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"Italia ridotta in miseria da Berlino": chi è l'uomo che ha previsto tutto

"Italia ridotta in miseria da Berlino": chi è l'uomo che ha previsto tutto

Sta per compiere vent' anni (uscì sul numero di settembre/ottobre 1996 di Foreign Affairs) un articolo di Rudiger Dornbusch che merita oggi attenta rilettura. L' autore sta all' economia più o meno come il Castiglioni Mariotti sta al latino: il suo manuale scritto con Fischer è stato il primo testo su cui si sono formati milioni di studenti, anche italiani, per lustri.

Il saggio in questione ("Euro-fantasies: Common currency as panacea", tradotto di recente dal blog Vocidallestero) riguarda l' unione monetaria europea, che sei anni dopo avrebbe portato all' euro.

Dornbusch anticipa tutti i punti critici: «I potenziali partner che non presentano conti inattaccabili - Francia, Italia, Spagna - credono che sia una cura miracolosa per la finanza pubblica, ma al tempo stesso vacillano per via della morsa dei parametri di Maastricht», il cui controllo è in mano a «bureaucratic bean counters» (burocrati conta fagioli).

C' è tutto, compreso un destino per Dornbusch già segnato: «Lo scenario più probabile è che l' unione si faccia, ma non metterà fine ai problemi valutari europei né risolverà la sfida del benessere. Le euro-fantasie dipingono l' Unione come una panacea, o come la pietra miliare nella realizzazione di un' Europa magnifica sul piano politico, culturale, economico, sociale... Non trattenete il respiro», sogghigna amaro.

L'asse anti-Italia - L' economista dà all' asse franco-tedesco la responsabilità di aver trasformato l' unione monetaria «da improbabile cattiva idea a cattiva idea che sta per diventare realtà. L' alta disoccupazione, la bassa crescita, il disagio di uno stato sociale non più sostenibile: questi problemi hanno trovato una nuova speranza di soluzione in una sciagurata scommessa sulla moneta comune. Ma lo sforzo per raggiungerla si sta aggiungendo ai costi di un' Europa già mal amministrata».

Un percorso che «potrebbe essere ricordato come una delle battaglie più inutili della storia europea». La delusione annunciata avrebbe preso il nome di austerity, necessaria ad aggiustare le bilance commerciali a suon di sberle alle domande interne dei paesi debitori: «La combinazione di politica monetaria restrittiva e tagli di bilancio inevitabili suggeriscono tempi duri a venire per l' Europa».

Dornbusch ha chiaro il caso del nostro paese, si direbbe più dei nostri governanti: «L' Italia, con la sua moneta sottovalutata, pone un altro problema. La Francia vuole Roma dentro, così che un ulteriore deprezzamento competitivo della lira diventi impossibile. Ma una volta dentro, con una moneta sopravvalutata, il paese sarà presto di nuovo nei guai, come nel 1992 quando la sua valuta fu attaccata».

Con sei anni di anticipo sull' adozione dell' euro Dornbusch scrive che «l' Italia è sicuramente fuori dalla lista dei primi candidati all' unione monetaria, anche se le industrie tedesca e francese vogliono mettere la concorrenza italiana all' angolo impedendo la svalutazione».

Senza grossi guizzi oltre all' applicazione della dottrina economica, nel '96 scrive che «qualunque cosa abbia convinto nel '91 i leader europei a vedere nella moneta uno strumento di integrazione politica, fu una scelta sbagliata».

Il lavoro - Pressoché perfetta, poi, la descrizione delle conseguenze sul mercato del lavoro: «L' Europa, governata da una valuta, andrà meglio? I francesi rispondono di sì: senza svalutazioni, l' Italia non potrà più rubare posti di lavoro francesi. Ma l' entusiasmo si basa su un errore, perché è in questione il tasso reale di cambio: se il tasso di cambio nominale non può cambiare, lo farà quello reale. Saranno salari e prezzi a fare il lavoro sporco».

Ovvero disoccupazione e deflazione, il nostro presente. La fotografia di Dornbusch è netta: «La critica più grave all' Unione monetaria europea è che, cancellando gli aggiustamenti dei tassi di cambio, consegna al mercato del lavoro il compito di regolare la competitività e i prezzi relativi».

L' articolo non sottovaluta la prospettiva politica. Così smonta l' equazione per cui euro ed Europa siano sinonimi: «La creazione di un' unione monetaria europea non è parte naturale del processo di regolazione della sovranità a favore di un' Europa più integrata». Dornbusch spiega che la Bce non avrebbe potuto che essere una super Bundesbank, cosa che è sfuggita all' epoca a troppi «con gli euro-occhiali rosa».

Così si chiude questo saggio breve che ha fatto la storia dell' economia: «Se mai c' è stata una pessima idea, questa è l' unione monetaria».

Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    17 Agosto 2016 - 05:05

    Io al contrario,essendo a contatto con certi ambienti, ho avuto modo di leggere gli esiti di una riunione di un grosso gruppo industriale.....Già nel 2000 oltre a prevedere i nefasti risultati europei parlavano già di de-localizzare.

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  • erregalbiati

    27 Luglio 2016 - 22:10

    Si direbbe che anche Parigi (come sempre) ci abbia messo del proprio! Ma come ci amiamo.

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