza dimenticare le origini: la United Colors che «ha avuto qualche problemino negli anni passati e ora stiamo cercando di migliorare». Sebbene non si capisca se il miglioramento possa passare da una cessione. Magari a Uniclo.

È un piano giudizioso e scettico sulle prospettive dell’economia italiana cui forse, più dei capitali, manca lo «spirito animale» dei nuovi Benetton, capaci di imitare l’esempio della famiglia.

di Ugo Bertone

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Commenti all'articolo

  • filen

    filen

    28 Maggio 2016 - 10:10

    Cari banchieri e ladroni vari se pensate di fregare gente come Benetton che sono partiti dal garage di casa a suon di sacrifici tanto lavoro beh mettetevi pure il cuore in pace e cambiate allocchi

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