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Salame sugli occhi

Brexit, tutta la stupidità dei tedeschi: l'Europa è fallita, ma non lo capiscono

Brexit, tutta la stupidità dei tedeschi: l'Europa è fallita, ma non lo capiscono

Nelle tante analisi della Brexit non mi sembra sia stato rilevato il punto principale: il progetto unionista, definito dal Trattato di Maastricht, è fallito. Pertanto una logica (geo)politica razionale e realistica dovrebbe prendere atto che questo modello federatore degli europei non funziona e predisporne uno nuovo, prima che l’implosione del primo comprometta l’applicazione del secondo. Con questo in mente devo imputare di «imbecillità politica» Schäuble. Il reato: ha avvertito il Regno Unito che in caso di exit non si aspetti un nuovo trattato di associazione con l’Ue con formula privilegiata mentre il modo migliore per minimizzare i danni di questa eventualità per tutti è proprio quello di avviare subito, in caso, i negoziati di un trattato di libero scambio che preservi la fluidità doganale, rinforzato dall’adesione a regole comuni in materia di standard. In sintesi, reagire all’eventuale exit britannico con un nuovo trattato di associazione economica che, di fatto, emula l’adesione al mercato unico, manterrebbe le cose come stanno in una configurazione più flessibile adatta alla sensibilità inglese e allo stesso tempo utile agli altri europei. Da un lato, in fase di campagna referendaria tale soluzione non può essere detta.

Dall’altro, ritengo «imbecillità politica» il metterla in dubbio, perfino evocando una sorta di vendetta contro il pronunciamento di una democrazia. Per inciso, questo è il punto che innervosisce i mercati: non riescono a capire quale formula di ri-associazione al mercato europeo sarà concessa a Londra, in caso, e se. Schäuble dice le cose che Merkel non può dire. Berlino sta reagendo con violenza dissuasiva all’ipotesi che 7 delle 10 nazioni non euro si chiamino fuori dalla Ue se vedessero il precedente di un’uscita con rientro immediato attraverso un trattato di associazione economica privilegiato. I baltici, in particolare, potrebbero essere tentati dall’opportunità. In tale scenario baltici ed europei orientali si aggancerebbero all’America che è molto più credibile della Germania per difenderli dalla pressione russa. Berlino conterebbe molto meno perché l’America s’insedierebbe come potenza intraeuropea e un’Europa germanocentrica più piccola non le permetterebbe una posizione G3 alla pari con America e Cina. La conseguenza sarebbe di dover abbandonare il neutralismo mercantilista e di associarsi all’America per difetto di potenza, perdendo così la facoltà di esercitare quel signoraggio economico dato dal controllo monopolista sulla regione europea occidentale. E ha il terrore che l’Eurozona si frammenti perché se tornasse al marco la svalutazione delle altre monete distruggerebbe l’industria tedesca. In sintesi, posso capire la paura tedesca.

Ma a questa paura una nazione adulta dovrebbe reagire sostenendo un meccanismo di rifederazione positiva più adatto alla realtà e non arroccarsi a difesa di uno che non funziona e sta implodendo: a) un’Eurozona a 18 nazioni con modello più flessibile e non depressivo; b) la possibilità per le altre nazioni non euro di uscire dalla Ue e riassociarsi con trattati economici privilegiati senza escludere l’adesione futura all’euro stesso; c) un’area di nazioni associate all’Eurozona attraverso trattati economici meno privilegiati, ma funzionanti, per esempio fatta da nazioni balcaniche, la Russia, la Turchia. In sintesi, la soluzione rifederatrice è quella di riesumare una Comunità europea multilivello attorno al nucleo dell’Eurozona: più capacità di espandersi e di fare mercato, considerando che lo spazio europeo va da Lisbona a Vladivostock, e che in questo scenario l’America avrebbe molti più motivi per associarsi all’Europa, entro un G7 «di governo», che quelli dati dal tentativo di Germania e Francia di farsi il loro piccolo euroimpero. La riassociazione di Londra in caso di exit apre questo scenario: la Germania, con pensiero chiuso e ottuso, mostra di preferire il dominio su un’Europa piccola e in crisi piuttosto che salvarla favorendo un progetto di espansione economica e geopolitica. Probabilmente Brexit non ci sarà, ma il tema qui abbozzato è ormai sul tavolo e implica nuovo pensiero strategico anche per Roma.

di Carlo Pelanda

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    15 Giugno 2016 - 07:07

    4 ubriaconi hanno passato 60 anni per costruire e formare un merdaio...Una scurreggia in faccia a loro ed una pernacchia a Mortadella.Avete fallito.

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  • carlex

    13 Giugno 2016 - 12:12

    L'Europa e' Fallita dall'inizio! Lo spiega anche il Gran Down di R. PRODI che ci ha fatto fottere per bene attestando il cambio della Lira a 1936,27 e rubandoci il futuro.. (grandissimo c@rnuto!!).. Adesso l'inghilterra ci dara' il colpo di grazia! Noi saremmo dovuti uscire gia' da tempo, invece abbiamo creduto ai Tecnici Sinistri Monti,Napolitano,Letta e cricca Renzi che ci hanno solo MASSACRATO!

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  • gosel

    12 Giugno 2016 - 18:06

    Per forza, i tedeschi hanno basato la loro fortuna sull'europa rafforzandosi sulle debolezze e sulle crisi degli altri vedi Grecia. La loro strategia è quella di comandarci tutti e di renderci sempre più deboli a favore della loro crescita, basta vedere come è stata creata la moneta unica con un rapporto di cambio favorevole solamente alla Germania. È ovvio che adesso temano l'uscita della Gran Br

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  • zefleone

    12 Giugno 2016 - 17:05

    Personalmente mi auguro che gli inglesi usino l'intelligenza per andarsene da un carrozzone senza alcun significato reale.

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