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Verso il disastro

Bail-in a raffica, conto prosciugato: le banche che possono crollare

Bail in  a raffica e conti correnti prosciugati. Quali sono le banche che ti tolgono i soldi

A tratti sembra di trovarsi nei mezzanini del metrò, a fine anni '80. Quando imperversavano i furbastri lesti che facevano il gioco delle tre carte. Con la differenza che quelli erano truffatori, ma con le idee chiare. Oggi invece la politica fa girare i numeri, crea confusione e generalmente non sa che pesci pigliare. Così le banche italiane, che nel dopo Lehman Brothers non furono ricapitalizzate con i soldi pubblici, oggi soffrono la tempesta perfetta e rischiano di trasformarsi in quella stessa leva che nel 2011 - sotto il nome di spread - contribuì a scardinare il governo Berlusconi.

Dunque è inevitabile, la politica a brevissimo si troverà di fronte a un bivio. Da un lato, potrà far scattare il bail-in nella sua forma più aggressiva. Ovvero prima che le banche falliscano potranno assorbire una parte del debito emesso e trasformarlo in capitale. Esattamente come è successo in Olanda e in Portogallo. In pratica, un bel giorno i sottoscrittori di obbligazioni bancarie potrebbero svegliarsi con tante azioni in mano (dal valore decisamente prossimo allo zero virgola) e niente bond. Una botta enorme che sconvolgerebbe il Paese fino al midollo, se si tiene conto che un piccolo crac come quello di banca Etruria e di altri tre istituti ha tenuto in scacco la nazione per diversi mesi.

L'altra strada da percorrere sarebbe invece un ritorno al denaro pubblico o para-pubblico. In sostanza una sorta di nazionalizzazione sotto altra forma o sotto altro veicolo. Magari con la creazione di un fondo Atlante bis con una dotazione da 40 miliardi, provenienti da fondi pensione e altre casseforti, destinata a ricapitalizzazioni di massa dell' intero comparto bancario che ieri si è dimostrato ancora una volta la maglia nera dei listini Ue.

Dopo la sforbiciata del 12% di venerdì scorso, Piazza Affari il listino ha tentato una reazione, segnando un rialzo dell' 1% nella prima mezz' ora di contrattazioni, ma subito dopo è andato in negativo senza più riprendersi. Il clima si è fatto più pesante nel pomeriggio, con lo spread che è tornato a salire (per poi chiudere a 154 punti) e parecchie banche e titoli finanziari sospesi per ribasso, sui timori di una contrazione dei margini. Monte Paschi ha perso il 13,34%, Intesa il 10,92%, Mediobanca il 12,77%, Unicredit l' 8,09%. Bpm è sul 7,18% e Banco Popolare -6,20%.

Così in mezzo alla tempesta il governo ha pensato bene di smentire le voci della possibile nazionalizzazione. «Nessun intervento pubblico a sostegno delle banche in difficoltà: non c' è un caso Italia», ha detto il sottosegretario all' Economia Pier Paolo Baretta che ha smentito le indiscrezioni di un piano allo studio da parte del governo per sostenere gli istituti di credito se gli effetti della Brexit dovessero perdurare. «Non siamo in una situazione di emergenza» e «non vedo alcuna ragione per un intervento pubblico», ha chiarito Baretta, aggiungendo: «attendiamo di vedere gli orientamenti europei perché è una situazione che riguarda tutti i Paesi europei in seguito al Brexit».

Come dire: l' Italia al momento si limita a monitorare la situazione senza allarmismi. Parole simili a quelle dette da Boris Johnson in piena caduta libera della sterlina. Con la peculiarità che Roma al momento attende e spera che sia l' Europa a toglierci le castagne dal fuoco. Il ragionamento è semplice: la Brexit è un ciclone che ha colpito tutti quindi serve una riflessione europea su come gestire questo nuovo corso dell' Ue a 27, senza Gran Bretagna. Il premier Matteo Renzi ha provato a mettere una toppa e sollecitato sul problema banche ha detto: «Tutto ciò che servirà a dare tranquillità e fiducia ai cittadini sarà oggetto di interesse delle istituzioni europee e del governo italiano in un quadro di leale collaborazione». Il problema è che se i capitali sono finiti, adesso si stanno esaurendo anche le parole. I mercati chiedono fatti e denaro fresco, che sia pubblico o privato è uguale.

di Claudio Antonelli

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Commenti all'articolo

  • fbarbaro58

    05 Luglio 2016 - 16:04

    Ogniqualvolta una entità o azienda o banca viene gestita da persone, spesso nominate dai partiti, che non rischiano i capitali propri e che non devono dare conto a nessuno, finisce sempre male e alla fine a rimetterci è lo stato se interviene lo stato (cioè noi) oppure i risparmiatori. A a chi sono stati prestati tutti questi miliardi di crediti considerati inesigibili?

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  • akille44

    29 Giugno 2016 - 12:12

    Si dice se ! Sa di socialismo .chi se ne frega.Il problema e' che, come ha detto Kerry, non abbiamo una Lira.Quindi chiediamo ai ns partner di prestare soldi salva stati e poi? Fare conto della serva, cioe' ; Via senato, a casa tutti.Camera? A casa 50%. No indenizzi, bonus ,buone uscite ecc.no.Non ci son soldi.Poi ridurre del 30 % apparato statale Barcone inutile e parassita.Guerra totale ad evas

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  • bettym

    29 Giugno 2016 - 12:12

    I problemi delle banche hanno davvero rotto!!! I miei problemi li devo risolvere da sola...e non interviene né lo Stato né gli altri cittadini!! quindi, invece di dare stipendi stellari ai presidenti di qualsiasi banca, che siano più oneste, più oculate e meno ladre!!! a breve risolveranno i problemi..e certo è che non devono pagare i correntisti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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