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Il rapporto Fmi-Ocse

Non devi pagare un quinto della tasse. Le carte che svelano la verità sul Fisco

Non devi pagare un quinto della tasse. Le carte che svelano la verità sul Fisco

Ci volevano le relazioni del Fondo Monetario e Ocse per portare anche il sempre cauto ministro delle finanze italiano Pier Carlo Padoan ad ammettere quel che gli italiani sanno benissimo da tempo: "La quantità di debito discale in italia - hanno scritto gli organi internazionali - è eccezionalmente alta". I dati che emergono dall'analisi del rapporto descrivono un vero e proprio inferno fiscale per il contribuente italiano. Solo a settembre scorso, il malloppo portato a casa dall'Agenzia delle Entrate ammontava a 756 miliardi di euro. Di questi però, e qui la mosca del tartassato salta davvero al naso, non tutti dovevano lasciare le nostre tasche per andare nelle casse dello Stato: "Sono computati circa 180 miliardi di debiti fiscali non dovuti che equivalgono al 22% dell'ammontare complessivo".

Detto più semplicemente ogni cinque euro che il contribuente italiano versa allo Stato, uno è preteso indebitamente. La magra consolazione arriva dall'analisi del periodo tra il 2010 e il 2014, quando questo dato è calato del 10%. La triste realtà però dice che quel regalo non dovuto difficilmente sparirà del tutto. Il rapporto Fmi-Ocse, aggiunge il Giornale, lo dice chiaramente: "quando, ad esempio, una sentenza decide a favore del contribuente oppure quando un debito fiscale è stato in realtà già pagato dal contribuente o per errori nella procedura di accertamento che ha portato all'emissione del ruolo" quindi l'arrivo nelle mani di Equitalia. Per questo conclude l'Ocse: "la richiesta di pagamenti indebiti inficia drammaticamente la fiducia dei cittadini nella correttezza e affidabilità dell'intero sistema fiscale".

L'idea che esistano pagamenti non dovuto a favore del Fisco già dovrebbe rovinare l'umore pessimo del contribuente italiano. Ma il rapporto rincara la dose e prova a farlo irritare del tutto, lamentando che le autorità italiane fanno ancora troppo poco per colpire l'evasione dell'Iva, dalla quale mancano circa 30 miliardi di euro. A farla franca così sono ancora una volta i furbetti della fattura e dello scontrino. 

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